L’Obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG) numero 12 dell’Agenda 2030 della Nazioni Unite riguarda “il consumo e la produzione responsabile”. Si riferisce all’uso efficiente delle risorse e dell’energia, alle infrastrutture sostenibili, così come all’accesso ai servizi di base, a lavori dignitosi e rispettosi dell’ambiente e a una migliore qualità della vita per tutti. Il passaggio da modelli produttivi lineari (prendi-produci-usa-getta) a circolari (riutilizza-aggiusta-rinnova e ricicla) è fondamentale per il raggiungimento di questo obiettivo.

Alcuni dati e fatti riportati dall’Onu fanno riflettere:

  • Se la popolazione mondiale raggiungesse 9,6 miliardi all’anno entro il 2050, servirebbero tre pianeti per soddisfare la domanda di risorse naturali necessarie a sostenere gli stili di vita attuali.
  • Ogni anno, circa un terzo del cibo prodotto, corrispondente a 1,3 miliardi di tonnellate, per un valore pari a circa mille miliardi di dollari, finisce nella spazzatura dei consumatori e dei commercianti, oppure va a male a causa di sistemi di trasporti o pratiche agricole inadeguati.
  • Se la popolazione mondiale utilizzasse lampadine a risparmio energetico, si risparmierebbero 120 miliardi di dollari all’anno.

SDG 12 in portafoglio

Consumatori e imprese, oltre ai governi, hanno un ruolo importante nel raggiungimento dell’SDG 12, ma anche gli investitori possono fare la loro parte. I dati oggi disponibili permettono di vedere l’esposizione del portafoglio di fondi ed ETF (Exchange traded fund) a questo obiettivo in termini di ricavi derivati dalle aziende con riferimento ad esso.

Prendiamo ad esempio il fondo AB Sicav I – Sustainable Global Thematic Portfolio, per il quale Morningstar copre il 100% del portafoglio con riferimento all’SDG 12, grazie alle analisi dei titoli sottostanti realizzata da Sustainalytics. La percentuale di asset in aziende che sono esposte a questo Obiettivo di sviluppo sostenibile è del 17,78% (al 28 febbraio 2022), la più alta tra i fondi azionari internazionali disponibili in Italia, per i quali abbiamo un’elevata copertura di dati sottostanti. Un’analisi più approfondita rivela che il 5,8% del portafoglio è allocato in imprese che derivano oltre il 50% dei ricavi da attività connesse a una produzione più responsabile e un altro 8,6% per il 15-25%. Il comparto, che è classificato come articolo 9 in base al regolamento SFDR, dichiara nel prospetto informativo di “investire in titoli che il gestore ritiene realmente esposti a temi di investimento sostenibili orientati all’ambiente o al sociale, che rientrano negli SDG”. Tra le principali posizioni in portafoglio troviamo Vestas Wind Systems, produttore di turbine eoliche, SVB Financial (la più grande banca della Silicon Valley) e Lumentum Holdings (produttore di strumenti ottici e fotonici). Il fondo ha un Sustainability rating pari a quattro globi che indicano un rischio ESG inferiore ai concorrenti.

L’esposizione a più SDG

Un altro esempio è l’ETF Invesco Msci World ESG Climate Paris Aligned, che replica un indice allineato con gli Accordi di Parigi sul clima (COP 21) e conforme alla normativa dell’Unione europea sui benchmark climatici. Morningstar copre il 99,62% del portafoglio con riferimento all’SDG 12 e l’11,26% è in aziende esposte a questo obiettivo (al 6 aprile), una delle percentuali più alte tra le strategie azionarie internazionali. Il 5,7% degli asset è in imprese che ricavano oltre il 50% da attività connesse con una produzione responsabile. Il comparto, come molti altri di questo tipo, persegue più obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu, perché è esposto anche a quelli climatici e della transizione verso fonti rinnovabili, gli SDG 7 e 13 con una percentuale rispettivamente del 2,6% e del 10,5%.

Oltre le etichette

Non sempre il nome di uno strumento finanziario ci aiuta a comprendere la sua esposizione agli obiettivi di sviluppo sostenibile. Ad esempio, l’UBS ETF Global Gender Equality replica un indice composto dalle aziende con i migliori punteggi in termine di diversità di genere, che è l’SDG 5 dell’Onu. Tuttavia, il 7,5% del portafoglio è anche in imprese che perseguono una produzione responsabile, quindi un uso più efficiente delle risorse (dati al 5 aprile 2022).

Di Sara Silano