La vittoria di Joe Biden alle presidenziali Usa in novembre e la sua entrata in servizio, non senza scossoni, il 20 gennaio avevano fatto sperare in una nuova stagione per gli investitori che scelgono di puntare su asset sostenibili, sull'Esg (environmental, social and governance, ovvero ambiente, sociale e governance). Biden ha mantenuto la sue promesse segnando una decisa discontinuità rispetto a chi lo aveva preceduto alla Casa Bianca. Il ritorno degli Usa nell'Accordo di Parigi, la cancellazione dell'oleodotto Keystone Xl, la creazione di posizioni nel suo team dedicate esclusivamente al tema del clima: sono sole alcune delle mosse del presidente Usa. Eppure, sui mercati azionari questo cambio di tendenza non si è concretizzato in guadagni per i titoli green.

Rendimenti inferiori per Esg non sono una tendenza negativa

A livello globale, per esempio, l'Msci Acwi Sustainable Impact Index è in rialzo di meno dell'1% da quando Biden è in carica, contro il progresso dell'8,5% dell'Msci All-Country World Index. Nel solo settore energetico, poi, la differenza è ancora più evidente: i titoli dell'S&P 500 legati al petrolio dal 20 gennaio al 30 giugno hanno guadagnato il 25% contro un crollo di quasi lo stesso ammontare dell'S&P Global Clean Energy Index (che comprende solare, eolico, smart grid). Vikram Gandhi, senior lecturer dell'Harvard Business School, in un commento pubblicato da MarketWatch cerca di spiegarne le ragioni, sottolineando come la sottoperformance dell'Esg non debba essere vista come una tendenza negativa. Anzi.

Investimenti in Esg peggiori dell'S&P 500. Ritorno sulla media

Gli investitori devono essere consapevoli del rendimento dell'Esg. Secondo Morningstar l'iShares Global Clean Energy ha reso il 195% nei cinque anni fino allo scorso 30 giugno. Periodo in larga parte segnato dalla presidenza di Trump, non certo un fan degli investimenti sostenibili, in cui invece è stato dell'1% il declino dell'Energy Select Sector, che punta su titoli petroliferi a grande capitalizzazione. Dopo anni di sovraperformance al 30 giugno i titoli dell'energia pulita sono stati scambiati a premio del 19% rispetto al mercato generale e del 42% quelli del solare. Petrolio e gas, invece, sono passati di mano a sconto di quasi il 15% rispetto all'S&P 500. E questo, spiega Gandhi, evidenzia quanto l'Esg sia soggetto alle stesse forze che influenzano gli altri settori. E quindi la recente sottoperformance era assolutamente prevedibile.

Natura controintuitiva mercato su Esg come su altri asset

Come ricorda Gandhi, la storia evidenzia quanto i mercati tendano ad andare contro il senso comune. Sopratutto quando c'è di mezzo la politica. Le big oil, per esempio, avrebbero dovuto prosperare durante l'amministazione di Donald Trump, che ha azzerato gli interventi di Obama in tema d'ambiente. Eppure durante la sua presidenza l'Energy ha perso a Wall Street circa il 30% contro il guadagno di quasi il 100% registrato sotto i due mandati di Obama. L'Esg, come qualsiasi altro investimento, attraverserà periodi di sottoperformance ma può sovraperformare nel lungo. E la sottoperformance, sostiene Gandhi, è uno sviluppo positivo, perché mostra quanto l'Esg non sia più una moda. Mostra la naturale evoluzione dell'investimento sostenibile da idea innovativa a tattica tematica fino a strategia di base soggetta alle stesse forze che influenzano tutte gli altri asset di lungo periodo.

(Raffaele Rovati)