Può sembrare poco verosimile ma sono proprio i grandi ricchi a privilegiare le strategie di investimento basate sui rendimenti e soprattutto su quelli derivanti da dividendi azionari. Lo conferma una recente indagine condotta negli Usa da Kiplinger Investing, sito di consulenza finanziaria riservato a chi ha altissimi capitali. Ebbene il risultato è quasi clamoroso. Con alcune strategie utili anche per chi ha piccoli importi da gestire, perché dai miliardari c’è sempre da imparare qualcosa, almeno nell’amministrazione dei soldi.

  • Fondamentale la convinzione che se un’azione rende bene e con una continuità di rendimento negli anni avrà maggiori probabilità di crescere in termini di quotazione e di sopportare eventuali correzioni dei mercati.
  • Importante determinare una lista di stocks fra le quali ce ne siano varie a prezzi di acquisto inferiori ai cosiddetti valori intrinsechi: spesso sono loro quelle che garantiranno nel tempo il miglior rapporto fra performance e distribuzione di profitti.
  • Il metodo che assicura successo sta proprio nell’identificare fra le campionesse di rendimento quelle che hanno maggiori prospettive di “upside”.

Le preferite al momento attuale

I parametri di selezione portano a escludere titoli con altissimi rendimenti e lo dimostra il fatto che la selezione delle azioni privilegiate abbia yield da un massimo del 5,6% (al momento della ricerca) a un minimo dello 0,30%. Sono percentuali apparentemente modeste per gli europei e soprattutto per noi italiani ma riferite sempre a leader di mercato soprattutto nei rispettivi settori di appartenenza.

In testa alla classifica due petrolifere. Si tratta di Exxon Mobil (ticker XOM) e di Chevron (ticker CVX). La prima ha un rendimento in corso del 6,17%, che dovrebbe restare stabile nei prossimi anni, con un p/e (rapporto prezzo/utili) visto in discesa. Lo yield in corso è nettamente superiore rispetto alla media degli ultimi dieci anni al 3,88%. La seconda si attesta sul 5,2% di rendimento in corso, valore che potrebbe salire dal 2022 ma non superare il 5,5% contro una media dell’ultimo decennio al 3,9%.

L’healthcare (comparto sanitario) è il secondo in termini di peso sulle azioni preferite. Merck (ticker MRK), Bristol-Myers (ticker BMY) e Johnson & Johnson (ticker JNJ) scendono sotto la barriera del 4% di rendimento ma sono considerate molto stabili e dai business strutturalmente solidi. Merck dovrebbe versare un 3,4% nel corso del 2021 per salire al 3,7% nel 2022, valori non molto superiori rispetto alla media a dieci anni del 3,27%. Il p/e è stimato costante per il prossimo triennio, confermando il presupposto di cui si è detto. Johnson & Johnson è una campionessa di regolarità nel tempo: il suo dividend yield negli ultimi dieci anni si è collocato al 2,82% e per il 2021 viene dato al 2,6% per poi tornare in seguito verso il valore medio.

Prodotti di largo consumo e tecnologia seguono poi nella lista delle “preferred” da parte dei grandi patrimoni con yield sul 3,1%: i nomi prescelti sono PepsiCo (ticker PEP) e Cisco (ticker CSCO).

Puntare sulla qualità

Si noti la totale assenza di settori considerati più speculativi: per esempio l’automobilistico, la tecnologia d’avanguardia e il lusso, seppur marginale quest’ultimo negli Usa. Sostanzialmente i miliardari in $ si allineano alla filosofia del loro “guru”, Warren Buffett: gli investimenti di lungo periodo devono garantire rendimenti continuativi nel tempo ma soprattutto resistere in situazioni di mercato sia espansive sia correttive. È l’asset azionario di qualità a fare la differenza, il che richiede uno sforzo di adeguamento al “non speculativo”, scelta difficile per noi latini. I risultati degli ultimi anni confermano la validità della strategia, con due dogmi fondamentali, di cui i ricchi sono ultra convinti: puntare su azioni che aumentino nel tempo i profitti a favore degli azionisti; acquistare solo azioni che abbiano quotazioni inferiori al valore intrinseco. Tutto il resto lasciatelo a chi specula in Borsa. Gli investitori devono avere solo obiettivi categorici.