Commissione Europea: stop veicoli a benzina dal 2035

La Commissione Europea ha approvato il Green Deal, un piano che ha come obiettivo quello di ridurre la CO2 entro il 2050, data che per molti esperti segnerebbe il punto di non ritorno per arrestare il cambiamento climatico. La Presidentessa Von Der Leyen presenta il piano sancendo lo Stop ai veicoli a benzina e diesel.

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La Commissione Europea ha approvato il Green Deal, un piano che ha come obiettivo quello di ridurre la CO2 entro il 2050, data che per molti esperti segnerebbe il punto di non ritorno per arrestare il cambiamento climatico. La Presidentessa Von Der Leyen presenta il piano sancendo lo Stop ai veicoli a benzina e diesel dal 2035.

Si tratta del piano più importante in ambito ambientale, dopo gli Accordi di Parigi, per la riduzione dell'inquinamento atmosferico causato dalla CO2. Il piano approvato dalla Commissione Europea si chiama FitFor55 e prevede l'azzeramento delle emissioni di CO2 entro il 2050, oltre che una riduzione delle emissioni entro il 2030 del 55 per cento. Ma non solo.

Questo piano prevede d'intervenire anche sull'energia, su l'uso del suolo nell'estrazione dei conbustibili fossili e sulla fiscalità. Ma vediamo insieme nel dettaglio di cosa si tratta.

La Commissione Europea contro l'inquinamento

Finalmente possiamo parlare di una vera e propria svolta, una decisione, quella presa dalla Commissione Europea, che fa ben sperare per il futuro dei nostri figli e del nostro pianeta. La Presidentessa della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen ha esplicitamente detto che si tratta di un importante traguardo per un'Unione Europea che guarda un po' di più verso il futuro: l'Unione Europea sarà l'apripista verso una economia pulita, ha detto.

Difatti, fino ad ora, e dopo tanti anni di dibattiti sul cambiamento climatico, a cominciare dall'ultimo Friday for Future, dove a parlare alla Commissione Europea fu Greta Thumberg, non si era fatto molto. Le parole erano tante e tanti sono stati i negazionismi sul tema del cambiamento climatico, ma i fatti degli ultimi anni ci dimostrano che il tema ambientale è molto più complesso di quello che sembra: pandemie, alluvioni e dissestri idrogeologici ci dimostrano che il delicato equilibrio ambientale è ormai stato compromesso ed è necessario agire concretamente.

C'è, infatti, un punto di non ritorno prima del quale bisognerebbe riuscire a ridurre e azzerare completamente le emissioni, ed è il 2050. Superato quel limite non ci sarà più niente che potremmo fare, poichè il cambiamento climatico è già in corso e non c'è modo d'arrestarlo se non con una svolte green.

Con il Maxipiano chiamato FitFor55 presentato da Ursula Von Der Leyen ha come obiettivo quello di tassare chi inquina di più ed, inoltre, ridurre fino ad azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050. L'obiettivo è quello di tassare il prezzo degli idrocarburi, un modo per ridurre l'impatto ambientale di quest'ultimo.

La strategia è quella di riuscire a sviluppare col tempo un'economia priva di corbonfossile non solo tassando questo settore, ma aiutando anche le famiglie con delle difficoltà economiche nella transizione ecologica attraverso un Fondo Sociale. 

Per capire cosa prevede il Maxipiano FitFor55 vediamo insieme un video di Pictet AM Italia:

Ovviamente non mancano le critiche al progetto, per molti molto oneroso e per cenrti versi "frettosolo", anche se di cambiamento climatico se ne parla da anni e molti avrebbero potuto adeguarsi al cambiamento in atto, invece che aspettare il consenso della Commissione Europea. Queste le parole del vice Presidente Frans Timmermans sull'argomento:

Quello che presentiamo oggi è un approccio olistico, non tutti gli Stati membri o parti del Parlamento europeo troveranno di loro gusto alcune componenti, ma si tratta di raggiungere l'obiettivo di un pacchetto equilibrato. La legge prevede la riduzione delle emissioni entro il 2030, ne discuteremo e troveremo soluzioni.

Inoltre, per sfavorire la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, non solo questo verà tassato all'interno dei paesi dell'Unione, ma verrà anche stabilito un prezzo sulle importazioni di carbonio proveniente dai paesi al di fuori dell'Unione Europea. Questo impedirà la rilocalizzazione delle emissioni delle grandi industrie e ridurre così l'impatto ambientale di certi materiali, come acciaio, cemento, ferro, elettricità, alluminio e fertilizzanti

Il Governo italiano sul Green Deal

Il commissiario per l'Economia, Paolo Gentiloni, ha commentato in maniera positiva il progetto presentando il piano per la transizione verde. Quest'ultimo vede il Green Deal come un'opportunità per un cambiamento importante verso la transizione ecologica. Molti vedono quest'ultima come un modo per tassare le multinazionali, ma il commissario commenta dicendo che non si tratta di una tassa ma è una misura ambientale volta a cambiare drasticamente i nostri comportamenti.

 Il Governo italiano commenta con entusiamo il progetto, soprattutto il sottosegretario agli Affari europei Enzo Amendola. Anche nel programma Next Generation Eu, ed il PNRR approvato pochi giorni fa, è presente un programma per la transizione ecologica e molte saranno le riforme ed i progetti che verranno finanziati. 

Tuttavia, anche qui non mancano i dubbiosi, uno fra questi il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti. Secondo quest'ultimo se il piano verrà approvato così com'è allora per alcuni settori industriali c'è un rischio eutanasia. E questo rischio sembra esserci anche per i settori che stanno appena nascendo.

Un'altra voce fuori dal coro è il Presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, che chiama i favorevoli alla transizione economica "nuovi capitalisti". Secondo il Presidente di Confindustria, infatti, il Green Deal avrà un impatto disastroso nel settore industriale e farà perdere migliaia di posti di lavoro.

Il Presidente, inoltre, non accetta le nuove linee guida sull'uso dei conbustibili fossili indicati dalla Commissione: per quest'ultimo arrivare ad azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050 è un'impresa irrealizzabile e chiarisce che gli obiettivi delle emissioni di CO2 rimangano inalterate fino al 2025.

Tuttavia, bisogna dire che il settore industriale ha avuto tutto il tempo per adeguare la sua posizione al processo di transizione ecologica, considerando anni di dibattiti sull'argomento. E' arrivato il momento di adeguardi al cambiamento in atto. Dovremmo considerare questo come un'opportunità di innovazione e di crescita, non di perdita.

Commissione Europea, stop ai veicoli a benzina e a diesel dal 2035. Un rischio?

A partire dal 2035 nell'Unione Europea verranno prodotte ed immatricolate solamente le auto ad emissioni zero. Inoltre, la Commissione Europea prevede la riduzione delle emissioni inquinanti delle auto al 55 per cento entro il 2030 e del 100 per cento entro il 2035. Questa la proposta della Commissione che, se approvata, porterà all'eliminazione delle auto con motore a scoppio, così come le conosciamo, per fare spazio alle silenziose e non inquinanti auto elettriche. 

Un tocca sana per il nostro pianeta e per l'aria che tutti noi respiriamo. Ricordiamo infatti che negli ultimi anni, a parte le targhe alterne, non si è fatto molto e che nei centri metropolitani l'aria è diventata irrespirabile, non solo per le auto ma anche per le industrie che ancora non si sono adeguate al processo di transizione ecologica. Per non parlare del problema dell'inquinamento delle falde acquifere da parte ancora una volta d'industrie e fabbriche. Ricordiamo tutti quando durante il lockdown l'aria, i fiumi ed i mari avevano ricominciato a vivere. La rimozione delle auto a benzina e diesel potrebbe essere il primo vero passo verso la tutela dell'ambiente.

La Commisione Europea prevede anche l'obbligo per tutti gli Stati membri di espandere l'installazione delle colonnette di ricarica per le auto elettriche, per un totale di un milione di colonnette, in linea con la produzione e la vendita delle nuove auto ad emissione zero. L'installazione verrà incrementata soprattutto nella autostrade: ci saranno colonnine di ricarica per auto elettriche ogni 60 kilometri e stazioni di rifornimento di idrogeno ogni 150 kilometri.

Il Fondo Sociale per il cambiamento climatico andrà a finanziare tutte le forme di innovazione come l'acquisto di una nuova auto o la sostituzione del riscaldamento di casa per i privati o l'ammodernamento delle infrastrutture pubbliche

Una corsa contro il tempo

Si tratta, quindi, di una corsa contro il tempo. Il clima impazzito di questi giorni ci prova che il delicato ecquilibrio ambientale è stato ormai compromesso e la Commissione Europea lo sa benissimo, tanto da stabilire un vero e proprio ultimatum alla produzione di oggetti inquinanti. Le alluvioni in Germania sono un sintomo di un problema molto più grande, che necessita attenzione: l'innalzamento della temperatura mondiale causato dalle emissioni di CO2

Ricordiamo, infatti, che dal 3 luglio è in vigore la direttiva che vieta la produzione della plastica monouso, ormai troppo presente nei nostri mari ed ovunque ci capiti di buttare l'occhio. Non solo gli utensili da cucina, piatti, bicchieri ecc, sono vietate anche gli assorbenti igienici, gli applicatori in plastica dei tamponi ed i tamponi, palloncini, tappi, tazze in plostirolo espanso e coperchi. 

E' vietata anche la cosiddetta plastica oxodegradabile, quella che si degrada in tanti piccoli pezzettini, ovvero la microplastica. Quest'ultima si trova adesso anche negli alimenti, come il pesce, e quindi anche nel corpo umani, con gravi ripercussioni sulla nostra salute.

Anche questo provvedimento è stato criticato, da Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, che l'ha definito come un duro colpo per l'industria del packaging italiana.

L'Unione Europea, di contro, prevede di piantare entro il 2030 tre miliardi di alberi in tutto il territorio. Questo servirà a ridurre e ad assorbire l'anidride carbonica. Il Green Deal prevede, quindi, un piano per il riboschimento del territorio dell'Unione. La strategia prevede come obiettivo quello di arricchire la quantità, la qualità e la resilienza dei boschi dell'Unione Europea. Anche qui, gli stati dovrenno adeguardi alla strategia per il riboschimento del territorio nazionale, attraverso la fissazione di obiettivi nazionali in linea con la strategia stessa.