Gli analisti di Morningstar hanno alzato il fair value di Telecom Italia a 0,45 euro all’indomani del lancio di un’offerta pubblica di acquisto (Opa) amichevole sul 100% del capitale sociale dell’azienda italiana di telecomunicazioni da parte del fondo di private equity KKR. Il rating resta stabile a tre stelle (report aggiornato al 22 novembre 2021). Il prezzo offerto, pari a 0,505 euro per azione (in contanti), garantirebbe agli azionisti un premio del 44% rispetto a quello di chiusura del 19 novembre di 0,35 euro e sarebbe anche più alto del 26% rispetto alla precedente valutazione dei nostri analisti (0,40 euro).

“La nostra nuova stima del fair value è inferiore al prezzo dell’Opa, anche se a nostro giudizio l’offerta fatta agli azionisti è congrua, poiché l’eventuale accordo necessita dell'approvazione del consiglio di amministrazione dell’azienda e del governo italiano, il quale ha la possibilità di esercitare un diritto di veto (poiché gli asset di Telecom Italia sono considerati di importanza strategica per il paese). Per tutte queste ragioni, pensiamo che l’operazione abbia  una probabilità del 50% di andare in porto”, dice Javier Correonero, analista azionario di Morningstar. Ma il vero ostacolo potrebbe essere rappresentato da Vivendi, primo azionista del gruppo italiano con una quota del 25% del capitale sociale e con due poltrone nel consiglio di amministrazione, che potrebbe valutare l’offerta come non soddisfacente.

Opportunità per il governo

Secondo gli analisti di Morningstar, il deal potrebbe rappresentare una buona occasione per l’Italia di consolidare la sua infrastruttura di rete fissa. “Il governo spinge da tempo per la realizzazione della rete unica che porterebbe alla fusione fra Telecom Italia e Open Fiber (il cui azionista di maggioranza è Cassa Depositi e Prestiti), ma l’esecutivo non ha accolto le richieste di Telecom Italia di essere l'azionista di controllo del nuovo soggetto sollevando un problema di conflitto di interessi. Crediamo che in futuro le negoziazioni con KKR potrebbero essere meno complicate poiché il fondo, una volta assunto il controllo di Telecom Italia, dovrebbe operare una separazione completa tra le operazioni commerciali e l’infrastruttura di rete”.

Di Francesco Lavecchia