Era il 2020 quando si è sentito parlare del covid-19 per la prima volta, e da allora la pandemia è entrata a far parte, volenti o nolenti, della vita giornaliera di tutti.

L’Italia, così come altri Paesi, si è trovata a dover affrontare una situazione particolare, forse con più difficoltà di altri proprio perché tra le prime Nazioni a dover gestire questo nuovo virus.

Dopo due anni molte cose sono cambiate, migliorando sensibilmente. Se l’anno scorso il periodo delle feste di Natale, capodanno, ed Epifania, è stato vissuto in una situazione di semi blindatura, non si può dire lo stesso per il 2021.

Anche se, è vero, con l’entrata in vigore del nuovo decreto festività ci si è comunque trovati di fronte ad alcuni impedimenti e nuovi obblighi, non si possono negare dei miglioramenti evidenti rispetto al passato.

Giunge quindi spontanea la domanda, arrivati alla fine dell’anno, riguardo a quanto ancora durerà la pandemia e cosa potrebbe riservare il futuro.

Dalle dichiarazioni dell’OMS che afferma che il 2022 sarà l’anno della fine della pandemia, alle affermazioni di chi suppone che il covid continuerà a rimanere con noi, nella vita di tutti i giorni, seppur in maniera ridotta e meno aggressiva, le ipotesi riguardanti il futuro sono molte.

Tutte, tuttavia, sembrano avere con sé un lieve ottimismo per quel che riguarda gli sviluppi futuri. Anche se l’idea di poter tornare “alla normalità” pare essere lontana. Gli effetti della pandemia sono stati, e saranno, molteplici, e far sì che le cose ritornino magicamente com’erano nel 2019 non è possibile.

Cosa ci si può aspettare, quindi, dall’anno nuovo?

Pandemia da covid-19: quanto potrebbe durare ancora?

Si potrebbe definire la domanda da un milione di dollari. 

''Il 2022 deve essere l'anno in cui mettiamo fine alla pandemia'', questa è a stata la dichiarazione del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Al discorso però è stata aggiunta anche la preoccupazione per l’arrivo delle varianti e della loro contagiosità, augurando quindi che le persone facciano attenzione, evitando di correre rischi durante le feste, per poter vivere meglio in futuro.

Ma in pratica che una scomparsa in tempi brevi del covid può essere realizzabile o meno dipende da molte variabili. Se infatti la storia che le pandemie durino un massimo di due anni ha iniziato a circolare fin da subito l'inizio della pandemia da covid-19, fare delle previsioni in realtà risulta più difficile.

È infatti importante notare una cosa: tendenzialmente l’umanità fatica a sradicare per sempre un virus. Un esempio più unico che raro il vaiolo, che è stato debellato nel 1979, portando quindi a un’interruzione delle vaccinazioni.

Spesso e volentieri infatti le malattie che hanno dato vita a pandemie non sono scomparse nel nulla, ma si sono evolute per riuscire a sopravvivere da una parte, mentre dall’altra gli esseri umani hanno sviluppato modalità migliori per proteggersi e curarsi.

Questo significa che i virus sono diventati meno aggressivi e letali, così da poter evitare una risposta aggressiva da parte dell’ospite, mentre allo stesso tempo sono stati sviluppati medicinali e terapie in grado di trattarli meglio.

Allo stesso tempo, inoltre, le pandemia del passato sono finite sotto controllo anche grazie a l'immunizzazione delle persone, solitamente attraverso contagio diretto, cosa che però ha sempre portato anche alla morte di molti.

Per quel che riguarda il 2022 come anno di fine pandemia, quindi, la previsione può sembrare eccessivamente ottimistica. Anche se c’è da considerare come potrebbero evolvere sia il virus, sia i trattamenti per gestirlo, oltre ai vaccini stessi.

Una teoria valida, per quel che riguarda il futuro del covid-19, potrebbe essere una situazione simile a quella del 2021, ovvero con picchi stagionali più aggressivi che coincidono con l’arrivo di nuove varianti, alternati a periodi più tranquilli, per gli anni a venire, almeno fino al 2025.

Il 2022, poi, rispetto al 2021, può contare su due armi in più. La prima è una presenza maggiore di vaccinati e l’esistenza di vaccini appositi e in continuo sviluppo e miglioramento per poter rispondere efficacemente alla comparsa di varianti.

La seconda, invece, è l’esperienza da parte delle istituzioni nel rispondere ai picchi di contagi, con terapie e controlli migliori, che possano permettere una prosecuzione tranquilla della vita di tutti i giorni, malgrado la presenza del virus.

Diremo mai davvero addio al covid-19?

Per farla semplice, per poter fermare una pandemia è necessaria che una buona percentuale della popolazione mondiale, tra il 50% e l’80% almeno, a seconda di diversi fattori tra cui anche la contagiosità del virus, sia immunizzata. Inoltre è fondamentale che questa immunizzazione duri a lungo nel tempo.

Ma quindi sarà davvero possibile che il covid-19 possa sparire per sempre con il passare del tempo, diventando un malanno raro e comunque facilmente trattabile come, per esempio, la peste?

Questo se lo chiedono in molti e la verità è che ormai è sempre più facile pensare che prima della sua scomparsa, il covid-19 possa diventare una malattia endemica, soprattutto anche per via dell’arrivo della variante Omicron, stando anche a quanto affermato da Pierpaolo Sileri, sottosegretario al Ministero della Salute.

Cosa significa endemia, e in pratica che effetto avrà questa situazione?

  • Inizialmente il Covid-19 è stato dichiarato un’epidemia. Questo avviene quando i casi che avvengono in un luogo ben preciso, in un determinato periodo di tempo, superano le aspettative.
  • L’11 marzo 2020 è diventata una pandemia, diffusa a livello globale. È una malattia che si diffonde molto velocemente su larga scala.
  • La fase endemica dovrebbe essere quella verso cui ci stiamo avviando ora. Una situazione di endemia è uno stato in cui la presenza di un agente infettivo è costantemente presente nella popolazione. Si manifesta con un numero di casi che può essere più o meno elevato, ma uniforme, e con fluttuazioni minime.

Si tratterebbe quindi di una buona notizia. La fase endemica non dovrebbe dare troppi problemi ai vaccinati ed è possibile, quindi, ci si trovi di fronte a una situazione simile a quella dell’influenza con la nascita di un nuovo vaccino stagionale e, probabilmente almeno inizialmente, l’obbligo di mascherine in diversi luoghi nei periodi più critici.

Questo non significa che non possa sparire del tutto, magari anche dopo un periodo endemico. Per esempio, il morbillo era una malattia endemica in praticamente tutto il mondo, è lo è ancora in alcuni luoghi, prima della creazione di un vaccino in grado di immunizzare definitivamente, e andava a colpire la popolazione a intervalli tra i 2-5 anni.

Ovviamente qui la situazione è diversa, perché ogni virus è differente, così come l’ambiente in cui si trova, ma come i virus si evolvono, così fanno anche le risposte della medicina.

Vaccini, mascherine, e nuove terapie per combattere la pandemia

Le risposte di istituzioni, governi, e medici per trattare il covid-19 non si sono fatte attendere e sono in continua evoluzione nel tempo, come già accennato.

Per esempio, anche se in questo periodo di festività i positivi sono in grande aumento, la gravità dei sintomi è spesso inferiore nei vaccinati rispetto ai non vaccinati, proprio grazie alla protezione offerta dal vaccino stesso.

Anche l’obbligo di mascherine, introdotto ora all’aperto anche nelle zone bianche, porta a una sensibile diminuzione dei contagi aiutando a proteggere le persone mentre si parla, per esempio. 

Una novità del 24 dicembre è, sempre riguardo alle mascherine, l’obbligo di utilizzo di quelle ffp2 in praticamente tutti i luoghi chiusi, compresi i mezzi pubblici.

La scelta è stata appunto fatta per far diminuire i contagi e far sì che in questo modo siano protetti anche gli utilizzatori di mascherine, in caso si entrasse in contatto con qualcuno che non la indossa, per ragioni disparate.

Per quel che riguarda l’introduzione di nuove terapie, che potrebbero cambiare le carte in tavola, si tratta di una ricerca continua, con sviluppi diversi come si può anche vedere bene dal sito del New York Times, nello specifico.

Gli effetti della pandemia a lungo termine sull’economia

Gli effetti della pandemia sull’economia a breve termine sono evidenti, hanno infatti portato a un impoverimento generale e un abbassamento del PIL. L’Italia, nello specifico, ha registrato un calo del PIL maggiore che dopo la Seconda Guerra Mondiale, come anche registrato nella relazione annuale della Banca d’Italia.

Per quel che riguarda quelli a lungo termine invece la questione è diversa. Se è vero che a inizio pandemia si è parlato molto di come il mondo post covid-19 sarebbe stato totalmente diverso, la realtà sembra invece essere diversa.

L’effetto maggiore, di cui si continua a risentire anche nelle cose più piccole, è la crisi di mancanza di materie prime.

Se infatti a seconda della zona e del tipo di economia, le conseguenze sono state e saranno diverse, l’aumento della domanda di beni e servizi, abbinato alla mancanza di possibilità di risposta, è stato globale, ed è ancora in atto. Questo, evidentemente, avrà effetti negativi sull’economia, aumentando anche l’inflazione.

Tuttavia non è tutto nero. Infatti, Equita Sim stima una crescita di fatturato in crescita a un tasso medio annuo (cagr) del +5,2% a 1,491 miliardi di euro al 2025 dagli 1,217 miliardi stimati per il 2021.

Mano a mano che si riuscirà a uscire dal periodo più oscuro del covid, la situazione tornerà a migliorare.

Quali saranno le conseguenze della pandemia sulle persone?

Le conseguenze a lungo termine dell’infezione da covid-19 possono essere diverse, e sono spesso studiate e trattate, ma anche la pandemia in sé ha degli effetti negativi sulla mente delle persone.

Se pare essere saltato il bonus per la salute mentale, il fatto che si sia deciso di ignorare la situazione non significa che questo problema non esista. In uno studio di inizio anno si è potuto notare un aumento dei sintomi depressivi.

La mancanza o difficoltà ad avere interazioni sociali, sommata all’incertezza economica, lavorativa, e, in generale, nel futuro, pesa su tutti, ma certamente è una situazione che è andata a farsi sentire su chi già era in uno stato di fragilità o difficoltà.

La necessità di tenere conto di questa situazione e degli effetti che avrà sulle persone è evidente.

In Italia, come anche in altre Nazioni, si tende a sorvolare sugli effetti psicologici negativi della vita, legati o meno alla pandemia, e anche se questa conversazione ha fatto la sua comparsa nel dibattito pubblico nel 2020, è stata presto ignorata per passare ad altri argomenti altrettanto importanti.

La speranza, in questo caso, è che con il passare del tempo e il migliorare dello stato dell’Italia, si torni a prendere in considerazione qualche tipo di aiuto per accompagnare, anche psicologicamente, verso la fine della pandemia, e non che si eviti di pensare al problema, ignorandolo, come spesso avviene.