Quando si parla di fondi di investimento e costi l’approccio immediato è quello di mettere a confronto due strumenti che operano all’interno della stessa categoria e vedere quale ha le spese più basse. L’approccio è corretto anche se, a chi cerca rendimenti uniti a bassi costi e a una maggiore diversificazione, potrebbe non bastare.

I costi, sono un elemento chiave per gli investitori quando si parla di performance. Diverse ricerche Morningstar hanno dimostrato che le commissioni sono un fattore di previsione affidabile per avere una idea dei rendimenti futuri. I fondi con costi minori hanno generalmente maggiori probabilità di sopravvivere e avere performance superiori a quelli più cari. Questo perché le spese si sommano nel tempo e penalizzano i risultati. I costi sono anche uno degli elementi più facili da seguire, visto che sono indicati nei prospetti informativi. Se non si può essere certi di come un fondo si comporterà, si può però sapere esattamente quanto costa.

Occhio alle categorie

Quando si va a caccia di performance e bassi costi, tuttavia, c’è un altro elemento che andrebbe tenuto in considerazione: la categoria di fondi che si vuole mettere in portafoglio.

“In una categoria posso avere un gestore che mi dà una sovraperfomance dell’1%. Nello stesso segmento, posso avere un gestore che mi dà una sottoperformance dell’1%”, spiega Francesco Paganelli, Senior fund analyst di Morningstar. “Se le fee di entrambi i fondi fossero, ipoteticamente, del 2%, anche il miglior fondo potrebbe non convenire. Se scegliamo invece un’altra categoria, dove il gap fra sovraperformance e sottoperformance può essere, rispettivamente del +5% e del -5%, in questo caso una una fee del 2% avrebbe più senso”.

Parlando della seconda ipotesi, secondo Paganelli una categoria interessante potrebbe essere quella dei fondi Azionari Europa small cap che nel 2020 ha guadagnato, mediamente e in euro, quasi il 10% e il +25,3% da inizio anno e dove le spese correnti (sempre mediamente) sono intorno al 2% (in riferimento agli strumeti disponibili per la clientela retail in Italia).

Nella tabella in basso sono elencati, in ordine decrescente in base alla performance dell’anno scorso, i primi 10 fondi della categoria Azionari Europa small cap e le relative spese correnti.

Azionari Europa Small cap

In generale, vale la pena ricordare che le commissioni basse hanno un effetto positivo sul Morningstar Analyst rating di un fondo. “Noi, come analisti del Manager Research team, sottraiamo le spese alla stima del valore potenziale che potrebbe generare un fondo”, dice Paganelli. “Se non rimane nulla per gli investitori, il fondo non viene consigliato”. Inoltre, il rating è attribuito a livello di classe di azioni, prendendo in considerazione le spese specifiche. Di conseguenza, share class più costose hanno giudizi più bassi.

Quale strumento?

“Decisa la categoria nella quale ci si vuole muovere, il secondo passo è comunque quello dello strumento da mettere in portafoglio” dice Paganelli.

Prendiamo, a titolo di esempio, la categoria Morningstar degli Obbligazionari governativi in euro. Gli strumenti venduti in Italia dedicati alla clientela retail presenti in questo universo nel 2020 hanno guadagnato, mediamente e in euro, il 3,67% (-2% da inizio anno fino al 17 settembre), mentre le spese correnti (sempre mediamente) sono vicine all’1%.

“Questo mercato è altamente liquido e le opportunità di aggiungere valore rispetto a un benchmark standard sono limitate nel lungo termine”, spiega Jose Garcia-Zarate, Associate director per la ricerca sulle strategie passive di Morningstar. “Questo fa sì che uno strumento che prende in considerazione tutti gli emittenti e tutte le maturity - e che in più abbia un basso costo - diventi una scelta obbligata per gli investitori che cercano una esposizione core a questo mercato”.

In questo senso gli Etf sembrano la scelta migliore. I replicanti che forniscono esposizione al mercato obbligazionario sovrano dell'Eurozona seguono indici di diversi provider, pertanto potrebbero esserci lievi differenze nella selezione delle obbligazioni. “Tuttavia, questo non si è tradotto in variazioni percettibili nelle prestazioni tra i diversi strumenti passivi negli ultimi anni”, dice Garcia-Zarate.

Le due principali fonti di rischio per chi si espone a questo mercato sono i tassi di interesse e le percezioni sul merito creditizio di alcuni emittenti periferici come, ad esempio, Italia e Spagna. “Nel lungo termine, è probabile che questi rischi si bilancino, anche se nel breve periodo possono creare una certa volatilità”, dice Zarate. “I gestori attivi in questa categoria tendono a non discostarsi molto dai benchmark, anche perché una frequente rotazione dei portafogli per andare a cercare occasioni di investimento sarebbe costosa e peserebbe sui rendimenti. Questo rende i fondi passivi a basso costo un punto di riferimento per ottenere esposizione a questo mercato”.

Nella tabella in basso sono elencati (in ordine crescente) i 10 strumenti di questa categoria che hanno le spese correnti più basse.

Fondi Categoria Morningstar Obbligazionari governativi euro

Di Marco Caprotti