Si va verso l’obbligo vaccinale e verso la terza dose di vaccino? “Sì a entrambe le domande”, ha risposto il presidente del consiglio Mario Draghi nella conferenza stampa dello scorso 3 settembre. In Francia e in Israele si stanno già effettuando le terze iniezioni (oltralpe solo agli over-65, mentre in Israele si procede a più ampio raggio); in Italia non c’è ancora niente di ufficiale, seppur si parla di un possibile via ad ottobre a cominciare dai soggetti considerati più fragili.

Per quanto riguarda l’obbligo, invece, l’impressione è che il governo italiano aspetti solo il giorno in cui l’Ema (European medicines agency) e l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) non lo considerino più farmaco emergenziale approvandolo definitivamente. Il fatto è che l’Agenzia europea ha un modus operandi diverso rispetto all’omologa americana, la Fda (Food and drug administration) – che negli Usa ha approvato in via definitiva il vaccino Pfizer/BioNTech lo scorso 23 agosto. Stando agli accordi attuali, che però possono essere rivisti annualmente, quello stesso vaccino in Europa non potrebbe venire approvato definitivamente prima del dicembre 2023.

Intanto, negli Stati Uniti l’amministrazione Biden ha rilasciato i piani per una terza dose di richiamo del vaccino mRNA (Pfizer/BioNTech o Moderna) a partire da fine settembre. “La tempistica è in gran parte in linea con le nostre aspettative, e non ci aspettiamo alcun cambiamento nelle nostre stime di fair value o alle valutazioni di moat per i produttori del vaccini mRNA”, commenta Damien Conover, direttore della ricerca azionaria nel settore della salute di Morningstar. “Ai prezzi attuali, vediamo Pfizer, BioNTech e Moderna sopravvalutati, con il mercato probabilmente troppo ottimista circa la domanda a lungo termine per i vaccini Covid-19”.

È probabile che un’iniezione di richiamo aiuti a mantenere alto il livello di anticorpi e assicuri forti vendite di vaccini a Pfizer/BioNTech e Moderna fino al 2022, ma a lungo termine, gli analisti di Morninstar si aspettano un utilizzo più limitato (focalizzato su individui a più alto rischio), la concorrenza di nuovi produttori di vaccini (Sanofi, Glaxo e altri), oltre all’eventuale declino nella forza del Coronavirus; tutto ciò dovrebbe limitare il potenziale a lungo termine delle concessioni di vaccini mRNA contro il Covid-19. Mentre la serie iniziale di vaccini mRNA sembrerebbe mostrare una buona efficacia nella prevenzione della malattia grave, l'efficacia contro l'infezione sintomatica è andata lentamente diminuendo.

“Sia Pfizer/BioNTech sia Moderna hanno i primi dati di fase 2 che dimostrano che una terza dose dei loro vaccini autorizzati aumenta significativamente l'attività anticorpale neutralizzante contro il ceppo originale e le varianti, compresa la variante Delta”, spiega Conover. “Per il resto del 2021, ci aspettiamo che i richiami saranno inizialmente più concentrati sui gruppi di pazienti a più alto rischio (anziani e immunocompromessi), con il resto della popolazione adulta idonea al terzo giro nel 2022.”

I nostri analisti prevedono forti vendite di vaccini per Moderna (21 miliardi di dollari nel 2021 e 22 miliardi nel 2022) e Pfizer/BioNTech (35 miliardi di dollari nel 2021 e 39 miliardi nel 2022), poiché le vendite nei paesi in via di sviluppo e i richiami di terza dose nelle are sviluppate continuano a crescere. “Oltre il 2022 supponiamo che gli infanti e gli anziani saranno le popolazioni target, con un utilizzo vicino al 70% e otto miliardi di dollari di vendite annuali. Prevediamo che Pfizer/BioNTech e Moderna potrebbero vedere ciascuno vendite annuali di circa 2 miliardi di dollari”, conclude Conover.

Di seguito il fair value e il Morningstar Stock Rating delle aziende coinvolte nella ricerca di un vaccino e coperte dalla nostra ricerca (eccezion fatta per Novavax, l’unica non coperta dalla nostra equity research). Spiccano in particolare BioNTech e Moderna: la prima presenta una valutazione attuale del 94% superiore al nostro prezzo obiettivo, la secondo addirittura del 162%.

Di Valerio Baselli