Una delle forme di bullismo più violente e dilagante che caratterizzano il ventunesimo Secolo è il body shaming, ovvero la derisione dell’altrui persona per il proprio aspetto fisico.

Un’umiliazione verbale, composta da critiche e derisioni pubbliche e private che portano a forti turbe psicologiche per i soggetti che ne sono colpiti; un fenomeno di vero e proprio pressing psicologico che mai come in questi anni sta dilagando, interessando una platea vasta ed eterogenea.

Il tentativo di fornire nuovi metodi per prevenire e combattere il body shaming è diventato uno dei principali interessi delle politiche delle pari opportunità, sociali e più in generale dell’interesse pubblico.

In questo video di La Fisica Che Ci Piace scopriamo insieme come iniziare a combattere questo fenomeno: BODY SHAMING - 3 modi per superarlo - il video del venerdì

 

Come riconoscere il body shaming

La violenza psicologica rappresentata dal body shaming è ormai stata riconosciuta in modo indiscusso come una vera e propria forma di bullismo verbale.

Il modo in cui questo bullismo che interessa in modo indistino uomini e donne di tutte le età si manifesta come derisione e critica rivolta all’aspetto fisico del soggetto che viene bullizato.

L’umiliazione si incentra quindi meramente sull’apparire, senza avere alcun fondamento o motivazione se non il far sentire in minoranza e soggezione la persona che è stata presa di mira e che viene derisa in modo talora violento e intenso. 

L’oggetto della derisione e dello scherno può essere qualsiasi aspetto del corpo individuata dal bullo.

Se infatti l’autore dell’umiliazione provocata dal body shaming individua una caratteristica fisica non in linea con i canoni estetici imposti dalla società, ecco che viene messo in atto l’episodio di offesa nei confronti di una terza persona, colpevole unicamente di essere se stessa.

L’essere troppo alti o troppo bassi, essere in carne o eccessivamente magri, avere acne sul corpo o eccessiva peluria o ancora la presenza o meno di tatuaggi: ogni motivazione è valida e può essere utilizzata per dar via alle derisioni nei confronti di un soggetto particolarmente fragile.

Ecco quindi che il bodyshaming può manifestarsi in modi variegati e con affermazioni assolutamente prive di senso, scegliendo di deridere in modo diretto la persona per l’aspetto fisico e “incolpandolo” per le sue caratteristiche fisiche oppure comparando il fisico della persona bersaglio delle derisioni con quello di prototipi spesso inaccessibili e ideali.

E gli effetti del giudizio negativo degli altri sull’aspetto fisico possono avere conseguenze particolarmente gravi.

L’autostima del soggetto colpito da questa forma di bullismo del corpo, infatti, ne può risentire in modo consistente, dando il via ad esempio alla nascita di disturbi alimentari, quali l’anoressia e la bulimia, sempre più diffusi in particolare modo tra adolescenti e soggetti di sesso femminile.

E spesso il non essere apprezzati per come si apparta può portare anche a gesti estremi come il suicidio.

Il body shaming può infatti sfociare in veri e propri reati penali

In base alla condotta tenuta dal bullo, questo può essere chiamato a rispondere ad accuse di reati penali come ad esempio:

  • diffamazione, anche in forma aggravata, quando la violenza è continuata, sia di persona che tramite i social;
  • stalking, se il fenomeno è continuo nel tempo e persecutorio;
  • istigazione o aiuto al suicidio, quando, nei casi più gravi di body shaming, il soggetto colpito sceglie di togliersi la vita, anche a causa dell’atteggiamento persecutorio e istigatori del bullo.

Fat Shaming e Thin Shaming

Bersaglio del body shaming, ovvero della derisione aperta di un soggetto per il suo aspetto fisico, possono essere davvero tutti.

Non esiste un’unica caratteristica fisica bersaglio di questa forma di bullismo, ma può essere rivolta, ad esempio, a soggetti in sopravvento o eccessivamente magri.

Proprio per questo motivo sono stati introdotti dei termini ad hoc, ovvero Fat Shaming e Thin Shaming, come riportato nell’articolo de "Il Punto Quotidiano".

Nel caso in cui bersaglio della derisione siano persone in sovrappeso, quindi, si parla di Fat Shaming.

Si tratta senza dubbio della forma di body shaming più diffusa, a causa degli stereotipi che richiedono un fisico asciutto e slanciato ad ogni coso.

I modelli proposti dai social media e dalla televisione, infatti, si presentano sempre tonici e muscolosi, senza alcun “antiestetico” rotolino sulla pancia e perfettamente slanciati.

Come spiega Rivoltella nel suo libro “Le virtù del digitale. Per un'etica dei media” e come riportato da Ipssarmaffioli

“sovrarappresentazione dell’apparire, della forma fisica, dell’aspetto giovanile e performante (…) sono diventati la norma”.

Un tentativo di contrasto al fenomeno dilagante del Fat Shaming è l’attività delle persone cosiddette “Curvy”, in particolare modo giovani donne, che stanno cercando di abbattere l’immagine di questa normalità imposta e non reale attraverso la creazione di campagne spesso spontanee per ridare nuova autostima a chi, essendo in sovrappeso, non si sente bene con il proprio fisico.

Questo tentativo di rivalsa è sfociato talvolta nel fenomeno opposto, ovvero nel Thin Shaming: campagne denigratorie proposte per lo più sui social network in cui vengono prese di mira le persone più magre, identificate come “pelle e ossa”.

In entrambi i casi il fisico è al centro delle critiche, individuato come elemento che definisce il sé rispetto agli altri, i propri valori e il proprio essere.

Adolescenti e boby shaming

Il dilagare di questo fenomeno è direttamente da collegare all’incessante crescita nella divulgazione tramite i principali social media (come Facebook, Intagram e Tik Tok) di immagini di corpi che dovrebbero rappresentare il modello ideale del fisico femminile e maschile.

Aspettative irrealistiche e quasi mio concretizzabili per la maggior parte delle persone e che producono ideali distorti sopratutto tra i più giovani.

Sono infatti gli adolescenti che, facilmente influenzabili dalle immagini proposte al grande pubblico, vivono con un’immagine distorta di sé, creando per loro stessi e per gli altri dei mondi e degli ideali distorti, di cui rischiano di diventare vittime.

La fase transitoria tra infanzia e età adulta rappresenta di per sé infatti un periodo di passaggio spesso traumatico e, come indica la rivista State of Mind 

“segnato da drammatici cambiamenti nello sviluppo fisico, sessuale, cognitivo, psicologico e sociale.” 

È chiaro quindi che questi anni di passaggio, così delicati, possono diventare ancora più traumatici se i giovani sono esposti a una pressione incessante da parte delle immagini e dei messaggi proposti dai social media, diventando vittime dirette o indirette di episodi di body shaming.

Ricreare già dalla giovane età delle aspettative distorte per la propria forma fisica, infatti, sia per sé che per gli altri, può creare danni e problemi a lungo termine, che possono quindi poi ripercuotersi anche su tanti altri aspetti della vita quotidiana, con conseguenze talvolta irrimediabili.

Come combattere il fenomeno del Body Shaming

Alla base del fenomeno del body shaming vi è quindi il costante paragone del proprio o dell’altrui fisico con i canoni imposti dalla società contemporanea.

Un confronto imposto sopratutto dalle immagini proposte dai social media che creano falsi miti e immagini poco realizzabili a cui la maggior parte delle persone tendono a volersi accumunare.

Ecco quindi che il confronto diretto o meno con persone che danno giudizi sull’altrui aspetto fisico, con critiche e derisioni spesso esasperate, è una costante del mondo contemporaneo.

La critica e la derisione per l’aspetto fisico possono quindi partire anche da perfetti sconosciuti, estranei che tramite i social network mettono in moto episodi di body shaming, di bullismo scaturito unicamente dall’aspetto fisico così come questo appare in foto.

Il tentativo di sradicare dalla nostra società questo fenomeno dilagante di bullismo è quindi diventato un must dei nostri anni.

Un fenomeno che ormai appare sempre più radicato, soprattutto nella società occidentale, che tramite i social si espande a macchia d’olio, come sottolinea anche State of Mind.

La parola d’ordine è quindi imparare a contrastare il body shaming partendo da sè.

Riuscire a capire in quale modo contrastare e prevenire i body shaming, sopratutto nella sua forma virtuale è un percorso che deve partire anche da se stessi, imparando a evitare, ignorare e rispondere a situazioni difficili e violente da un punto di vista psicologico.

E’ bene innanzitutto ridimensionare l’importanza che nella nostra società viene data a Facebook, Instagram, Tik Tok alle immagini che vi vengono proposte.

Bisogna ricordare, soprattutto ai più giovani e agli adolescenti, che la vita si basa su relazioni con persone reali e che tali relazioni vanno al di là dell’aspetto fisico proposto da una foto.

Bisogna inoltre imparare ad apprezzare se stessi a 360 gradi, anche nel proprio aspetto fisico. Scegliere di compiere semplici attività che ci fanno vivere in armonia con il nostro corpo, infatti, aiuta ad apprezzarci così per come si è. 

Infine, bisogna sempre ricordare che non è la forma fisica ad indicare il valore della persona.

Avere un corpo in salute, infatti, è funzionale a poter vivere meglio. Per questo seguire una corretta alimentazione e un’adeguata attività fisica è fondamentale per poter vivere bene.Ma modificare il proprio corpo o le proprie abitudini per essere apprezzati dagli altri o per assecondare le mode e le tendenze del momento non è in alcun modo la risposta a poter vivere meglio con se stessi.