Il mercato immobiliare nel 2021 non ha mai accennato a fermarsi, ma ha mostrato cambiamenti e tendenze in linea con i nuovi tempi in cui stiamo vivendo. Tra quest’anno e quello appena passato il concetto di casa si è evoluto, diventando a tutti gli effetti uno spazio di reale necessità, lavoro e svago.

Mai come oggi passiamo tanto tempo in casa, cominciando a viverla davvero in tutti i suoi angoli. Improvvisiamo uffici nei ripostigli, creiamo scorci intellettuali per le videocall e ci ritagliamo dei punti in cui svagare i nostri hobby, dalla palestra al giardinaggio fino alle attività per i bambini. Come è cambiato il mercato immobiliare a seguito della pandemia e della necessità di trascorrere dal 50 al 100% del nostro tempo tra le mura di casa?

Smart working e mercato immobiliare

Da circa un anno la maggior parte dei lavoratori si è spostata dall’ufficio alla scrivania di casa, modificando sostanzialmente ritmi di vita e ambiente di lavoro, insieme alla presenza sempre più frequente di bambini e ragazzi che seguono le lezioni online tramite la Dad. Come è possibile immaginare la necessità del lavoro da casa ha trasformato i parametri di ricerca di nuovi appartamenti e ha rimesso sul mercato uffici, loft e coworking svuotati dei propri occupanti.

L’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa ha analizzato le tendenze degli italiani nella scelta della prima casa nel periodo a cavallo tra 2020 e 2021. Quello che emerge è la ricerca di spazi nuovi, lontani dal caos delle città e finalizzati a creare un equilibrio tra tempo lavorativo e tempo libero. Spopolano villette e appartamenti nella prima periferia o nell’hinterland delle grandi città, mentre è sempre più frequente la “migrazione” dalle grandi città alle piccole province. 

La risorsa delle case vacanza

Il report di Tecnocasa è molto chiaro sulle nuove abitudini degli italiani: la maggior parte delle compravendite avviene per la prima casa, mentre si registra un lieve aumento delle compravendite di seconde case in luoghi di vacanza (da 5,8& del 2019 si è passati all’6,5% delle transazioni totali). Vista la situazione economica e sociale in corso non è un dato che sorprende particolarmente: le persone preferiscono investire sull’acquisto di un’abitazione primaria e tenere l’eventuale seconda casa per spostarsi verso mare, montagna o laghi approfittando dello smart working.

In vista dell’estate i proprietari di case vacanza vedono aumentare le richieste di affitto per periodi mediamente più lunghi rispetto agli anni passati. I motivi prevalenti sono due: da un lato la possibilità di protrarre la villeggiatura grazie al lavoro da remoto senza dover sprecare giorni di ferie, dall’altra il senso di maggiore sicurezza igienico sanitaria dato dagli appartamenti rispetto a hotel, campeggi o resort. Un trend che aveva interessato le abitudini vacanziere dell’Italia già durante l’estate 2020.

Uffici e locali sfitti: cosa succederà?

Viviamo in tempi unici, mai visti prima, con un’inevitabile riflesso sul mercato immobiliare sia residenziale che aziendale. La maggior parte delle società che operano nelle grandi città italiane sono riferite al settore terziario. Banche, attività di consulenza, aziende informatiche o di comunicazione… Sono questi i grandi nomi che affollano grattacieli e uffici nei centri urbani. Tutte professioni che hanno in comune una cosa: possono essere svolte comodamente da casa.

Lo svuotamento dei grandi centri del business ha avuto un contraccolpo pesantissimo per un gran numero di attività collaterali, non ultimo il mercato immobiliare.

Lo dimostra la recente chiusura di ben 450 filiali Unicredit in tutta Italia; un piano nato per rendere più efficiente la spesa diffusa e spingere verso la digitalizzazione del lavoro all’interno del colosso bancario. Secondo le rilevazioni di Cbre si tratterebbero di circa 300 mila metri quadrati di spazi in vendita o in affitto. Un dato che equivale alla metratura media di spazi venduti in un anno nelle principali piazze italiane (Milano e Roma). 

In un periodo in cui la compravendita di uffici e coworking procede a rilento, digerire un apporto così grande di disponibilità sul mercato non sarà affatto facile, creando un eccesso di offerta in un momento in cui la domanda si fa sempre più sottile.

Monolocali e bilocali snobbati dal mercato

Insieme al fuggi fuggi di impiegati nel settore terziario le grandi città hanno assistito inermi alla fuga di un’altra categoria che negli anni passati affollava il centro cittadino: gli studenti fuorisede. 

La maggior parte delle lezioni universitarie si svolge in Dad da almeno un anno, con rarissime eccezioni di ripresa in presenza per gli atenei più “tecnici”, dove la presenza in laboratorio è fondamentale.

Il ritorno degli studenti fuorisede ai loro territori di appartenenza ha provocato il conseguente svuotamento di moltissimi locali affittati, in prevalenza monolocali e bilocali, che ora si trovano privi di potenziali acquirenti. 

Secondo le stime di Immobiliare.it la ricerca di una nuova casa si focalizza prevalentemente sui trilocali, eliminando dalla conta gli appartamenti più piccoli, anche grazie a tassi sui mutui ai minimi storici e ai risparmi accumulati durante il lockdown. Il lavoro da casa porta le giovani coppie e le famiglie a trovare abitazioni spaziose, dove i bambini in Dad o a casa da scuola non disturbino i genitori in smart working, ognuno dei quali non deve disturbare l’altro. 

Inoltre, monolocali e bilocali sono tipologie di abitazione principalmente cittadine, in controtendenza con la voglia di spostarsi fuori città evidenziata poco fa. Un altro fattore a giocare contro i piccoli appartamenti è il tempo trascorso in casa. Chi trasloca ora cerca uno spazio che non sia solo un cubicolo dove mangiare e dormire: si cerca un posto dove vivere a 360 gradi, lavorando e coltivando i propri hobby. Si cercano giardini e terrazzi, molto rari nelle tipologie di appartamento in esame.