Dal film “Maschile plurale” all’impegno al fianco delle donne: l’intervista a Lidia Vitale

Attrice al fianco delle donne e della comunità Lgbtq+: dopo l'uscita dell'ultimo film, "Maschile plurale", Lidia Vitale si racconta nell'intervista.

Da attrice ha spesso vestito i panni di donne coraggiose, che hanno lasciato un segno, e da sempre si schiera proprio al fianco delle donne e dei loro diritti (che ancora troppo spesso passano in sordina). Impegnata in difesa della comunità Lgbtq+ e nella causa contro il genocidio, per lei è impossibile slegare palcoscenico e vita vera. Attrice versatile e di talento, vanta nella sua lunga carriera film come “Ti mangio il cuore”, “Esterno notte”, “Suburra” e “La meglio gioventù”. Dal 15 febbraio 2024, Lidia Vitale torna al cinema con “Maschile plurale”, diretto da Alessandro Guida e prodotto da Fabula Pictures e Rufus Film, in collaborazione con Prime Video e con il contributo del Ministero della Cultura. A raccontare l’esperienza vissuta e molto altro ancora è proprio Lidia Vitale, che nell’intervista parla di sé e del suo lavoro.

Lidia Vitale, l’intervista: da “Maschile plurale” ai nuovi progetti

A due anni da “Maschile singolare” esce “Maschile plurale”: Antonio e Luca tornano in scena e Lidia Vitale è parte integrante del cast, nei panni della cinica critica gastronomica. Sull’esperienza vissuta ha raccontato:

Il film offre una sguardo dall’interno sulla comunità Lgbtq+, trattato con leggerezza e dal punto di vista della commedia romantica, che ha sempre un suo perché. Inoltre, adoro lavorare con chi è pronto a intraprendere una nuova sfida. Alessandro Guida ha girato un film in 17 giorni. Quando hai una seconda opportunità, te la devi giocare. Ho dato il massimo che avevo a disposizione. Sono molto critica nei miei confronti, ma penso sia un grande pregio nel lavoro artistico dare sempre il massimo e sapersi prendere la responsabilità.

Nel film diretto da Alessandro Guida ci sono passioni, scoperte, risate, amore e tanti sentimenti veri. La tenerezza e l’autenticità del racconto hanno conquistato il pubblico, già con “Maschile singolare”. Luca e Antonio, alias Gianmarco Saurino e Giancarlo Commare, si sono fatti amare dal pubblico grazie alla loro complicità, al carisma travolgente, alla recitazione brillantemente portata in scena. E anche se sembrava avessero intrapreso strade separate, il destino li ha riportati uno accanto all’altro. Non mancano, tuttavia, peripezie, intrighi e colpi di scena.

Con loro, un cast d’eccezione. C’è Michela Giraud che veste i panni di di Cristina, l’amica storica di Antonio, e new entry come Nicole Rossi, Giulio Corso, Claudio Colica, Francesco Gheghi e – appunto -Lidia Vitale. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per un altro successo.

A spiegare perché vale la pena immergersi con stupore in questa pellicola è la stessa attrice, romana classe 1972. Infatti, ha sottolineato:

Bisogna avere coraggio di esprimersi: è la chiave di lettura di questo film, che invita a esprimere la propria opinione. Ognuno deve avere il coraggio di esprimere chi è davvero, ognuno con la propria verità (per quanto scomoda possa essere). La riflessione è proprio questa: correre il rischio ma esprimere sempre la propria verità, che è l’unicum di ciascuno di noi. Il film racconta una storia d’amore e lascia un insegnamento importante: bisogna accettare anche di non piacere abbastanza all’altra persona oppure che con l’altra persona è finita davvero. I numerosi casi di femminicidio che si verificano ancora oggi testimoniano la difficoltà di accettare la fine di una relazione.

In tanti dei suoi lavori c’è amore e suspense, che fanno da fil rouge alle numerose pellicole a cui ha preso parte. C’è l’amore proibito di “Ti mangio il cuore” e in “Esterno notte” c’è quello dilaniato dal terrore nel bel mezzo delle faide tra Brigate Rosse e Stato, in un’Italia spaventata a causa degli innumerevoli attentati che macchiavano di sangue le sue strade. C’è un crocevia di interessi in “Suburra” e c’è “La meglio gioventù”, che è uno scorcio di vita vera, così toccante e profondo, capace di commuovere anche a distanza di vent’anni. A che tipo di progetto Lidia non riesce a rinunciare? Qual è il segreto che, per lei, rende unico un lavoro?

Sono molto critica, ma lo faccio sempre in maniera molto costruttiva. Per “Maschile plurale” ho dato il massimo che potevo dare in quel momento. Arrivavo dalla Francia, da un set internazionale a -4 gradi che si è incastrato con questo film. La stanchezza, e l’esigenza di passare da un personaggio all’altro, si è fatta sentire. Però la volontà di mettercela tutta e trasmettere la mia verità è stato l’obiettivo primario. Sapere di non essersi risparmiati, ma dare il massimo nelle condizioni in cui ci si trova, è la soddisfazione più grande. Tutti i progetti che mi arrivano ritengo siano quasi un segno del destino. Forse quel personaggio deve darmi qualcosa. Mi piacciono tutti i progetti, perché quando lavoro cerco sempre di dare un flusso creativo e sono grata per ogni opportunità che mi viene offerta lungo il mio percorso. Sono grata di aver avuto il coraggio di perseguire questa strada e poi di riuscirci. Non è scontato farcela, ma ogni giorno il mio sogno si realizza sempre di più. Quando i giovani maturano progetti interessanti, mi piace sostenerli.

Lidia Vitale è al lavoro anche su nuovi progetti. Ha recentemente finito di girare “Vangelo Secondo Maria” di Paolo Zucca per Indigo Film, dove ha vestito i panni di Anna, la madre di Maria (Benedetta Porcaroli). Al momento, invece, è impegnata sul set della nuova serie Netflix “Mrs playmen”. In particolare, ha svelato:

Sono al lavoro sulla serie “Mrs playmen”, con protagonista Carolina Crescentini, e spero di riuscire a girare la mia opera prima come regista. Vorrei interpretare il ruolo insieme a mia figlia oltre a dirigere le riprese. Come tutti gli attori, sono in attesa di alcune risposte e nel frattempo mi cimento in nuovi provini, con la gioia e l’entusiasmo di scoprire tutto ciò che verrà. È il mio appello ai giovani: se volete fare gli attori, fatelo sempre. È il gioco più bello del mondo e non bisogna mai smettere di giocare. È un gioco ambizioso e costoso, ma più giochi più mantieni vivo il bambino interiore che ti dà la possibilità di farcela. Con la crescita, è facile perderlo di vista ma l’attore non può farselo sfuggire.

Cinema, teatro, tv e parità di genere: non è ancora un Paese per donne

Quello delle arti e della cultura è un universo ancora tutto al maschile. Il gender gap nel mondo del cinema, del teatro, della musica e della tv è un problema che ancora sussiste. Mancano diritti e tutele per i lavoratori del settore e a confermarlo sono i dati del Mic. I numeri delle donne nel mondo delle arti in Italia testimoniano una rivoluzione di genere ancora zoppicante.

Dal rapporto condotto dall’Osservatorio del Ministero della Cultura, dedicato proprio alla parità di genere nel mondo delle arti e della cultura, sono emerse cifre in netto svantaggio per le donne. Ebbene sì, perché il numero di donne che produce musica si aggira intorno al 3%, quello delle cantanti si ferma al 30% e le autrici di musica e testi non superano il 10%.

Anche la televisione, che negli anni ha vissuto non poche trasformazioni, non vanta percentuali migliori. Su un totale di circa 1.700 trasmissioni, la presenza delle donne nei programmi sportivi è del 15,8%, in quelle di taglio culturale raddoppia, raggiungendo quota 32,4%, nei telegiornali e nei contenuti d’informazione aumenta leggermente, superando di poco il 37% e testimoniando che la strada verso la parità di genere è ancora lunga. Infine, nelle trasmissioni d’intrattenimento la percentuale di professionalità femminile arriva al 40,2%, che è ancora ben al di solito della metà.

Non va meglio per il teatro, che anzi si rivela fanalino di coda di una situazione di per sé piuttosto preoccupante. Tra i nominativi delle quattro commissioni di esperti che dovranno contribuire alla gestione del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo, resi noti dal Ministero della Cultura, non compare neanche una donna. Insomma, un esempio più che esaustivo…

Situazione più confortante, per fortuna, se ci si sposta nell’ambito del cinema e delle serie tv, dove i ruoli femminili sono più numerosi. Tuttavia, anche oggi, restano ancorati in luoghi comuni fortemente stereotipati. E così ecco che l’85% dei personaggi femminili si occupa della casa e/o dei figli, mentre solo il 19% delle attrici interpreta ruoli come ingegneri, tecnici informatici o politici. Le parti da insegnanti e professori, invece, raggiungono quota 64% per gli uomini e salgono addirittura al 74,8% per medici e sanitari (contro il 25,1% delle donne).

“È più facile trovare una donna come musa ispiratrice che come autrice di un’opera”, è la provocazione dell’artista da sempre impegnata in prima linea nelle campagne sociali più calde.

Inoltre, ha sottolineato:

Noi artisti che facciamo dell’interpretazione della realtà il nostro lavoro e la nostra missione comunicativa, abbiamo il dovere di impegnarci anche nelle battaglie più scomode, soprattutto quando a dover essere rivendicato è proprio il diritto di noi lavoratrici nel mondo della cultura.

E proprio in occasione della Giornata Internazionale della Giustizia Sociale ha lanciato un appello affinché anche nel mondo delle maestranze, dello spettacolo e delle arti, vengano riconosciuti gli stessi diritti alle donne lavoratrici. Fondamentale, in tal senso, il grande lavoro per il primo contratto nazionale per gli attori portato avanti da “Unita”, l’Associazione di attori e attrici che tutela la dignità professionale dei propri associati, a cui anche Lidia Vitale aderisce con intensa partecipazione.

L’impegno al fianco delle donne

Lidia Vitale ha alle spalle una carriera ventennale e vanta anche un prestigioso slancio internazionale, sul grande e sul piccolo schermo. Ha intrapreso ruoli femminili sempre diversi e intensi, ma sempre accomunati da una straordinaria forza vitale in perfetta sintonia con il suo spirito e con il suo essere libera e indipendente, sia come donna sia come artista.

Al fianco delle donne, a supporto dei diritti per la comunità Lgbtq+ e contro il genocidio. Ma non solo: per l’attrice, come ha ricordato in occasione della Giornata Internazionale sulla Giustizia Sociale, è un dovere batterci in prima linea, che sia l’inizio verso la parità di genere in ogni settore.

Ha sempre intrapreso ruoli di donne capaci di lasciare un segno, ma lei come si giudica? E quanto ha imparato dai personaggi portati in scena? Da mamma e da donna, che consiglio dà per affrontare al meglio il presente e il futuro?

Nella vita ho avuto una grande fortuna. Ho avuto dei grandi maestri, sia nella mia vita professionale sia personale. Il merito è anche della mia filosofia di vita, il Buddismo, che pratico da 35 anni. Ho imparato a essere fedele a me stessa. Siamo ancora spesso legate a credenze arcaiche, per esempio l’idea di restare con il marito per i figli. Lo si dice ancora troppo spesso, così come ancora troppo spesso si crede che sole non ce la faremo mai. Troppe donne rinunciano alla propria indipendenza e restano in famiglie violente. Così facendo però, si impianta nei ragazzi una narrazione fallacea e i figli sono costretti a vivere in un ambiente non sano. I figli felici sono figli di genitori felici. Bisogna rompere gli schemi. Nonostante le origini e le idee inculcatemi nel cervello, mi sono buttata nel vuoto e ho imparato a rompere gli schemi, perché solo così si trovano realtà migliori. Evolversi è l’unico scopo di questa esistenza. Ai giovani dobbiamo lasciare un mondo migliore. Dobbiamo imparare a non giudicare gli altri e sé stessi. Dobbiamo sentirci liberi di vivere e non lasciarci condizionare – né frenare – dal giudizio degli altri.

Asia Angaroni
Asia Angaroni
Giornalista pubblicista, appassionata della parola in ogni sua forma. Lifestyle, sport, viaggi e moda sono tra i miei principali interessi, che ho perfezionato negli anni grazie a un'attività quotidiana fatta di articoli e interviste ad artisti noti nel panorama nazionale. Cerco di restare sempre al passo con i tempi, individuando idee e contenuti attuali, curiosi e coinvolgenti.
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