Il green pass in Italia è obbligatorio dal 6 agosto e la sua obbligatorietà è stata estesa dal 1° settembre: da allora serve anche per entrare all'università e per i mezzi pubblici a lunga percorrenza. Eppure, col procedere rapido della campagna vaccinale, comincia già ad emergere la domanda su quando il green pass non sarà più necessario, come riportato da Money.it

E qualcuno, anche tra le istituzioni e gli esperti, prova a dare una risposta. Intanto il green pass rimane al centro del dibattito politico:e come riferisce TGCom24, la Lega, contraria all'obbligatorietà, ha però deciso di ritirare gli emendamenti al decreto green pass (qui il testo completo) e di non chiedere il  voto di fiducia 

Vediamo allora in questo articolo il punto della situazione sul “certificato verde” in Italia. E, visto che la Danimarca, come diremo, ha già abolito l'obbligo del green pass, ne approfitteremo per allargare lo sguardo fuori dai nostri confini e un'occhiata a come si muovono altri Paesi: non tutti infatti applicano le stesse regole, obblighi e restrizioni.

Green pass abolito in Danimarca

A sostegno (indiretto) degli scettici della necessità del green pass – per molti altri strumento di libertà e soprattutto di tutela della salute propria e altrui – arriva la notizia che la Danimarca questa obbligatorietà l'ha tolta, per l'accesso, per esempio, a ristoranti e musei. 

Vero è però che in Danimarca il coronapass – come si chiama in quel Paese – è stato introdotto prima che in Italia, e che il ciclo vaccinale è stato completato per i tre quarti circa della popolazione

Quindi in Italia non ci siamo ancora: la popolazione italiana che ha ricevuto due dosi di vaccino è al 65,6% al 6 settembre 2021. In Danimarca da settembre comincia l'allentamento delle restrizioni, che saranno tolte del tutto da ottobre. Qui, però, l'obbligo è cominciato nove mesi prima che da noi.

Quando potremo abolire il green pass

Da noi, poi, c'è un po' più di cautela: secondo l'assessore alla Sanità del Lazio Alessio d'Amato, potremo abolire l'obbligo del green pass quando avremo raggiunto il 90% della popolazione vaccinata. Stessa percentuale auspicata da Franco Locatelli, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) nazionale.

Intanto però lo stesso Locatelli si è dichiarato favorevole a estendere l'obbligo del green pass ad alcune categorie di lavoratori, come forze dell'ordine e pubblica amministrazione, e anche a far vaccinare i bambini quando sarà trovato un vaccino adatto per loro. Il green pass sarebbe infatti strumento per la salute pubblica e funzionerebbe anche da incentivo alla vaccinazione.

Si pensa all'estensione

Tanto che, in attesa di un'eventuale abolizione – sentita da molti come sinonimo di “ritorno alla normalità” - il Governo nella cabina di regia di questa settimana dovrebbe estendere l'obbligatorietà del green pass, a partire da ottobre, ad altre categorie di lavoratori, in particolare quelli che si trovano a contatto con il pubblico. 

E quindi gestori e dipendenti di bar e ristoranti, palestre, piscine, treni, navi e aerei, teatri, cinema, stadi e musei, operatori delle fiere. In pratica, coloro che lavorano negli stessi luoghi dove sono i clienti a dover avere il green pass per poter accedere, e quindi pare logico che a maggior ragione debbano averlo coloro che ci lavorano e quindi ci devono essere necessariamente. 

Emendamenti al decreto ritirati

Intanto del green pass continua a discutere la politica. Il Parlamento deve convertire in legge entro il 23 settembre il “decreto green pass” di metà luglio (decreto legge 23 luglio 2021 n. 105) che tra l'altro ha esteso la validità del green pass dopo la seconda dose (o dopo la prima, in caso di vaccino monodose) da 9 a 12 mesi. 

La notizia del momento è che la Lega, da sempre contraria all'obbligatorietà del vaccino e dello stesso green pass, ha deciso di ritirare gli emendamenti al decreto da convertire il legge, e quindi di non porre neanche la questione di fiducia al governo. Scelta quest'ultima che avrebbe messo a rischio la sopravvivenza dell'esecutivo (in caso di mancata approvazione del decreto da parte del Parlamento il Governo sarebbe caduto). 

Diverse posizioni nella Lega

Mentre gli emendamenti quanto meno avrebbero allungato i tempi per l'approvazione, con il rischio di non arrivare alla conversione del decreto entro i 60 giorni previsti dalla legge, in tal caso il decreto stesso sarebbe decaduto. Tanto più che dopo l'approvazione alla Camera, la legge di conversione del decreto green pass dovrà passare anche quella del Senato, sempre entro la scadenza dei due mesi dall'approvazione del decreto.

Tra i cinque emendamenti, uno richiedeva che l'esenzione dall'obbligo vaccinale arrivasse fino ai 18 anni, dai 12 attuali. La linea della Lega, però, non appare uniforme, con alcuni esponenti, come Borghi e, pare, una decina di altri parlamentari, che sarebbero stati pronti a sfiduciare il Governo pur di non far passare il decreto, e altri, come Giorgetti, favorevoli all'estensione dell'obbligo prevista dopo la conversione in legge del decreto stesso. Il risultato è che la Lega ha rinunciato alla battaglia parlamentare.

Cosa prevede il decreto green pass

Vale anche la pena di ricordare alcuni punti del decreto green pass: obbligo del certificato (oppure di tampone negativo o vaccinazione fatta entro le 48 ore precedenti) per accedere a piscine, palestre, cinema, musei e ristoranti al chiuso, come pure stadi, mezzi pubblici a lunga percorrenza e università, estensione dello stato di emergenza nazionale al 31 dicembre.

 In più si prevede, come detto sopra, con un nuovo decreto, un'estensione dei luoghi in cui il green pass è obbligatorio. Il che si tradurrebbe, per i critici, in una maniera indiretta di imporre l'obbligo vaccinale, perché se senza vaccino non posso avere il green pass e senza green pass non posso lavorare e non posso accedere a una vasta gamma di servizi, significa che in pratica mi devo vaccinare. 

La questione trasporti pubblici

Secondo Money.it,, Draghi vorrebbe estendere l'obbligo di green pass, forse anche al trasporto pubblico locale. Non da inizio ottobre, ma in ipotesi, in un momento successivo, se fosse necessario per incentivare la campagna vaccinale fino a raggiungere i numeri previsti per arrivare all'immunità di gregge. Tanto che lo stesso ministro dei trasporti Giovannini smentisce per ora questa intenzione. E poi, aggiungiamo, sarebbe ben difficile un controllo “in massa” del possesso del green pass sui mezzi di trasporto pubblico locale.

Se si è vaccinati all'estero

Bene, questa è la situazione in Italia. Ma cosa succede all'estero? Intanto, fa notizia la storia - riportata anche dal Corriere della Sera - di una manager milanese che ha fatto la doppia vaccinazione a Dubai e sta avendo parecchie difficoltà a ottenere il green pass, nonostante le rassicurazioni della vigilia da parte del consolato italiano locale. Fortunatamente è valida la registrazione delle due vaccinazioni sul fascicolo sanitario anche se, spiega Emanuela De Franchis, non tutti gli interessati lo sanno e lei fa fatica a far accettare quella certificazione provvisoria.

Il green pass in Francia e Germania

Negli altri Paesi europei, dicevamo, ci si è mossi in ordine sparso per quanto riguarda l'obbligatorietà del green pass. La Francia è più severa di noi, anche se ha esteso l'obbligo gradualmente, per esempio prima per le attività sportive, di svago e culturali con oltre 1000 partecipanti, limite poi sceso drasticamente a “oltre cinquanta”, per poi rendere il certificato verde obbligatorio indipendentemente dal numero di persone presenti in una serie di luoghi pubblici (bar, ristoranti, grandi magazzini, centri commerciali). In compenso nel Paese transalpino non è più obbligatorio l'uso della mascherina, se non per un'incidenza del virus di almeno 200 casi per 100.000 abitanti.

In Germania il certificato verde è obbligatorio a livello nazionale, e si ottiene per vaccinazione, guarigione o test con tampone rapido. Che lo Stato finanzia una volta alla settimana, ma che dall'11 ottobre non pagherà più ai non vaccinati. In Germania i singoli Länder possono sospendere l'obbligo di green pass in caso di bassa incidenza del virus o di bassa pressione sugli ospedali. Non è invece previsto, per ora, l'obbligo di vaccinazione per alcuna categoria professionale.

Regno Unito e Spagna

Nel Regno Unito gli unici a doversi vaccinare per lavorare saranno gli operatori nelle case di riposo, dal prossimo 11 novembre. Per il resto non ci sono obblighi, sono i singoli esercenti delle attività a poter scegliere a propria discrezione se richiedere o meno il green pass. La richiesta è incoraggiata dal servizio sanitario nazionale (National Health Service) per le attività e gli eventi dove è probabile il contatto tra non conviventi per un lungo periodo di tempo, mentre è scoraggiata per l'accesso ai servizi essenziali, rimasti aperti nella fase acuta della pandemia.

In Spagna il green pass è considerato uno strumento per i viaggi tra i Paesi europei, non una misura nazionale, tanto è vero che non è obbligatorio e non può essere nemmeno imposto a livello locale: i Tribunali superiori di giustizia hanno bocciato il tentativo di alcune Comunità autonome- come la Galizia o le Canarie - di renderlo obbligatorio.

Negli USA

E oltreoceano, negli Stati Uniti, l'unico caso di obbligo di green pass per i locali al chiuso è New York. Negli USA esiste solo il green pass cartaceo, niente formato digitale e niente QR Code. In compenso si annuncia per la prima volta un obbligo vaccinale, per le forze armate nell'intero Paese e a livello locale per il personale della scuola dello Stato di New York.