Secondo i dati diffusi da ACEA, anche a maggio il mercato automobilistico europeo riporta una contrazione delle immatricolazioni.
Nel complesso dei Paesi dell’Unione Europea allargata e dell’EFTA le auto immatricolate si attestano a poco meno di 1.165.000 nel mese, con una contrazione dell’8,7% rispetto a maggio dello scorso anno. Tra i maggiori mercati, la Germania registra i volumi più elevati, ma anche la flessione più pesante (-35,1%), seguita dall’Italia (-13,8%) e dalla Francia (-11,5%). Regno Unito e Spagna, al contrario, vedono crescere i propri livelli di immatricolazioni a confronto con le performance negative di maggio 2009.
Nei primi cinque mesi dell’anno, il mercato ha totalizzato 6.111.021 unità, pari al 2,3% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Il mercato italiano ha nuovamente riportato una flessione a due cifre nel mese (-13,8%), totalizzando 163.700 immatricolazioni. Un risultato su cui ha inciso l’andamento negativo della raccolta ordini, insieme a una congiuntura economica ancora critica. Terminata la riserva di ordini accumulata a fine 2009 per effetto degli incentivi, che ha consentito di mantenere alti livelli di immatricolazioni nel primo trimestre 2010, gli ordini registrano un forte calo anche a maggio e sono in ribasso del 25% circa da inizio anno.
Le marche nazionali totalizzano 90.482 immatricolazioni in Europa nel mese (-22,3%) e nel cumulato da inizio anno i volumi complessivi si attestano a 506.622 unità (-7,3%).
‘‘La performance del mercato europeo a maggio non fa che confermare le attese - ha dichiarato Eugenio Razelli, Presidente di ANFIA. Ad eccezione della Spagna, in cui gli incentivi rimarranno in vigore fino a settembre, e del Regno Unito - Paesi che a maggio 2009 avevano entrambi accusato flessioni pesantissime - tutti i maggiori mercati hanno registrato cali a due cifre. In un contesto economico ancora difficile e senza alcun intervento di stimolo della domanda, non possiamo aspettarci grossi miglioramenti a breve termine. Questo non potrà che avere conseguenze negative sia in termini di indebolimento della filiera, che a livello di rinnovo del parco circolante in chiave ecologica, in contraddizione con quanto auspicato dalle politiche ambientali europee’’.