Se gli investitori italiani si apprestano a incassare i dividendi di Generali e di Azimut – due casi fra i tanti – sono forse meno preparati a riscuotere quelli di azioni straniere ugualmente generose. Ciò per vari motivi più che giustificabili e che non stiamo certamente ad analizzare in questa sede. L’alternativa degli Etf, scelta scontata, è così preferibile in un’ottica di diversificazione geografica e di rischio. Il problema sta nel trovare nell’ormai amplissimo assortimento i prodotti più opportuni. I parametri in merito sono numerosi ma oggi identifichiamo quello che attrae maggiormente, ovvero il rendimento distribuito in un contesto però di mercati di nicchia. Trascurati i fondi relativi al petrolifero Usa – di cui si è già scritto in un precedente articolo – un po' di incertezza si riscontra in riferimento ad alcuni Etf pronti a versare i dividendi e che nel 2020 si erano messi particolarmente in luce. Saranno capaci di essere altrettanto generosi?

Presto darà i numeri

È il caso dell’Xtrackers Emu Minimum Volatility (Isin IE00BDGN9Z19 – sottostante azionario area Ue a bassa volatilità – valuta euro), che nel maggio dello scorso anno pagò 1,7988 euro, con un fantastico yield oltre l’8%. Da allora però la quotazione è salita e il rendimento quindi si annuncia in discesa, con l’incertezza poi sulla possibilità che l’importo sia replicato dopo la tempesta Covid sull’economia. Essendo i componenti dell’indice molto diversificati e quasi tutti industriali o riferiti ai servizi la probabilità di un buon importo è comunque rilevante, sebbene lo yield si collocherà al massimo fra il 5 e il 6%. 

Un mercato favoloso

Nella classifica inseriamo al secondo posto un Etf relativo a una Borsa spesso trascurata, quella australiana, che si avvantaggia di normative fiscali sui dividendi azionari molto favorevoli per una specifica classe di titoli. Il relativo indice viene replicato dall’Xtrackers S&P/Asx 200 (Isin LU0328474803 – sottostante con le 200 maggiori stocks della Borsa di Sydney – valuta dollaro australiano). Anche in questo caso il 2020 era stato iper munifico, con un dividendo di 2,9727 Aud ma allora la valuta era molto più debole rispetto a oggi e la quotazione nettamente inferiore. Nel 2021 potrebbe versare oltre il 4% espresso in euro e la distribuzione è prevista per aprile. Non è tanto lo yield l’obiettivo da perseguire quanto l’abbinata fra yield appunto e solidità del mercato australiano, su cui incide la presenza di molte società attive nel settore delle materie prime, che svolgeranno un ruolo sempre più importante nei prossimi anni.

Quegli strani titoli Usa

Inevitabile guardare anche all’azionario d’oltre Oceano, con però una categoria di titoli particolari, le cosiddette preferred shares, azioni equivalenti sotto certi aspetti alle nostre privilegiate, ma a dividendo fisso e che tendono a comportarsi come le obbligazioni. Il rendimento è quindi meno variabile rispetto ad altre categorie. L’Invesco Preferred Shares (Isin IE00BDVJF675 – valuta dollaro Usa ma disponibile anche la versione hedgiata) risulta stabile nel tempo sia come quotazione sia come rendimento, stimabile in un 4,5%, con in più il vantaggio di pagamenti trimestrali: il primo di marzo è stato di 0,2178 Usd.

Su Mosca aspettando l’estate 

Un altro mercato di nicchia da seguire in ottica di rendimento è quello russo. L’Hsbc Russia (Isin IE00B5LJZQ16 – sottostante l’Msci moscovita – valuta dollaro Usa, sebbene naturalmente le azioni di riferimento siano in rubli) ha già versato 0,4256 $ a gennaio, contro 0,5291 $ nel 2020. Si attende ora la seconda rata a luglio. L’indice sta dimostrando negli ultimi giorni una certa debolezza e non ha ancora rimarginato totalmente le ferite della scorsa primavera. Molti fattori incidono su questa situazione, a cominciare dal crollo della divisa russa, il che favorisce però un rendimento che potrebbe attestarsi anche in questo caso fra il 4 e il 5%.

E infine gli emergenti

Inevitabile inserire nella selezione odierna un Etf sui mercati “emerging”. Quello più generoso è il WisdomTree E. M. Equity Income (Isin IE00BQQ3Q067 – sottostanti i titoli azionari dei mercati emergenti con elevati dividendi – valuta dollaro Usa) che stacca due volte l’anno: la prima a gennaio (0,4087 $ nel 2021) e poi a luglio, sebbene la rata estiva sia meno significativa. Il rendimento quest’anno dovrebbe collocarsi attorno al 4%, inferiore rispetto al 2020, a causa soprattutto del netto rimbalzo della quotazione. 

Valuta e volatilità

I rendimenti sono certamente scesi in confronto allo scorso anno, che fu anomalo stante in molti casi il crollo dei prezzi e un monte dividendi elevato, riferito al 2019, con un mix che si ritrova poche volte sui mercati. Ora la situazione è sotto certi profili opposta ma gli yield restano comunque significativi, per quanto correlati all’andamento del dollaro, valuta di denominazione di tre dei cinque replicanti. Quello che si è perso su un fronte si potrebbe quindi compensare sul lato valutario se il biglietto verde proseguirà – come sta avvenendo – la sua marcia sull’euro. Si deve infine tenere conto del fatto che i dati di volatilità media sono nettamente inferiori rispetto alla stragrande maggioranza delle singole azioni, altro fattore a vantaggio degli Etf.