La didattica a distanza sembra non finire: ma questa volta a richiedere questa misura precauzionale per la tutela della salute sono le stesse scuole. Al momento il governo Draghi ha introdotto misure più stringenti, come il super green pass, in vista di un ritorno del contagio, ma dice no alla didattica a distanza estesa.

Queste misure coinvolgono in parte anche la scuola, ma i presidi chiedono di più. Il governo Draghi infatti ha introdotto la didattica a distanza solamente per specifici casi. Si tratta di una possibilità presa in considerazione se nell'aula sono presenti situazioni di contagio, ma non è stata reintrodotta la DAD in modo strutturale.

Molti presidi hanno riunito le voci per presentare al governo una nuova richiesta: quella di un ritorno alla didattica a distanza più esteso. L'appello dei presidi delle scuole è spiegato da Linkiesta.it:

"Didattica a distanza fino a fine gennaio per permettere al sistema scolastico di gestire il ritorno a scuola senza rischiare l’impennata dei contagi. È questo il senso dell’appello promosso firmato da almeno 1500 presidi e indirizzato al presidente del Consiglio Mario Draghi."

La richiesta di un ritorno generale alla didattica a distanza è motivata dalla preoccupazione di una nuova diffusione del virus all'interno delle scuole, di ogni grado. La richiesta dei presidi è volta ad ottenere almeno un periodo di due settimane di didattica a distanza per dare tempo alle famiglie di vaccinare i figli, o alle scuole di organizzarsi in previsione di possibili nuovi contagi.

La didattica a distanza sembra essere l'unica soluzione per prevenire l'aggravarsi dei contagi per molte scuole, tuttavia il governo non la pensa in questo modo, e cerca di scongiurare l'eventualità di una rinuncia alla didattica in presenza, anche se per un periodo. Vediamo nell'articolo cosa sta accadendo nelle scuole italiane.

Didattica a distanza per la scuola: i rischi

La didattica a distanza è stata presa in considerazione con l'arrivo della pandemia per fronteggiare la possibilità di contagio in uno spazio frequentato da molte persone. Dalle scuole elementari, fino agli istituti superiori e le università, lo scorso anno per molti alunni è stato inevitabile seguire le lezioni tramite la didattica a distanza.

Questa modalità di accesso alla formazione ha comportato notevoli adattamenti da parte sia dei docenti che delle famiglie e gli studenti: ha significato per le famiglie dotarsi di apparecchi tecnologici aggiuntivi, dove mancanti, per poter seguire le lezioni da casa.

Per i docenti la nuova didattica a distanza ha anche comportato una riorganizzazione del lavoro non indifferente, e un adeguamento all'utilizzo di nuove tecnologie per poter garantire la formazione a tutti. Per le scuole la didattica a distanza ha cambiato radicalmente la fruizione delle lezioni per diversi mesi, non senza effetti collaterali.

Per molti studenti, soprattutto i giovanissimi, la didattica a distanza ha comportato un allontanamento inevitabile dalle consuete occasioni di socializzazioni all'interno delle classi, provocando non pochi danni dal punto di vista psicologico.

La soluzione della didattica a distanza da un lato ha sostenuto la continuità della scuola, nonostante le limitazioni imposte per la tutela della salute, ma dall'altro lato ha comportato una serie di conseguenze non del tutto positive.

I rischi collegati alla didattica a distanza non sono da sottovalutare, soprattutto se applicata per un lungo periodo di tempo. Tuttavia in molti casi le famiglie si sono adattate a gestire una situazione di questo tipo, spesso in concomitanza con lo smart working dei genitori.

La didattica a distanza ha introdotto una modalità di accesso alla formazione, esclusivamente tramite tecnologia, da remoto, che molti hanno visto come una soluzione pratica per evitare la diffusione del virus, ma che per molti ha comportato anche rinunce troppo elevate.

Ritorno alla didattica a distanza a scuola: ipotesi

Un ritorno alla didattica a distanza non è auspicabile per molti: significherebbe fare un passo indietro nuovamente, dopo la riapertura alla didattica in presenza. Per questo motivo il governo ha assicurato, anche con l'ultima conferenza stampa di Mario Draghi del 2021, che la DAD non sarà una soluzione nuovamente applicata a livello esteso.

Tuttavia l'andamento epidemiologico ha comportato l'adozione di nuove misure per il governo: si tratta di provvedimenti che in primo luogo coinvolgono il mondo del lavoro. Si parla con il nuovo Decreto Covid dell'obbligo del green pass ulteriormente esteso, e di nuove misure per limitare i rischi di contagio, come spiega Ilfattoquotidiano.it:

"Il consiglio dei ministri ha infine dato il via libera all’unanimità al nuovo decreto anti-covid che impone ufficialmente l’obbligo vaccinale a chi ha compiuto 50 anni ed estende il green pass a diverse categorie e attività."

Al momento si parla di obbligo vaccinale e di estensione dell'uso della certificazione verde per accedere ai luoghi di lavoro, oltre all'obbligo di vaccinazione per tutti i lavoratori nelle scuole. Per quanto riguarda invece le misure per la scuola che coinvolgono gli studenti, non è prevista la didattica a distanza per tutti, ma solamente in alcune circostanze specifiche.

Si parla di didattica a distanza per le scuole elementari per due o più positivi al Covid-19, con DAD applicata per l'arco di tempo di 10 giorni. Per le scuole medie e per gli istituti superiori le cose cambiano: con un solo caso di positività non si incorre nella didattica a distanza, ma all'uso delle mascherine.

Con due casi di positività al virus nella stessa classe, la didattica a distanza è prevista solamente per chi non è vaccinato o con il richiamo, o per chi è stato vaccinato da più di 120 giorni. La didattica a distanza in questi istituti è prevista solamente se sono presenti nella medesima classe tre studenti positivi al virus. Per il momento queste sono le regole che coinvolgono la scuola, tuttavia le cose potrebbero cambiare ulteriormente.

Didattica a distanza: solo per alcuni

La didattica a distanza secondo le nuove norme verrebbe applicata solamente per qualcuno, non per tutti. E solamente in determinate situazioni. Tuttavia i presidi delle scuole di sono mossi per chiedere al governo una revisione delle regole e l'applicazione di una didattica a distanza estesa a tutti almeno per un periodo di due settimane.

La preoccupazione per la diffusione del contagio è alta, e le scuole in ogni caso, secondo quanto dichiarato da molti presidi, saranno investite comunque dall'obbligo di accedere alle lezioni da casa, per via della presenza massiccia di alunni positivi al virus. I problemi organizzativi quindi potrebbero essere maggiori con le attuali misure rispetto all'applicazione di una DAD estesa per tutti almeno per un periodo.

Sulla questione però il governo non sembra voler fare marcia indietro: la formazione da casa sarà necessaria solamente nei casi visti sopra, non verrà applicata in modo strutturale. Quello che si vuole evitare è un ritorno massiccio a questa soluzione che andrebbe nuovamente a danneggiare il normale corso delle lezioni in presenza.

Un altro punto da sottolineare è come, secondo molti presidi, le misure attuali provocherebbero non poche discriminazioni, soprattutto verso gli studenti che non sono ancora vaccinati, o che sono stati vaccinati da più tempo, e che dovranno quindi optare per la DAD rinunciando alla didattica in presenza.

Il problema di applicare la didattica in presenza per alcuni, e la didattica a distanza per altri, potrebbe essere una vera e propria discriminazione per tutti gli alunni. Il diritto all'istruzione in questo caso verrebbe intaccato da una disparità di trattamento, all'interno della stessa classe, dei diversi alunni. Per questi motivi non solamente i presidi, ma anche alcune parti politiche stanno chiedendo al governo di ripensare le nuove regole per il 2022 per la scuola.

Didattica a distanza e smart working: prospettive 2022

Per i primi mesi del 2022 lo stato di emergenza è ancora attivo, con regole specifiche per la tutela della salute dei cittadini. Oltre alla didattica a distanza per le scuole, molti prevedono l'uso massiccio dello smart working per diverse categorie di lavoratori.

Per la tutela dalla diffusione del Covid-19 si chiede nuovamente alle aziende nel settore privato e alla Pubblica Amministrazione di applicare lo smart working dove è possibile. Il governo chiede di applicare il più possibile la misura del lavoro da remoto, quando è possibile, per limitare le occasioni di assembramento, e evitare così nuovi contagi, in un periodo in cui la diffusione del virus sembra essere ancora in crescita.

Come spiega Tg24.sky.it il governo stesso ha chiesto maggiore attenzione per i lavoratori tramite l'uso dello smart working quando è possibile:

"A fronte dell'aumento dei contagi Covid, i ministri per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, e del Lavoro, Andrea Orlando, hanno firmato una circolare per raccomandare il massimo utilizzo della flessibilità prevista dagli accordi contrattuali in tema di smart working."

Per molte famiglie italiane presto potrebbe ripresentarsi uno scenario simile a quello del passato: studenti in didattica a distanza e genitori in smart working. Se da un lato queste prospettive tutelano la salute, dall'altro lato si tratta di un passo indietro rispetto alla didattica in presenza e al lavoro in presenza degli ultimi mesi.

Per quanto riguarda le amministrazioni pubbliche, ogni sede è libera di organizzarsi con il lavoro in presenza o a distanza, pur mantenendo attive tutte le altre misure di limitazione del contagio, come l'utilizzo delle mascherine e del distanziamento.

Per il settore privato è nuovamente consentito, almeno fino alla fine dello stato di emergenza, di accedere al lavoro in smart working senza la necessità di accordo individuale tra le aziende e i dipendenti, accordo di cui era stato introdotto l'utilizzo negli scorsi mesi. La priorità resta quindi la tutela della salute, dei lavoratori e degli studenti nelle scuole. Sulle scuole in ogni caso si prospettano nuove evoluzioni, anche a seguito delle richieste dei diversi presidi.