Nonostante la decisione della Federal Reserve di aumentare i tassi di interesse lo scorso 27 luglio e le continue turbolenze dell’economia mondiale, il nostro ottimismo sulla traiettoria futura del Prodotto interno lordo (PIL) e dell’inflazione negli Usa resta invariato.

La Fed sta rallentando l'economia del paese in modo da frenare la corsa dell'inflazione, che a luglio ha mostrato un rallentamento, senza impattare troppo negativamente sulla congiuntura. Per queste ragioni prevediamo che i tassi di crescita del PIL reale annuo rimangano in territorio positivo, nonostante i risultati negativi della prima metà del 2022.

Ci aspettiamo che la Federal Reserve si orienti verso un allentamento della politica monetaria nel 2023, quando l'inflazione tornerà al suo obiettivo del 2% e ci sarà la necessità di sostenere la crescita economica.

  • Tassi di interesse. Ipotizziamo che per la fine dell’anno i tassi di riferimento siano pari all’1,75% (rispetto al 3,25% del consensus). Nel lungo termine le nostre indicazioni relativamente ai tassi di interesse e al rendimento dei titoli di stato decennali sono rispettivamente dell’1,75% e del 2,75%, mentre nel 2024 e nel 2025 ci aspettiamo che il costo del denaro scenda sotto quota 1,75% a causa della politica accomodante della Banca centrale americana.
  • Inflazione. Prevediamo che le pressioni sui prezzi passeranno da inflazionistiche a deflazionistiche entro il 2023, in gran parte a causa dell'attenuazione dei picchi di prezzo causati dai vincoli di offerta nei beni durevoli, nell'energia e in altri settori. Questa situazione renderà molto più facile il lavoro della Fed nel ridurre il caro-vita. In effetti, riteniamo che la Banca centrale americana supererà il suo obiettivo sull’inflazione negli anni tra il 2023 e il 2026, nei quali ci aspettiamo un valore medio dell'1,4%.

L'analisi del futuro andamento dell’inflazione è determinante per le nostre proiezioni a breve termine relativamente al PIL e ai tassi di interesse. Se l'inflazione rimarrà elevata per un periodo di tempo prolungato, la Fed dovrà alzare il costo del denaro molto di più di quanto ci aspettiamo provocando una forte recessione di breve periodo.

Se, invece, la Banca centrale americana potrà iniziare un allentamento della stretta monetaria nel 2023, il PIL dovrebbe continuare a crescere per poi accelerare nel 2024 e nel 2025. Il settore dell'edilizia abitativa, che è la componente principale più sensibile ai tassi di interesse, guiderà gran parte della crescita futura dell’economia interna, dato che la discesa del costo del denaro nel 2024 e nel 2025 spingerà la domanda nel mercato immobiliare.

Ripresa rimandata, ma più solida nel lungo periodo

Rispetto a inizio anno, le nostre previsioni sul PIL a breve termine sono notevolmente diminuite a causa degli shock dell'offerta (soprattutto la guerra in Ucraina) e dell'accresciuta determinazione della Fed a combattere l'inflazione con una politica monetaria più restrittiva.

Sebbene ora le nostre previsioni sul PIL per il 2022 e il 2023 siano leggermente più basse rispetto a quelle del consensus (vedi grafico sotto), siamo molto più ottimisti sulla traiettoria di crescita dell’economia americana nel lungo periodo.

A nostro avviso il mercato sembra essere eccessivamente pessimista sulla ripresa del mercato del lavoro e ha reagito in modo esagerato ai venti contrari di breve termine, mentre le nostre previsioni sul PIL di lungo periodo si basano sull’analisi dettagliata di tutti gli elementi che compongono il lato dell’offerta.

Nel 2022 inflazione più alta e più a lungo del previsto

Come detto in precedenza, le nostre previsioni sull’inflazione per il 2022 sono aumentate a causa di interruzioni dell'offerta che ora sembrano richiedere un po' più di tempo per risolversi rispetto a quanto previsto in precedenza (il grafico sottostante illustra come le previsioni di inflazione di Morningstar fino al 2026 siano cambiate tra gennaio, maggio e oggi).

Le nostre aspettative divergono nettamente dal consensus del mercato dopo il 2022 e si basano sul presupposto che la maggior parte delle fonti dell'elevata inflazione odierna (energia e beni durevoli) diminuirà il suo impatto nei prossimi anni.

Questo, insieme l'inasprimento della politica monetaria della Fed, dovrebbe far scendere l'inflazione sotto il 2% nel 2023 e nel 2024. Le preoccupazioni relativamente all’allargamento dell'inflazione al resto dell'economia (anche attraverso un’elevata crescita salariale) sembrano a nostro avviso esagerate.

Di Preston Caldwell