Telecomunicazioni, una vecchia parola che sa di società dei telefoni a fili. Negli ultimi tempi però il loro ruolo è cambiato con un processo di trasformazione agevolato anche da Internet e da tante altre applicazioni tecnologiche. Le big del settore se ne avvantaggiano positivamente, soprattutto negli Usa, dove hanno avviato una metamorfosi radicale. Un esempio è rappresentato da At&t (Nyse – sigla T), storica società carica di debiti che ha affrontato un cambiamento allo scopo di ridurre le attività in perdita e di migliore la profittabilità complessiva. Ciò non esclude che, dal punto di vista della remuneratività dell’azionista, At&t si metta in luce da lungo tempo. I numeri in merito sono espliciti relativamente agli ultimi cinque anni:

  • yield minimo (nel 2016): 4,37%
  • yield massimo (nel 2020): 7,85%
  • yield medio: 5,82%
  • yield a ieri: 6,8%.

Bene ma può migliorare

Un valore quasi del 7% dà rilievo a quest’azione, sebbene si possa ipotizzare un suo superamento senza eccessive difficoltà. A febbraio, in coincidenza di correzioni di prezzo, lo yield è salito appunto sopra il 7% e si è avvicinato al 7,5% (26/2/2021). È pur vero che – come in ogni cosa – c’è l’altra faccia della medaglia. L’azione ha perso negli ultimi cinque anni il 20% del suo valore mentre l’S&P saliva a rotta di collo. Ora in ogni caso c’è un’atmosfera più distesa, grazie al lancio di nuove iniziative e soprattutto della piattaforma streaming HBO della Warner Media, controllata di At&t. Film, serie tv e saghe fanno concorrenza a Netflix e a Disney +, con obiettivi commerciali molto ambiziosi e relativi non solo al mercato Usa ma anche all’America Latine e poi all’Europa. Naturalmente sul mercato ci sentono anche le voci critiche: riguardano l’attuale livello di quotazioni dell’azione, ritenuta troppo fragile. La sfida del 7% di dividend yield è quindi possibile, sebbene sia vista come l’esito di una debolezza che permane. 

La lenta risalita

In effetti osservando il grafico di lungo periodo si vede chiaramente come l’azione At&t sia ancora lontana dal riprendersi dal crollo degli anni 2000. E non è un refuso! Sì proprio la bolla tecnologica si sgonfiò di colpo trascinando il titolo poco sopra i 10 $ contro i precedenti 85-90 $. Poi è iniziata una fase di riaccumulo molto lenta, con massimi nell’area dai 30 ai 36 $. Oltre vent’anni per un rilancio così modesto sono davvero tanti e confermano come la società telefonica dovesse affrontare sfide che ne ribaltassero l’identità. È quanto sta succedendo, sebbene i mercati siano ancora timidi su una svolta decisamente rialzista. Crederci però è legittimo, sebbene occorra superare prima i 32 $ e poi di netto i 36 $, contro la chiusura ieri sera a 30,27 $.

Il dividendo salirà

Il mercato si chiede da tempo se il dividendo trimestrale (ultimo a 0,52 $) della società sia sostenibile. Le risposte sono abbastanza affermative considerando che il trend è stato positivo negli ultimi dieci anni e che anche per il 2021 e il 2022 si prevede una crescita dell’ordine del 2% annuo. In una Wall Street caratterizzata da p/e stellari At&t si colloca ancora su valori umani (a 14 attualmente), confermando come l’abbinata fra rendimento e potenziale crescita del titolo meriti quanto meno attenzione. Con un “buy” che può scattare in presenza di possibili di incrementi di volatilità al ribasso, sempre logicamente in ottica di “dividend yield”.