Siete in una zona di comfort? E' più probabile che vi sentiate sicuri e circondati da sensazioni familiari. Questo stesso effetto psicologico è in gioco quando scegliamo dove investire, cioè dove mettere i nostri soldi per farli fruttare, preferibilmente per un periodo medio-lungo.

Infatti, è ampiamente riconosciuto che gli investitori tendono a preferire di investire nel proprio paese invece di assumere una prospettiva più globale, un comportamento noto come home bias.

L'home bias porta perciò ad ignorare i benefici della diversificazione in azioni estere. Originariamente si credeva che questo pregiudizio fosse sorto come risultato delle difficoltà extra associate all'investimento in azioni estere, come le restrizioni legali e i costi di transazione aggiuntivi. Altri investitori possono semplicemente mostrare un pregiudizio domestico dovuto alla preferenza di investire in ciò che già conoscono piuttosto che muoversi verso l'ignoto.

Investire in azioni estere tende a ridurre la quantità di rischio sistematico in un portafoglio. Gli investimenti esteri hanno infatti meno probabilità di essere influenzati dai cambiamenti di un mercato nazionale.

I costi di transazione e la scarsa familiarità erano una volta le principali barriere per chi investiva. Ora, i fondi comuni e gli ETF forniscono un modo relativamente facile e a basso costo per diversificare gli investimenti internazionali, che altrimenti potrebbero essere più difficili da raggiungere da soli.

Inoltre, i media finanziari sono ormai focalizzati a livello internazionale, e il libero flusso di informazioni ha reso molto più facile possedere e monitorare i titoli non locali.

Quindi, gli investitori potrebbero considerare di espandere la loro esposizione geografica. Da Londra a Shangai, da Madrid a Berlino, Da New York a Tokuo, 20 delle principali borse globali hanno una capitalizzazione di mercato superiore a 1 trilione di dollari.

Quali sono quindi le possibilità le possibilità di investimento azionario internazionale? Immergiamoci in alcuni concetti chiave per capire perché diversificare geograficamente è una buona strategia. (Noi l'abbiamo già detto qui e qui). Ci aiutiamo con dati provenienti da MSCI.

Considerare le correlazioni

Per cominciare, se si guarda all'estero, gli investitori possono essere in grado di includere nel loro portafoglio mercati che hanno una correlazione relativamente bassa con il loro mercato nazionale. Questo significa che i movimenti di mercato non sono così strettamente allineati, e i mercati possono comportarsi diversamente l'uno dall'altro.

Prendiamo come esempio gli Stati Uniti, che oltre ad avere i due più importanti e liquidi mercati del mondo (NYSE e NASDAQ), hanno anche il dollaro. Gli States, ovviamente, hanno diversi gradi di correlazione con i mercati azionari internazionali.

Una correlazione di 0 indica che non c'è relazione tra i movimenti di mercato, mentre una correlazione di 1 indica che si muovono esattamente della stessa percentuale nella stessa direzione.

Quali sono queste correlazioni (che, badate bene, sono anche inverse, ossia non è solo l'investitore americano che, decidendo di investire nel mercato XYZ trova una correlazione, solo per fare un esempio, di 0,72, ma è anche l'investitore di quel mercato che la trova nei confronti degli USA)?

Negli ultimi 5 anni, dal 2015 al 2020, le correlazioni dei principali mercati mondiali con gli States sono state le seguenti: Giappone 0,11, Taiwan 0,21, Corea del Sud 0,24, Cina 0,43, Regno Unito 0,58, Francia 0,59, Germania 0,82.

Quindi investire in Giappone ed in America, per esempio, significa diversificare moltissimo l'investimento azionario perché l'89% degli investimenti sarà di tipologia diversa, in quanto solo l'11% risulta similare.

In passato, l'aggiunta di mercati meno correlati a un portafoglio ha contribuito a ridurre la volatilità complessiva.

Gestire il potenziale rischio di concentrazione

Le società tecnologiche sono diventate più dominanti nei principali indici azionari statunitensi a causa delle loro forti prestazioni rispetto ad altre aziende. Nell'indice MSCI USA, ad esempio, la ponderazione dei titoli FAANG (Facebbok, Amazon, Apple, Netflix e Google) è raddoppiata da circa l'8% nel 2019 a oltre il 16% nel 2021.

Questa maggiore concentrazione significa che più della performance e del rischio di ogni indice può essere guidato da questo piccolo numero di azioni. La ramificazione geografica, chiaramente, può aiutare a ridurre questo rischio di concentrazione.

Accesso a fonti di reddito alternative

Gli investitori che si concentrano su un solo mercato (nel nostro esempio gli Stati Uniti) potrebbero scoprire, con loro estremo dispiacere e sorpresa (sorpresa solo se non ci riflettono, comunque...) che la loro esposizione ai ricavi e alla crescita potenziale da altre regioni è limitata.

Per esempio, solo il 31% dell'esposizione ai ricavi dell'indice MSCI USA proviene da aree al di fuori del Nord America. C'è quindi una forte concentrazione, come è abbastanza logico che sia, verso gli USA.

L'indice MSCI USA è progettato per misurare la performance dei segmenti large e mid cap del mercato statunitense. Con 627 costituenti, l'indice copre circa l'85% della capitalizzazione di mercato corretta per il flottante libero negli USA.

Invece, l'indice MSCI All Country World deriva circa il 70% della sua esposizione ai ricavi da regioni al di fuori del Nord America. Spostandosi verso un portafoglio più globale, gli investitori aumentano esposizione a ricavi e crescita potenziale da altre regioni.

L'indice MSCI ACWI, l'indice azionario globale di punta di MSCI, è progettato per rappresentare la performance dell'intero insieme di opportunità delle azioni a grande e media capitalizzazione in 23 mercati sviluppati e 27 mercati emergenti. Esso copre più di 3.000 costituenti in 11 settori, e circa l'85% della capitalizzazione di mercato corretta per il flottante libero in ogni mercato.

Guadagnare esposizione alla crescita economica di altre regioni

La crescita del PIL nelle economie del cosiddetto "primo mondo" è stata più consistente, la crescita nei mercati emergenti è stata maggiore. Per esempio, i mercati emergenti tipicamente sperimentano una crescita del PIL più alta man mano che si trasformano in economie industriali con migliorati standard di vita.

Qui ci sono dati storici e previsti per varie regioni, basati sulla crescita media annuale del PIL.

Per l'Europa, la crescita dal 2001 al 2020 è stata dell'1,45% all'anno; per il quinquennio 2021-2025 essa è stimata essere del 2,82% all'anno. Per il Nord America, negli stessi periodi, i valori sono stati 1,63% e saranno 2,84%; per la zona del Pacifico (rappresentata da Giappone, Hong Kong, Singapore, Australia e Nuova Zelanda), i valori sono stati 2,52% e saranno 2,80%; per il mondo nel suo complesso sono stati 3,33% e saranno 4,12%, e per i mercati emergenti sono stati del 5,12% e saranno il 5,10%.

I mercati emergenti hanno avuto una crescita del PIL superiore a quella di altre regioni in passato, e il FMI prevede che continueranno ad avere una crescita superiore alla media (e non può che essere così, perché la naturale tendenza dei mercati emergenti è di continuare a crescere fino a diventare mercati sviluppati).

Aumentare l'esposizione all'innovazione

L'investimento a temi è un modo per ottenere esposizione all'innovazione, e l'investimento internazionale è un altro metodo potenziale per fare la stessa cosa.

L'innovazione va ben oltre la Silicon Valley, ed è un settore molto in fermento anche al di fuori della nota zona californiana, diventata sinonimo, appunto, di innovazione.

Infatti, oltre 2/3 della spesa totale in R&D nel 2018 ha avuto origine al di fuori del Nord America. Israele, Corea e Taiwan sono stati coloro che hanno speso di più in R&D come percentuale del PIL.

Investendo a livello azionari internazionalmente, si può puntare a capitalizzare nuovi sviluppi.

Accesso a valutazioni attraenti

I mercati emergenti hanno un prezzo attraente rispetto al loro ritorno sul capitale, una misura della redditività di un'azione. Un altra misura comunemente utilizzata è il prezzo a libro, cioè il price to book.

Il valore contabile di un'attività è uguale al suo valore contabile sul bilancio, e le aziende lo calcolano compensando l'attività con il suo ammortamento accumulato.

Il valore contabile è anche il valore patrimoniale netto tangibile di un'azienda, calcolato come le attività tangibili meno le attività immateriali (per es. brevetti, avviamento) e le passività. 

Il ritorno sul patrimonio netto (ROE) è una misura della performance finanziaria. Si calcola dividendo il reddito netto per il patrimonio netto.

Poiché il patrimonio netto è uguale alle attività di una società meno il suo debito, il ROE è considerato il ritorno sulle attività nette.

Per esempio, il price to book vale degli USA è 4,4, con ROE (return on equity) di 13,7. I dati rispettivi dei mercati emergenti sono 2,0 e 9,2, quelli di Europa e Medio Oriente 1,9 e 8,5, e quelli della zona del Pacifico 1,6 e 6,4.

I mercati emergenti offrono il secondo più alto rendimento del patrimonio netto dei vari gruppi geografici, ad un prezzo molto più basso rispetto al valore contabile delle azioni americane. In altre parole, le azioni dei mercati emergenti forniscono forti ritorni agli investitori rispetto al prezzo pagato per ottenerli.

Allargare gli orizzonti con l'investimento azionario internazionale

Mentre molti investitori soccombono al "pregiudizio di casa", essi potrebbero cominciare a prendere in considerazione una serie più ampia di opzioni di investimento in tutto il mondo. Impegnandosi in investimenti azionari internazionali, gli investitori possono:

  • Aumentare diversificazione e saper gestire il rischio;
  • Avvantaggiarsi in merito alle opportunità di crescita;
  • Accedere ai mercati emergenti;

I mercati globali stanno cambiando. Con l'accelerazione dell'innovazione e della crescita al di fuori del Nord America, che per moltissimo tempo dopo la Seconda Guerra Mondiale è stato il traino economico ed innovativo del pianeta, gli investitori potrebbero voler considerare nuove possibilità.