La storia del "rosa", un colore da maschio diventato il simbolo della femminilità

Il rosa era, e speriamo che torni ad essere, un colore da maschio: vediamo la storia e com'è diventato il simbolo della femminilità.

rosa colore da maschio

Sapete che, in alcune epoche storiche, il colore rosa era da maschio? La storia di questa tonalità ha vissuto varie fasi, fino a diventare il simbolo della femminilità. Ripercorriamo i passaggi cruciali e vediamo a che punto siamo oggi.

Rosa: un colore da maschio diventato il simbolo della femminilità

Da anni, ormai, il colore rosa è considerato il simbolo della femminilità. Anche se negli ultimi tempi si sta provando a scavalcare questa 'norma', provando a non associare le tonalità ad alcun genere, è curioso dare un'occhiata alla storia di questo colore. Il rosa, infatti, è nata come nuance neutra, adatta sia per il maschio che per la femmina. Non a caso, il mondo dell'arte ci fornisce diversi esempi.

La parola rosa compare per la prima volta sul finire del 1700 e indicava un colore che potevano indossare tutti, uomini e donne. Pensate, ad esempio, all'abito sfoggiato da Jay Gatsby nel film Il grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald del 1925. Il vestito, gilet compreso, era pink in tutto e per tutto. Non solo, spesso questa tonalità veniva utilizzata anche per gli interni delle abitazioni, in combinazione con il bianco.

Con il passare degli anni, il rosa è diventato un vero e proprio colore da maschio, considerato simbolo di passione e mascolinità. Era simile al rosso, ma era più adatto per le persone di un ceto sociale elevato perché non poteva essere associato alla tonalità del sangue.

Il rosa ai nostri giorni: come si è trasformato in pink power?

Intorno ai primi anni del 1900, il rosa era ancora considerato un colore da maschio. In un'edizione del 1918 di Earnshaw’s Infants’ Department si legge:

La regola generalmente accettata è rosa per i maschi e blu per le femmine. La ragione sta nel fatto che il rosa, essendo un colore più deciso e forte, risulta più adatto al maschio, mentre il blu, che è più delicato e grazioso, risulta migliore per le femmine.

Il rosa, quindi, era consigliato ai maschietti, mentre le femminucce dovevano preferire il blu. Un cambiamento si inizia a notare intorno al 1940, quando le aziende di abbigliamento, senza un vero e proprio motivo, iniziano a produrre in rosa gli abiti da donna e in blu quelli da uomo. Secondo alcune fonti, sembra che la moda abbia fatto questa scelta pensando erroneamente che i due generi amassero i colori scelti per identificarli.

Negli anni '60/70 il Movimento di Liberazione delle Donne ha provato senza successo ad abolire questa stupida differenziazione, promuovendo la neutralità di tutti i colori. Michel Pastoureau, nel libro Rosso. Storia di un colore, ha scritto:

Se fino al XVIII° secolo era ancora molto spesso maschile, a partire da questo momento il rosa diventa decisamente femminile, pienamente femminile. Dagli anni settanta, la famosa bambola Barbie gli riconosce in pieno questo titolo, estendendone via via il dominio all’intero universo ludico e onirico delle bambine. Rammaricarsene è legittimo.

Negli anni '90, il rosa diventa ancora maggiormente una tonalità femminile perché inizia ad essere simbolo della lotta contro il cancro al seno. Ad oggi, qualche piccolo, in alcuni casi piccolissimo, passo in più è stato fatto, ma questa tonalità resta soprattutto appannaggio del gentil sesso.