Questa settimana abbiamo esplorato i mercati emergenti alla ricerca delle migliori occasioni di investimento e di quelle che potrebbero essere delle trappole di valore da evitare. È stato un anno difficile per gli investitori in generale, ma nel complesso i listini dei paesi in via di sviluppo si sono dimostrati relativamente resilienti. Secondo Ewan Thompson, gestore del Liontrust Emerging Markets Fund, “stupisce come nonostante la presenza di fattori macroeconomici sfavorevoli, a metà anno i mercati emergenti siano stati in grado di sovraperformare quelli sviluppati”.

Cina onnipresente

Entrambe le nostre liste, quella dei titoli a sconto e quella dei titoli a premio, sono composte unicamente da nomi cinesi. Cosa sta succedendo, quindi, e perché il Dragone è così dominante su entrambe le estremità del nostro spettro di valutazione?

Le azioni cinesi erano già in difficoltà prima che il resto del mercato crollasse quest'anno. Dopo il rally dei tecnologici durante la prima fase della pandemia, il governo cinese ha iniziato a introdurre una regolamentazione rigorosa di alcuni settori nell'ambito dell'iniziativa "prosperità comune" (il cui obiettivo è quello di creare nei prossimi 10 anni le condizioni per la crescita di una classe media ampia e prospera e migliori opportunità per tutti), che ha finito per penalizzarli fortemente in Borsa. Inoltre, quest'anno si sono verificati ripetuti lockdown in città come Shanghai che hanno ulteriormente interrotto le catene di approvvigionamento globali.

Ma a causa del forte peso che ha sugli indici dei mercati emergenti, la Cina potrebbe essere la chiave per il ritorno alla crescita. Nelle ultime settimane i listini cinesi hanno beneficiato delle speculazioni legate al fatto che il mercato del Dragone possa fungere da rifugio contro una potenziale recessione degli Stati Uniti. Inoltre, la pressione sulle catene di approvvigionamento e i problemi logistici si stanno attenuando.

Le attese per il mercato cinese

Quindi il mercato cinese è pronto per un'altra corsa al rialzo? Ivan Su, analista azionario senior di Morningstar, afferma: "Un graduale recupero delle valutazioni azionarie riflette principalmente un allentamento degli impatti normativi, ma esistono ancora venti contrari a livello macroeconomico".

Nell’analisi dei mercati emergenti, e di quello cinese in particolare, abbiamo individuato quelle che sono le azioni scambiate ai prezzi più economici e quelle che invece sono le più costose. Per fare questo abbiamo utilizzato il rapporto Prezzo/Fair value (P/FV). Come funziona? Se il P/FV di un titolo è 1,50, significa che riteniamo che esso sia il 50% più costoso di quanto riteniamo sia il suo effettivo valore. Al contrario, se il Prezzo/Fair value è 0,5 allora vuol dire che viene scambiato con un tasso di sconto del 50%.

I cinque titoli più sottovalutati all’interno della nostra lista sono Central China Management (09982) con un P/FV di 0,24, A-Living Smart City Services (03319) con un P/FV di 0,25, Country Garden Services (06098) con un P/FV di 0,28 e Shimao Group (00813) e Central China New Life (09983) rispettivamente con un P/FV di 0,30 e 0,31.

I più costosi, invece, sono lo sviluppatore immobiliare Sunac China (01918), le compagnie aeree China Eastern Airlines (600115) e Air China (601111), il produttore di birra Tsingtao (600600) e quello di manufatti di ferro JL Mag Rare-Earth (300748), valutati tutti con un Morningstar rating di 1 stella.

Di Sunniva Kolostyak