Il green pass sembra ormai talmente entrato a far parte della società da essere quasi visto come la normalità da una parte della popolazione. Ma siamo sicuri che sia da considerare tale?

Il dibattito che si è aperto attorno a questo “lasciapassare” vede contrapposta l'opinione di chi considera giusta una tale misura in nome di una maggiore sicurezza in determinati luoghi, e chi vede lesi i propri diritti e le proprie libertà costituzionali.

Spesso sono proprio anche personalità di spicco nell'ambito giuridico e politico a dare un'interpretazione diversa ad un fenomeno che sta coinvolgendo, in maniera così invasiva, la vita di ognuno di noi. E nel dibattito, le scorse settimane si era inserita anche la Confesercenti, che mostrato preoccupazione in vista di una probabile estensione del green pass a tutte le imprese:

“Il green pass, così come è stato delineato, rischia comunque di essere un provvedimento ingiustamente punitivo per le imprese, che non solo devono sostenere l’onere organizzativo ed economico del controllo, ma anche assumersi responsabilità legali che non competono loro”

Nella confusione generale però si tende ormai a pensare che il green pass serva per accedere a qualsiasi ambiente pubblico o in qualsiasi ambito lavorativo. Ma in realtà così non è.

Uno dei luoghi in cui si pensa possa servire sono, ad esempio, i centri commerciali. Convinzione, questa, dettata anche dalla lunga querelle che aveva anticipato l'entrata in vigore del decreto legge del 23 luglio 2021. Nonchè dai molti titoli allarmistici di giornale che imperversavano sul web e sui social nelle ultime settimane di luglio.

Cerchiamo dunque, di seguito, di dare informazioni precise circa i luoghi in cui è previsto l'obbligo di possesso di green pass, facendo chiarezza anche sui centri commerciali. E analizziamo in prima battuta la nascita di questo pass e i dubbi circa la sua incostituzionalità.

Green Pass, nascita ed evoluzione

Dobbiamo fare un salto indietro di pochi mesi per capire quando è nato il green pass. In Italia viene approvato il decreto legge "anti-Covid" n.52 precisamente il 22 aprile 2021, modificato poi inseguito il 18 maggio. La normativa prevedeva l'obbligo di possesso ed esibizione di questo pass per spostarsi in entrata e in uscita tra regioni di fascia arancione o rossa.

Successivamente arriva l'annuncio ufficiale dell'imminente nascita del “certificato verde” o green pass in ambito europeo. Il via libera definitivo arriva il 9 giugno 2021 proprio da parte del Parlamento Europeo, facendolo diventare a tutti gli effetti operativo a partire dal 1 luglio 2021 in tutti i Paesi membri, per potersi spostare tra gli stessi. Le regole circa le dosi vaccinali necessarie e i tamponi ai fini dell'ottenimento del pass poi variano da Stato a Stato.

È soprattutto a partire da questo momento che può dirsi tutto cambiato. Nessuno avrebbe immaginato come questo documento digitale avrebbe stravolto letteralmente la società, rendendosi necessario per compiere alcune tra le più importanti attività quotidiane.

Nel nostro Paese il green pass nel frattempo diventa obbligatorio anche per far visita agli anziani nelle Rsa, oltre che per prendere parte a feste e banchetti di nozze

Da lì è stato un crescendo di attività in cui è stato imposto l'obbligo del certificato verde.

Con il DL n. 105 del 23 luglio 2021, recante “Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e per l'esercizio in sicurezza di attivita' sociali ed economiche", entrato in vigore il 6 agosto 2021, il green pass sarà richiesto anche per tutta un'ulteriore serie di ambiti:

  • servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso;
  • spettacoli aperti al pubblico (con riferimento quindi ai concerti), eventi e competizioni sportivi;
  • musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre;
  • piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso;
  • sagre e fiere, convegni e congressi;
  • centri termali, parchi tematici e di divertimento;
  • centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione;
  • attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò;
  • concorsi pubblici.

La recentissima faq di Palazzo Chigi ha inoltre chiarito come il green pass debba essere obbligatorio anche per le mense aziendali di fabbriche e uffici.

Green pass anche a scuola

L'ultimo provvedimento adottato dal Governo ha visto coinvolgere anche il mondo scolastico, con non poche polemiche.

Si tratta del DL 111 del 6 agosto 2021, recante “Misure urgenti per l'esercizio in sicurezza delle attivita' scolastiche, universitarie, sociali e in materia di trasporti", in base al quale tutto il personale scolastico (docente e ATA) ed educativo, sarà costretto ad esibire, a partire dal 1 settembre 2021, il certificato verde, pena la sospensione dal lavoro, non retribuita, dopo 5 giorni senza green pass.

Sottoposti a questo obbligo saranno inoltre anche tutti gli studenti universitari.

Si tratta di una misura forte e discriminatoria a detta di molti degli interessati, che potrebbero essere costretti, se non vaccinati, a sottoporsi ad un tampone ogni 48 ore (con riferimento in particolare ai lavoratori della scuola e dell'università). 

Nessun tampone invece sarà richiesto a chi ha già due dosi di vaccino, nonostante anche chi è vaccinato, come più volte spiegato, può contagiare e contagiarsi. E questo dunque non garantirebbe sicurezza nelle aule scolastiche.

Quest'ultimo è uno dei tanti motivi di protesta del mondo scolastico.

Green pass, serve anche per i centri commerciali?

Il messaggio sbagliato che invece è passato e che sta creando interrogativi riguarda i centri commerciali. Molti infatti si chiedono se anche in questi luoghi possa servire il green pass. 

Niente di più sbagliato invece. I soli luoghi in cui vige l'obbligo sono esclusivamente quelli sopra elencati. Dunque nessun certificato nemmeno per andare a fare la spesa nei supermercati.

E la ragione risiede nella grandezza di questi luoghi in cui può essere assicurato il distanziamento, eventualmente riducendone la capienza in orari in cui si dovesse temere il sovraffollamento. Senza trascurare poi che questi ambienti possono godere di impianti di aerazione che possono favorire il continuo ricircolo dell'aria.

Un video esplicativo e chiarificatorio riguardo dove non è pbbligatorio il green pass lo si può trovare sul canale di Luigi Melacarne:

Green pass nei centri commerciali in Francia

Ma se in Italia non si è arrivati ancora al punto di limitare l'accesso ai luoghi in cui si acquistano beni di prima necessità, così non è in Francia.

Da lunedì 16 agosto 2021 il green pass sarà richiesto anche per l'accesso ai centri commerciali di oltre 20000 mq.

Una misura che sta suscitando forti proteste tra il popolo francese, che da settimane scende in piazza e tra le strade schierandosi contro il green pass in ogni sua forma.

L'esempio francese sta portando anche l'entourage del Ministro Speranza a pensare a questa soluzione. Solo qualche giorno fa infatti Sandra Zampa, responsabile della salute del PD e consulente del Ministro della sanità, intervistata da Fanpage.it ha avanzato l'ipotesi di imporre l'obbligo del green pass anche nei supermercati e centri commerciali in Italia, evidentemente per poter convincere anche i più reticenti a vaccinarsi. 

Sta di fatto che il green pass, allo stato attuale, ha raggiunto livelli massimi di estensione solo in Francia e non in Italia. E addirittura in Spagna, nelle scorse ore, è stato disapplicato in toto dai tribunali.

Green pass, cosa non piace

La situazione europea, da come si evince, è svariata. E vede forti applicazione del certificato verde solo in Italia, Francia e Israele.

Concentrandosi però solo sull'ambito nazionale, una buona percentuale della popolazione non ama il green pass, considerandolo un mezzo troppo coercitivo e discriminatorio. E lo sfavore si concentra inoltre su profili di privacy che non possono dirsi tutelati appieno.

È innegabile che dover mostrare un “lasciapassare” non può essere considerato un atto di libertà. Ma spesso il richiamo alla privacy e alla Costituzione è stato usato impropriamente dai frequentatori dei social, pronti a postare in ogni dove articoli, risoluzioni europee e dichiarazioni, sconosciuti fino al giorno prima e non sempre completamente veritieri. Ma soprattutto, spesso troppo illusori, lasciando intendere che basti solo l'esistenza di normative a livello nazionale o europeo per poter eliminare un green pass che ormai ha preso piede in molti aspetti della nostra vita. Trascurando quella che è la nostra macchina giudiziaria, fatta di ricorsi e tempistiche precise.

Affidandoci invece agli esperti della materia, si possono fare considerazioni più mirate e puntuali.

Green pass e incostituzionalità

Ad aver fatto discutere è stata la presa di posizione, riportata dal quotidiano Il Giornale, di Magistratura Democratica. 

Questo gruppo di magistrati si è infatti schierato contro l'obbligo di green pass, parlando espressamente di "violazione del dettato costituzionale". Gli stessi hanno anche dichiarato come questo "lasciapassare" debba essere disapplicato, e di come il rifiuto dei più reticenti (soprannominati "no vax") debba essere protetto.

Nel documento pubblicato su "Questione Giustizia" si fa inoltre riferimento alla discriminazione messa in atto dai decreti legge istitutivi dell'obbligo di green pass. Queste parole sembrano dunque mostrare un'apertura nei confronti dei molti ricorsi che pioveranno i prossimi mesi contro questo odiato pass.

Non resta dunque che attendere di vedere quale sarà il futuro del certificato verde.