Stai pianificando di avviare una start up? La prima cosa che devi fare è assicurarti di sapere quali saranno esattamente i costi per avviarne una.

Soprattutto nelle fasi iniziali, infatti, i costi di avvio richiedono un'attenta pianificazione e una contabilità meticolosa.

Sono infatti troppe le start up che falliscono per mancanza di fondi, nonostante la buona idea iniziale che ha posso il loro avvio. Dunque, se vuoi essere sicuro che la tua start up farà parte del gruppo delle aziende che falliscono a poco tempo dalla fondazione, non dovrai assolutamente trascurare i costi di avvio di una start up.

Questo articolo si riferirà, ovviamente, ai costi di una start up avviata in Italia: nei Paesi esteri, i costi di avvio di una start up sono differenti.

Costi di una start up: ecco quali spese considerare

Quando si decide di avviare una start up, spesso si considerano come costi soltanto quelli legati alla burocrazia: in realtà, le spese che una start up deve sostenere in fase di nascita sono veramente tantissime, e vanno considerate tutte, senza tralasciarne alcuna.

Ovviamente, i costi di una start up variano a seconda delle caratteristiche dell’azienda stessa, ma ci sono delle spese comuni nell’avvio dell’attività, che valgono indipendentemente dalla tipologia della start up stessa.

Il primo passo da compiere è quindi quello di stilare un business plan aziendale, che tenga traccia di tutti i costi di gestione di cui la start up in fase di avvio ha bisogno per sopravvivere. Tra l’altro, potresti non ritenerti in grado di compilare il tuo business plan, o preferire l’auto di un esperto che ti aiuti nella redazione: un business plan è un documento basilare per la sopravvivenza della tua start up, e deve essere dunque il più preciso possibile; in questo caso, tra i costi, dovrai inserire anche il compenso della figura che ti aiuterà nella redazione del business plan stesso.

Oltre al business plan, tra i costi di una start up in fase di avvio vanno considerati anche quelli legati alla ricerca: per garantire la riuscita del progetto, va effettuata una ricerca di mercato accuratissima, in realtà ancor prima dell’avvio della start up stessa. Considera che puoi rivolgerti a società esterne per questa ricerca, ma dovrai ovviamente pagarle. E questa è ovviamente una spesa che andrà aggiunta nel business plan, così come anche i costi di un eventuale prestito.

Se infatti si deciderà di ricorrere ad un prestito per mantenere in vita l’impresa, anche questo avrà un costo, che andrà inserito tra le cifre da valutare.

Altri costi di avvio di una start up sono rappresentati dalle spese per le tecnologie (software, macchinari, eventuale sito web), spese per attrezzature e forniture di base che serviranno per l’attività dell’azienda e spese per la pubblicità del prodotto e/o servizio offerto dalla start up: se stai avviando una nuova azienda, per far sì che questa venga conosciuta i costi pubblicitari potrebbero essere anche molto elevati.

È improbabile che una nuova attività riesca ad avere successo senza promozione: anche i costi legati al marketing devono essere accuratamente stimati e inseriti nel business plan aziendale.

Infine, non dimenticare che, se assumi personale altamente qualificato per far funzionare la tua start up, dovrai anche pagarlo: calcola quindi in anticipo i costi dei dipendenti.

Burocrazia e costi di avvio di una start up in Italia

Purtroppo, oltre ai costi di una start up appena elencati, ne abbiamo altri che vengono spesso sottovalutati da chi vuole avviare un’azienda innovativa: i costi burocratici.

Soprattutto per coloro che non hanno mai aperto un’azienda prima, destreggiarsi all’interno della complessità della burocrazia italiana potrebbe sembrare un’operazione complessa.

Per fortuna, un articolo su partitaiva.it ci viene in aiuto, mostrandoci quanto costa aprire una start up ed elencando le varie forme di attività di impresa esistenti in Italia. In questo modo, potremo anche essere in grado di individuare la forma di impresa più conveniente che aiuti a contenere i costi di una start up in fase di avvio.

La prima cosa certa è che, qualunque sia la tipologia di società scelta, sono previsti dei costi di base che vanno pagati in qualsiasi caso, ossia

“200 euro di imposta di registro e 309,87 euro per la tassa di concessione governativa per vidimazione libri sociali, alla quale va aggiunta una marca da bollo da sedici euro: 525,87 euro complessivi”.

Dunque, ai costi che abbiamo già avuto modo di valutare nel paragrafo precedente andranno aggiunti questi 525,87 euro.

Costi di una start up: Srl

A questo punto, bisogna decidere quale tipo di società scegliere. Nel caso in cui la scelta ricada su una Srl, oltre alla cifra di cui sopra andranno aggiunti:

  • 156 euro per l’imposta di bollo
  • 156 euro per imposta di bollo forfettaria
  • 130 euro di diritto camerale,
  • 90 euro di diritti di segreteria per Registro Imprese. 

Il totale? Altri 532 euro da aggiungere ai costi fissi per ogni tipologia di società. In questo caso, tra l’altro, vanno aggiunti l’IVA (al 22%) ed i costi notarili.

Il nostro Paese, comunque, prevede delle agevolazioni nel caso in cui l’SRL sia start up innovativa: in questo caso, i costi appena visti che sono previsti nel caso di una Srl classica vengono abbattuti.

Costi start up: Srl semplificata

È anche possibile scegliere un’altra tipologia di società, la Srl semplificata. In questo caso, assistiamo ad una diminuzione dei costi non indifferente, dato che non sono previste spese notarili.

Nel caso di costituzione di Srl semplificata, infatti, oltre alla cifra base, vanno aggiunti:

  • 130 euro di diritto camerale
  • 20 euro di diritti di segreteria alla Camera di commercio

Qui i costi si riducono sensibilmente, perché si è esentati dal pagamento dell’onorario del notaio.

Il totale, in questo caso, è di 685,87 euro, cui non dovremo aggiungere le spese notarili.

Per le start up innovative, poi, c’è una buonissima notizia: la normativa italiana prevede che una Srl semplificata registrata come start up innovativa debba essere esentata da questi costi.

Questo significa che, oltre ai costi previsti per tutte le società, la start up non dovrà pagare altro.

Il costo totale, se si decide di optare per la Srl semplificata, per le start up sarà di 525,87 euro

Costi di una start up già avviata: ecco come diventare socio

Nonostante per la registrazione della società, nel caso di una start up innovativa, siano notevolmente più bassi, i costi di una start up, se sommiamo quelli di costituzione della società oltre a quelli previsti dal business plan, possono raggiungere delle cifre elevante.

Molte persone, quindi, invece di avviare la propria start up innovativa, preferiscono agire in altro modo: diventando, cioè, soci di una start up già avviata.

Nel nostro Paese, le piattaforme che permettono di investire in start up innovative sono aumentate di molto negli anni, tanto che, se in passato gli investimenti erano riservati solamente agli imprenditori più ricchi (che potevano garantire investimenti di ingenti somme di denaro), ad oggi i costi sono notevolmente diminuiti.

Questo significa che anche gli investitori medi possono partecipare ad un investimento potenzialmente redditizio, sfruttando i siti di crowdfunding.

Socio di una start up avviata con poca spesa: l’equity crowdfunding

Secondo un articolo apparso qualche tempo fa su La Repubblica, nel nostro Paese è possibile diventare soci di una start up anche con 250 euro, grazie all’equity crowdfunding.

Negli ultimi anni le piattaforme di crowdfunding sono aumentare esponenzialmente, consentendo di coprire i costi di una start up in fase di avvio anche in mancanza di fondi.

Si tratta infatti di una forma di finanziamento che prevede la raccolta di somme, anche molto piccole, messe a disposizione da un gran numero di investitori, sfruttando le piattaforme online.

Esistono tante tipologie di crowdfunding, ma nel nostro Paese è l’equity crowdfunding che va per la maggiore: in questo caso vengono offerte azioni della start up, in modo che gli investitori che aiutano a coprire i costi di una start up, diventino soci di minoranza della start up stessa.

Ovviamente, nel caso in cui si decida di investire delle cifre molto esigue, il piccolo investitore farà bene poi a rivendere le quote quando i prezzi saliranno.

Di solito, infatti, i piccoli investitori rivendono le quote ad un prezzo più elevato rispetto a quello di acquisto, soprattutto nel momento in cui la start up, in fase di successo, si quoterà in borsa.

Altra modalità che permette ai piccoli investitori di recuperare il proprio denaro e guadagnare dall’investimento è la redistribuzione degli utili tra i soci.

In ogni caso, chi decide di investire in una start up deve saperlo assolutamente: si tratta di un investimento che vedrà i suoi frutti nel lungo periodo, se li vedrà. Oltretutto, si tratta di un investimento non privo di rischi.

Costi di una start up: è rischioso investire?

Quando si apre una nuova società, infatti, non è possibile prevedere se questa avrà successo o meno; e questo è valido soprattutto quando parliamo di start up: i numeri del fallimento sono, purtroppo, molto alti.

Se si decide di investire un una start up, quindi, bisogna considerare che le start up sono iniziative estremamente rischiose; pertanto, c'è un'alta probabilità che l'azienda fallisca.

Oltre a questo, gli investitori in crowdfunding potrebbero dover aspettare diversi anni prima che il loro investimento venga ripagato, dunque si tratterà, come già accennato di un investimento che sarà necessariamente a lungo termine (senza avere, tra l’altro, la garanzia che la start up decolli).

Infine, anche se è molto basso, esiste sempre un rischio minimo di frode nei confronti degli investitori, anche se è doveroso dire che, le società che gestiscono le piattaforme di crowdfunding lavorano con costanza al fine di verificare le informazioni fornite dalle società che cercano finanziamenti di capitale.

Adesso che conosci i costi di una start up, sia per avviarla che per investire su di essa, puoi valutare cosa è meglio per te.