Tra le pellicole più promettenti del momento non possiamo non citare “Generazione low cost”, film che non solo racconta del disagio esistenziale di una giovane donna vicina ai 30 anni ma analizza il senso di precarietà dei voli last minute.

Un bel prodotto cinematografico che darà da pensare. Ecco le anticipazioni del trailer e qualche curiosità a proposito.

Generazione low cost: quando e dove vedere il film

I 30 anni sono un bel punto di arrivo. Si è abbastanza grandi per ritenersi adulti, si ponderano decisioni importanti e si è nel punto più alto (e più critico) della propria carriera. E per quanto riguarda la vita? Che ne é dell’imprevedibile vita?

Questo è il quesito cui ruota attorno il film francese “Generazione low cost”, diretto da Julie Lecoustre ed Emmanuel Marre in uscita nelle sale italiane il 12 maggio 2022 alle ore 21:00.

Il cartellone pubblicitario scatta un primo piano su una hostess della compagnia Ryanair, giovane e innamorata della libertà, con lo sguardo perso chissà dove ad interrogarsi su dove stia andando veramente. Si perché se l’aereo può portarla dovunque, non conta dove si arriva ma come si arriva.

Se l’identità ci rispecchia, se gli obiettivi che ci eravamo posti di raggiungere li abbiamo effettivamente raggiunti e se c’è qualcosa di meglio che ci attende là fuori.

Nel trailer, una canzoncina tipicamente giovanile accompagna la narrazione per immagini dove si alternano scene di lavoro e scene di vita privata, dove la carriera conta molto ma non ci sono proposte lavorative entusiasmanti e dove nemmeno la propria famiglia non crede nelle nostre capacità.

“Generazione low cost” è un film che abbraccia le insicurezze dei trentenni e le trasforma in qualcosa di più, dando nuova importanza alle direzioni (non esclusivamente aeree) e alle scelte che i giovani di oggi si trovano quasi costretti a fare.

Sopravvivere ad un lavoro che serve ma che non piace ed essere, al tempo stesso, perdutamente affascinati da un futuro diverso che potrebbe non arrivare mai. Si potrebbe definire un prodotto cinematografico precario come la vita che racconta, utile agli spettatori per immedesimarsi in una situazione a loro sconosciuta o per capire il momento che stanno attraversando.

Sicuramente di grande successo nelle sale cinematografiche, “Generazione low cost” potrebbe arrivare sulle migliori piattaforme streaming come Netflix, Sky, Infinity e Now Tv a distanza di pochi mesi ed identificarsi come un’opera contemporanea di tutto rispetto.

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Generazione low cost: le anticipazioni nel trailer

Il trailer di “Generazione low cost” dura 1 minuto e 50 secondi eppure, nella sua brevità racchiude già molte anticipazioni di quella che sarà la narrazione completa presente nel film.

Una prima introduzione ci fa capire benissimo dove siamo, a bordo di quello che sembra essere un’aereo della Ryanair.

I colori giallo e blu si ripropongono nelle giacche e nei foulard indossati dalla protagonista e dalle sue colleghe, giovani donne che volano nei cieli europei e condividono gioie e dolori del lavoro dell’hostess.

Si ritengono fortunate perché nello stesso giorno possono vedere il sole e la neve ma quando si fermano, la vita sembra piombargli addosso violentemente.

La protagonista si ritrova a dover spiegare alla propria famiglia che il suo compito va ben oltre il servizio del caffè a bordo. È talmente presa da quello che sta facendo che a volte si dimentica da quanto lo sta facendo e deve connettersi ai social come Instagram per definire una tempistica corretta.

È la classica trentenne che sta attraversando il momento clou con cui tutti devono fare i conti, prima o poi, e che tra una festa ed un rapporto sessuale occasionale, invidia la carriera delle hostess bellissime della Emirates che sembrano vivere meglio di lei.

Le viene chiesto di mantenere la concentrazione sul lavoro anche quando lo stipendio fa piangere e di non pensare alla propria vita privata quando è a bordo. Spesso si sente chiedere come pensa che possa essere il futuro e lei non riesce nemmeno a proiettarsi al giorno dopo.

Il film, approdato sul red carpet del Festival di Cannes nella Semaine de la Critique racconta la vita di Cassandre, una giovane hostess che lavora per la classica compagnia low cost, insoddisfatta della sua frenesia tra viaggi e scali fino a che un imprevisto non la costringe a tornare a casa ed affrontare nodi irrisolti.

Generazione low cost: la trama e il cast

Sebbene le anticipazioni lascino poco spazio all’immaginazione e raccontino bene quale sia la trama del film, in realtà ci sono molte cose che ancora non sapete su di essa. Partendo dal presupposto che tutto quello detto finora sia una specie di riassunto della narrazione, la trama vera e propria è molto più complessa di così.

L’esistenza dell’hostess Cassandre è il vivere “alla giornata” che tutti vorrebbero provare almeno una volta ma che per lei non è sempre così bello ed entusiasmante.

Anche se le sue colleghe di bordo la chiamano “Carpe Diem” e Cassandre sia una persona socievole che si diverte e viaggia tanto, in realtà è una donna che non ha legami e radici importanti al di fuori della sua famiglia e sogna sempre di poter lavorare per una compagnia di alto livello.

Una compagnia come quella della Emirates, dove le hostess sembrano essere uscite dal salone di bellezza ed hanno sempre quel sorriso incantevole, sinonimo di benessere e soddisfazione personale.

Nella realtà che Cassandre deve affrontare però, non c’è nulla di tutto questo. I voli offerti a prezzi bassi sono confezionati per viaggi a breve termine e forniscono l’illusione di aver vissuto la giornata anche se si è solo alle prime ore del mattino.

La ragazza si trova ad essere investita da un turbinio di emozioni negative che la portano a farsi domande esistenzialistiche fino al momento in cui la sua vita cambia per sempre a causa di un imprevisto del quale non ci è dato sapere nulla.

Ad interpretare la protagonista è Adèle Exarchopoulos, attrice francese di origine greca che con quel suo broncio da ragazzina e il suo corpo da donna riesce a trascinare lo spettatore in scena sin dall’inizio.

La sua presenza scenica e la sua immedesimazione sono uno dei punti di forza dell’opera perché trasmettono verità ad una storia già sapientemente costruita.

Quel modo un po' distratto e non curante di tenere alla sua bellezza la rende ancor più vicina a noi e quel rossetto rosso impresso sulle sue labbra rende il suo viso ancor più serio e particolare.

Al suo fianco compaiono una giovanissima Mara Taquin nel ruolo di Mélissa, mentre l’attore Alexandre Perrier ricopre i panni di Jean.

Generazione low cost: perché vederlo e cosa dicono le recensioni

Ci sono tantissimi motivi per uscire di casa stasera, recarsi al cinema più vicino e vedere “Generazione low cost” ma quello principale é che di fatto, non è un film.

Il prodotto di Julie Lecoustre ed Emmanuel Marre è un documentario girato con uno stile che ricorda molto il “found footage”, ovvero la ripresa amatoriale con inquadrature sghembe e il pedinamento da parte della stessa macchina da presa.

Accanto a questi due elementi compaiono riprese più classiche che rendono il film eclettico e che dà l’impressione di non avere ben chiao quale sia la strada da seguire.

Questo senso di disorientamento, a primo impatto potrebbe lasciarci estraniati ma è proprio il fulcro attorno al quale gira la storia della protagonista ed è il trucco che più piace alla critica cinematografia.

Ogni recensione lasciata dopo aver preso visione al film riporta come quest’opera sembri andare in una precisa direzione e poi, all’improvviso, svolti e ne prendi un’altra.

All’intoppo rappresentato dal lavoro della hostess si unisce anche un rimando doloroso al passato: la morte della madre.

Sebbene nella narrazione non compaiano riferimenti specifici, la regia ha scelto di riservare un piccolo episodio che riesce a farci capire lo spaesamento provato dalla protagonista stessa.

Le recensioni lo definiscono un film che continua a spiazzare e a stupire, che diverte e che fa riflettere molto sulle condizioni che i giovani di oggi sono costretti ad affrontare per assicurarsi un futuro nel mondo del lavoro. Un film di denuncia sociale che affronta uno spaccato di vita in equilibrio precario come la generazione che racconta.

Vedere “Generazione low cost” potrebbe lasciarci indifferenti ma, nel migliore dei casi, svegliarci fuori e farci vedere cosa non va nella nostra società e cosa potremmo cambiare nel nostro approccio, sia fuori che dentro all’ambito lavorativo.

Generazione low cost: qualche curiosità

Finora abbiamo visto le anticipazioni, la trama, il cast e le recensioni del film e per capire il mood narrativo, vi sorprenderà sapere che sotto a questo titolo compare anche un sottotitolo alquanto divertente, ovvero: ZERO FUCKS GIVEN.

La traduzione in italiano potrebbe essere (ovviamente senza utilizzare parole volgari) “non mi interessa niente” o ancor meglio “zero sbatti”, come direbbero gli adolescenti di oggi.  

Un modo come un altro per approcciarsi alla realtà delle cose senza doversi per forza impantanare nei pensieri negativi oppure uno stile di vita dove basta fare il proprio lavoro e poi “fregarsene” di tutto il resto. Fatto sta che, in una clip inedita comparsa su YouTube, questo modo di vivere compare in tutta la sua onestà. Nella scena in cui le hostess si trovano davanti ai manifestanti, uno di questi rivolge a Cassandre una domanda precisa: “E pensi che le condizioni siano buone?” E lei risponde che non lo sa e visto che ha bisogno di lavorare, lavora. Se a molti di noi questo non dice niente, nella conclusione dei fatti dice tutto.

Un giovane trentenne che cerca disperatamente di fare carriera si accontenta anche di poco pur di sopravvivere, tenendo in considerazione che le magagne esistono per ogni posto di lavoro.

Il cambiamento è d’obbligo, quindi? Bisogna farsi un mazzo tanto e mettere a rischio una carriera già di per sé precaria per ottenere qualcosa di concreto Incuriosiamoci di questo.