Investire in una start up? È sicuramente un’attività che porta con sé dei rischi, ma può anche essere la scelta giusta che potrebbe cambiare la vita degli investitori, in quanto una percentuale (seppur esigua) di start up ha successo.

La maggior parte delle start up, purtroppo, non riesce a superare le fasi iniziali, dunque chi decide di investire in una start up deve esserne consapevole: c’è un rischio concreto di perdere tutti i propri soldi. Le start up che riescono ad affermarsi, per contro, possono garantire un ritorno economico molto elevato.

Investire in start up, insomma, non può dare alcuna sicurezza iniziale, ed i propri capitali possono essere facilmente perduti: tuttavia, anche se secondo le stime nove start up su dieci non riescono ad affermarsi, c’è sempre una start up su dieci che invece ci riesce.

E, per quelle che riescono, i guadagni possono diventare enormi.

Scopriamo, con questo articolo, quali sono le start up al rialzo sulle quali potrebbe convenire investire, e quali sono tutti i rischi e i vantaggi di questo tipo di investimento.

Investire in una start up, le aziende in rialzo

Chi decide di investire in una start up, ovviamente, vuole essere sicuro di scegliere l’azienda giusta a cui concedere il proprio investimento.

Ma non è sempre facile effettuare questa scelta. 

Per fortuna, esistono moltissimi siti web che si occupano di stilare ed aggiornare le classifiche delle migliori start up sulle quali investire.

Uno di questi è growjo.com, la cui Top100 viene basata non solo sulla crescita della start up nell’ultimo anno, ma anche sulle previsioni di crescita future: la classifica viene stilata grazie ad un algoritmo che tiene conto di tantissimi dati, tra cui gli annunci di lavoro, il confronto coi competitor, i fattori di crescita, qualità e quantità dei finanziamenti.

Secondo l’algoritmo di growjo.com, aprono l’attuale Top100 delle migliori aziende della Silicon Valley le seguenti:

  1. Motiv Power System 
  2. Medable
  3. BrightInsight
  4. Lacework
  5. Weee!
  6. Oigetit
  7. News Break
  8. Menlo Security
  9. Uniphore
  10. Shopmonkey.io

Anche migliori-investimenti.com ha di recente stilato il proprio elenco delle start up sulle quali investire nel 2021, tra queste:

  • Ink
  • SoLo Funds
  • Lemonade
  • Snowflake
  • Ohmconnect
  • Attestiv
  • Asana
  • McAfee

Secondo il migliori-investimenti.com, poi, andrebbero tenute d’occhio anche le IPO, ossia le offerte di titoli aziendali al pubblico, da parte di quelle start up che per la prima volta intendono quotarsi su mercato regolamentato.

Nello specifico, queste le IPO da tenere d’occhio:

  • AntFinancial
  • Deliveroo
  • Droom

Investire in una start up: le tre fasi di avvio

Inutile comunque girarci ancora intorno: quando si decide di investire in una start up, è necessario valutare in quale fase di vita si trova la start up sulla quale abbiamo deciso di puntare.

Una start up appena avviata, infatti, attraversa differenti fasi, che possono portare con sé differenti tipologie di opportunità e altrettante tipologie di rischio per coloro che decideranno di investire in quella determinata azienda in fase di avvio.

In ogni caso, investire in una start up, soprattutto se si sceglie di farlo nelle primissime fasi, può essere non solo molto gratificante, ma anche molto remunerativo se l’azienda riuscirà a decollare.

Nella prima fase di vita, la start up non ha ancora un prodotto o servizio da proporre, né entrate stabili. Di solito, in questa fase, gli investimenti sono rappresentati da risparmi degli startupper, che si rivolgono anche a prestiti bancari, ma nella maggior parte dei casi utilizzano come capitale di avvio fondi propri, o utilizzando capitali forniti da amici e parenti.

Si tratta di solito di somme di denaro abbastanza ristrette, che gli startupper utilizzano per validare l’idea o per fare ricerche di mercato, in modo da poter successivamente dimostrare agli investitori che l’idea funziona e che ha mercato.

La seconda fase è quella in cui la start up viene presentata ai business angels, di solito privati che abitualmente investono in società in fase di avvio.

Sono i business angels che si preoccupano di solito di fornire i primi finanziamenti alle start up, con fondi limitati: trattandosi comunque di una start up che, arrivata a questa fase, ha compiuto le proprie indagini di mercato, i business angels hanno un potenziale di guadagno già molto elevate (anche se, come vedremo nel prossimo paragrafo, è in questa fase che si presentano rischi elevati di perdita).

La terza fase è quella in cui gli startupper avranno già stilato un business plan solido e strategico, e si possiedono le proiezioni future. Si tratta della fase meno rischiosa, nella quale anche le società di Venture Capitals prendono parte agli investimenti; ma, come tutti gli investimenti legati alle start up, non è una fase esente da rischi.

Start up e investimenti: tutti i rischi

Ma le start up in fase di avvio, spesso, non riusciranno a decollare, e questo a un rischio che si deve tenere in considerazione quando si decide di investire in una start up.

Anche se la prima fase, quella in cui il prodotto o servizio non esiste ancora, è la fase nella quale nell’immaginario comune dovrebbe intervenire l’investitore, spesso non è così: come abbiamo già visto nel precedente paragrafo, di solito gli startupper utilizzano un proprio capitale di avvio in questa primissima fase di avvio della start up.

Si tratta di una fase in cui le ricerche di mercato prendono avvio, e non è detto che i risultati siano ottimali: investire in questa fase, dunque, potrebbe coincidere con la perdita del proprio capitale.

Nella seconda fase, invece, intervengono di solito i business angels: in questo caso, i loro capitali vengono sfruttati per la produzione dei primi prototipi, oltre che per sostenere tutte le spese di marketing. Ma si tratta di una fase ancora iniziale, in cui nulla è certo e per la quale non è detto che gli investitori avranno un ritorno economico. 

Quanto alla terza e ultima fase, anche se è sicuramente la meno rischiosa, non è esente dai rischi, anzi. È stato stimato che circa il 90% degli investimenti effettuati dalle società di VC è destinato al fallimento.

Nonostante questo, se la start up prescelta rientra in quel 10% che ha successo, i guadagni potenziali per gli investitori sono enormi.

Investire in una start up o no? Ecco come decidere

Ovviamente, prima di iniziare ad investire in start up e scegliere l’azienda sulla quale puntare, occorre fare moltissime ricerche: in fondo, si tratta di perdere o guadagnare del denaro.

Per prima cosa, occorre valutare se il settore della start up opera in un ambito conosciuto: di solito, infatti, non è consigliabile investire in settori che non si conoscono, perché si rischia di non comprendere le dinamiche interne alla start up (e questo potrebbe costare molto caro).

Anche cercare di conoscere il team di startupper è importantissimo: generalmente, un team ben assortito e coeso può fare la differenza, soprattutto nei momenti di crisi. Al contrario un team poco coeso potrebbe causare il fallimento della start up anche se alla base dell’azienda vi è un’idea vincente.

Infine, l’ultima considerazione che potrebbe fare la fortuna della start up (o segnare il suo destino) è il mercato di riferimento: se non è abbastanza ampio o se non è prevista una crescita, conviene evitare l’investimento.

Se la nicchia è eccessivamente ristretta, infatti, la start up non diventerà mai una grande azienda.

Come investire in una start up

Uno dei metodi per investire in una start up è fare ricorso al  crowdfunding, una tipologia di finanziamento molto utilizzata dalle start up in fase di avvio (ma non solamente da questa tipologia di aziende), che sfrutta piattaforme online per raccogliere denaro da gruppi di individui che, di solito, mettono a disposizione delle piccole somme.

Questa tipologia di investimento è in crescita, e nel nostro Paese sono attualmente disponibili tantissime piattaforme che permettono alle start up di raccogliere fondi e agli investitori di mettere a disposizione il proprio denaro.

La formula più diffusa di crowdfunding in Italia è attualmente l’equity crowdfunding, che permette agli investitori, in cambio dei propri finanziamenti, di acquistare titoli di una start up: in sostanza, l’investitore ottiene con questo tipo di investimento una partecipazione alla società.

Non ci sono particolari limiti e tutti, potenzialmente, possono investire tramite equity crowdfunding, ma ovviamente è bene rivolgersi solo a portali autorizzati: un portale regolare deve essere autorizzato dalla Consob.

La registrazione ai portali di equity crowdfunding prevede di solito la compilazione delle informazioni anagrafiche, oltre che la valutazione dell’investitore da parte del portale stesso.

Una volta effettuate le verifiche da parte del portale e se si rispettano i requisiti per diventare investitori, si potrà procedere con gli investimenti.

Conviene investire in start up? Considerazioni finali

In definitiva, può essere conveniente investire in una start up?

Non esiste in realtà una risposta univoca a questa domanda, in quanto tutto dipende dalle circostanze, non solo relative alla start up, ma anche all’investitore.

Per quanto riguarda l’investitore, se l’eventualità di perdere il proprio investimento non compromette la situazione finanziaria globale, investire in una start up potrebbe anche essere conveniente.

Il potenziale di perdita è molto alto, ma potrebbe anche rivelarsi l’affare più remunerativo al quale l’investitore abbia mai partecipato.

In ogni caso, le piattaforme di crowdfunding hanno reso possibile a chiunque di investire in una start up, anche delle piccolissime cifre. Dunque, soprattutto nel caso in cui le certezze siano poche, per evitare di perdere troppo denaro basta evitare gli investimenti troppo alti. E con l'equity crowdfunding questo è possibile.

I portali di crowdfunding permettono di visualizzare tutte le informazioni sulle start up per le quali si possono effettuare investimenti: conviene, prima di investire in una start up, verificare quali sono i progetti futuri e in quali attività il finanziamento verrà esattamente speso, oltre che le attività proprie dell’azienda in questione.