Comincia la stagione dei dividendi anche per Piazza Affari, con due date che svolgeranno un ruolo importante: lunedì 19 aprile e lunedì 24 maggio. La maggior parte della distribuzione sarà concentrata in questi giorni, il che rappresenta un problema non trascurabile rispetto alla più netta diluizione di altre Borse. La nostra analisi odierna è però molto specifica: come incrementare i rendimenti in presenza di correzioni dei mercati, che non si possono escludere di qui alle scadenze primaverili. Lo facciamo prendendo in considerazione quattro titoli dai maggiori yield.

Generali, doppia data, doppia occasione

È forse la situazione più interessante in assoluto, per due fattori: dividendo elevato e doppio stacco a maggio e a ottobre. Il cumulativo di 1,47 euro sarà infatti versato in due tranche (1,01 euro il 24/26 maggio e 0,46 euro il 18/20 ottobre). Considerare l’intero importo e uno yield unico ha poco senso in un simile contesto, dal momento che il peso della prima scadenza è logicamente maggiore. Partendo dall’8,77% totale alla quotazione di chiusura di ieri e dal 6,02% riferito alla quota di maggio, è su quest’ultima che si deve operare con maggiore accuratezza. Come portarla almeno al 6,5%? Ciò avverrebbe con una discesa del titolo a 15,55 euro, cioè oltre 1 euro sotto l’ultimo prezzo. L’ipotesi ha qualche probabilità in presenza di una netta inversione dei mercati, sebbene proprio il fattore yield possa rappresentare un parziale freno in situazioni simili. I livelli grafici da valutare sono intanto i supporti di 15,92 euro (6,34%) e soprattutto l’area di congestione di gennaio sui 14,30 euro (7,06%). Se si assistesse a un simile crollo – eventualità modesta – Generali rappresenterebbe un buy incondizionato, perché si collocherebbe ai vertici della relativa classifica delle big europee. A 14,40 euro inoltre lo yield della seconda tranche salirebbe al 3,21% contro il 2,74% della quotazione in corso. La società triestina appare quindi una vera occasione per affinare una redditività di assoluto rilievo. Da segnalare come il titolo abbia toccato ieri in intraday la resistenza di 17,25 euro, che l’ha portata a chiudere esattamente in corrispondenza dell’avvio della fase ribassista da prima emergenza Covid nel febbraio 2020.

Banca Generali, ottimi margini di manovra

I confini per elettrizzare il rendimento aumentano ancor più nel caso del polo bancario del gruppo Generali. In questo caso infatti le date si spostano nel tempo: in autunno-inverno 2021 saranno pagati 2,7 euro, cui si aggiungeranno 0,6 euro a inizio 2022. L’importo globale di 3,3 euro comporta complessivamente uno yield dell’11,1%, che potrà crescere e non di poco in presenza di prese di profitti dei mercati. Un riferimento grafico importante è quello dei 25,1 euro (contro la chiusura ieri a 29,68 euro). Varie volte l’azione ha toccato in fasi di ribasso nel 2020 tale quota, cui corrisponderebbe uno yield del 13,15%. I tempi lunghi e l’alta redditività aprono la strada a margini di focalizzazione pro yield fra i più interessanti non solo in Italia ma a livello europeo.

Unipol al 6% guarda un po' più in su

La situazione qui è più semplice, poiché si avrà un solo stacco a maggio di 0,28 euro, che alla quotazione di ieri sera (4,64 euro) comporta uno yield del 6,03%. Farlo salire? Data la rilevante tendenza ondulatoria del titolo, manifestatasi soprattutto dallo scorso aprile, una discesa nell’area dei 4 – 4,5 euro potrebbe realizzarsi nel corso dei prossimi due mesi. Lo yield salirebbe così rispettivamente al 6,22% (a 4,5 euro) e addirittura al 7% (a 4 euro).  Pure in questo caso un po' di tatticismo può accrescere la resa di un’azione strutturalmente generosa negli ultimi anni.

Azimut è la più volatile. Quindi…

Anche quest’azione prevede un solo stacco a maggio (il 24 con messa in pagamento il 26) e anche qui l’importo è di tutto rilievo: 1 euro, equivalente sulla quotazione di chiusura di ieri (19,51 euro) a uno yield del 5,12%. La forte volatilità del titolo, caratteristica di lungo periodo, consente di ipotizzare, in presenza di debolezza dei mercati, eventuali discese verso almeno i 18,2 euro (5,5%) e perfino i 17,1 euro (5,85%). In questo caso, con un rendimento minore rispetto alle azioni precedenti, è proprio il fattore volatilità a imporre una gestione mirata, in cui la componente dividendo si accompagna alla performance di prezzo, con un buon mix, superiore perfino agli altri titoli.