Ormai il mercato azionario deve essere considerato a tre teste, Wall Street, Europa e…Cina. Se dei primi due si conosce tutto, di quello asiatico molti aspetti sono ancora ignorati. Per esempio il tema dei dividendi. Quando si pensa a Shanghai, Shenzhen e Hong Kong l’obiettivo è solitamente rivolto al fattore crescita dei business e quindi delle quotazioni in Borsa di giganti come Alibaba, Baidu e JD.com. C’è però un argomento trascurato: è quello della distribuzione dei profitti, cui punta – come scelta strategica – il Governo centrale. 

Il Paese invecchia!

Il motivo è presto spiegato. La popolazione cinese sta diventando anziana e il sistema pensionistico non potrà garantire in futuro un livello di remunerazioni sufficiente alle esigenze di centinaia di milioni di persone. Di qui la spinta a promuovere un risparmio indirizzato proprio alla distribuzione di dividendi, soprattutto da parte delle società pubbliche quotate. Il gigante petrolifero Sinopec ha aumentato così il suo “payout” dal 25 all’81% per poi calarlo solo nell’ultimo anno. Stessa situazione per Saic Motor, leader del comparto automobilistico. E la casistica potrebbe proseguire. Come cogliere quest’occasione? 

Singole azioni o Etf 

Un’allocazione di portafoglio che preveda appunto anche la Cina nella strategia di raccolta di dividendi comincia lentamente a farsi strada, soprattutto dopo la “stangata” europea da Covid. Per farlo ci sono due modi, uno più complesso e rischioso e uno più diretto. Il primo consiste nel puntare su Adr quotati a Wall Street con elevati yield. Pensiamo, per esempio, a China Petroleum & Chemical Corporation (Nyse – SNP), che ha un rendimento in corso di quasi l’8%, a PetroChina Company (Nyse – PTR), attestata al 7,2%, e a Sinopec Shanghai Petrochemical Company (Nyse – SHI), collocata di poco sopra il 6%. Sono appunto società di Stato, attive nel comparto energetico, con dimensioni da colossi dell’economia e su cui interviene il potere centrale perché versino dividendi di tutto rispetto. Poi ci sono gli Etf, presenti a Borsa Italiana, certamente meno remunerativi ma più prudenziali nella gestione complessiva.

Quanto erogano i migliori 

I replicanti di indici cinesi sono ormai veramente molti, data la complessità del sistema borsistico di quel mercato, fra cui spesso ci si perde. La maggior parte degli Etf è di tipo ad accumulo ma ce ne sono anche alcuni a distribuzione. Il più remunerativo è l’iShares China Large Cap (Isin IE00B02KXK85 – valuta denominazione Usd), che paga tre volte l’anno un importo complessivo collocato attualmente sul 2,5% di yield, valore penalizzato da quotazioni in corso piuttosto elevate rispetto alle medie degli ultimi anni. Delle tre cedole quella più consistente viene corrisposta a settembre. L’anno scorso è stata di 2,85 $ contro i 2,28 del 2019. Lo storico risulta sufficientemente lungo – risale fino al 2005 in base a quanto pubblicato sulla relativa schermata del sito di Borsa Italiana -  per poter disporre di dati affidabili. Un po' staccato lo segue l’Xtrackers Harvest Csi 300 (Isin LU0875160326 – valuta di denominazione Usd), che proprio nei prossimi giorni dovrebbe pagare l’importo relativo al 2021. Prevede infatti una sola cedola ad aprile e lo storico in questo caso risale al 2014. Lo scorso anno fu versato 0,1793 Usd, pari a circa l’1,7%. 

Guardare al futuro

I rendimenti – e la lista degli Etf potrebbe proseguire – appaiono forse modesti ma in realtà si allineano a quelli di Wall Street, con una differenza: la Borsa cinese è mediamente più volatile e quindi offre maggiori occasioni di abbinare performance di prezzo a yield distributivo. Il vero punto forte è però un altro: la scelta di aumentare i “payout”, voluta dal Governo, deve ancora tradursi in un impatto concreto e diffuso. Prepararsi quindi oggi a un trend futuro è un’occasione da valutare e gestire in previsione di una svolta epocale impensabile soltanto pochi anni fa.