Che cos'è la sindrome dell'impostore? Se almeno una volta nella vostra vittima siete stati vittime dei vostri pensieri, pensando di non essere abbastanza per il lavoro che stavate facendo, o di non meritarvi il successo raggiunto, allora molto probabilmente avete sofferto della sindrome dell'impostore. Ma non vi preoccupate, ne soffriva anche Einstein

«La considerazione esagerata in cui viene tenuto tutto il mio lavoro, mi mette a disagio e talvolta mi fa sentire un imbroglione, anche se involontario»

Con queste parole si descrive il noto scienziato in confidenza alla sorella Maja. Questo per dire che persino il padre della teoria della relatività soffriva della sindrome dell'impostore, e si trovava nella condizione psicologica di godere di una stima immeritata rispetto alle proprie competenze.

Perciò non preoccupatevi, siete in ottima compagnia. La sindrome dell'impostore, coniata dalle psicologhe americane Pauline Clance e Suzanne Imes, è una condizione molto diffusa, che colpisce chiunque ad ogni età ed in ogni situazione anche- se non più spesso - al raggiungimento del successo che viene considerato immeritato rispetto alle proprie capacità. 

Sindrome dell'impostore: chi ne soffre

Il termine "sindrome dell'impostore" fu coniato da due psicologhe americane, Pauline Clance e Suzanne Imes, con lo scopo classificare quella condizione psicologica, che già allora era particolarmente diffusa fra le persone di successo, secondo cui il soggetto che ne soffre è incapace di interiorizzare i propri successi e passa la sua vita nel terrore continuo che qualcuno realizzi che egli non sia degno del successo ottenuto.

Un vero e proprio impostore (dall'inglese impostor syndrome, o anche impostor phenomenon) che non merita di trovarsi in una posizione di prestigio o di considerazione elevata. 

Infatti, a dispetto del successo ottenuto, queste persone ritengono che esso non sia da ricondurre alle loro capacità e competenze, bensì alla fortuna, al tempismo, all'inganno o addirittura ad una sopravvalutazione degli altri della loro bravura. 

Secondo lo studio delle psicologhe americane che coniarono il termine, a soffrirne sarebbero in particolar modo le donne di successo. 

Dalla ricerca era emerso che molte manager non riconoscevano interiormente il proprio successo. Sebbene Clance e Imes incentrarono i loro studi principalmente su soggetti femminili, studi recenti hanno messo in evidenza dati secondo cui la sindrome dell'impostore colpisca con pari incidenza anche gli uomini, che sono ancora più restii a parlarne. Inoltre, recentemente, questa sindrome è stata associata in particolar modo al mondo accademico ed è riscontrata spesso in dottorandi e studenti di corsi avanzati.

Questo sentimento di non meritare i risultati ottenuti si traduce poi in ansia, perfezionismo, dubbi sul proprio valore e una paura esagerata del fallimento, da considerare invece un processo normale nel corso della vita, personale e professionale.

Sindrome dell'impostore: perchè ne soffri e da dove deriva

La sindrome dell'impostore non è riconducibile ad un'unica causa. Diversi esperti ritengono che essa dipenda molto anche dalla personalità dei singoli soggetti, e di come essa sia portata o meno all'ansia. Molti invece tendono a focalizzare i propri studi su cause comportamentali, che come è solito sono da ricondurre all'infanzia. Genitori ipercritici ed esigenti nei confronti dei figli, fratelli o sorelle competitivi nel raggiungimento degli obbiettivi della vita, necessità di raggiungere il successo prima possibile ecc. 

Sullo stesso piano è posta anche il sentimento di comunità. Spesso infatti sentire di non appartenere ad una comunità, ad un cerchia di amici, o di essere estraneo alla propria famiglia, può portare a pensieri riduttivi e sminuenti nei propri confronti. 

Le donne in particolare, come sottolineato dallo studio iniziale, soffrono particolarmente di questa condizione psicologica, e sono spesso le prime a sminuirsi. 

David Buonaventura, imprenditore e formatore afferma:

L'abuso del termine leader ne è la prova. Davanti a una eccessiva gamma di requisiti richiesti, le donne reagiscono mettendosi in dubbio e sentendosi inadeguate, sebbene non lo siano.

Le aziende stesse alimentano questa sindrome, attraverso annunci di lavoro sempre più specializzati in cui le figure dei junior ricercate spesso corrispondono a profili senior. Inoltre, quelle aziende orientate unicamente al profitto, contribuiscono in modo eccessivo ad alimentare un sentimento di inadeguatezza nei propri dipendenti, poiché stabiliscono che il valore di essi sia da ricondurre unicamente ai risultati professionali o economici raggiunti.

Al giorno d'oggi sembra che almeno il 70% della popolazione abbia vissuto sulla propria pelle i sintomi di questa sindrome, tra cui ansia, timore di fallire, paura di essere smascherato e sentimenti riduttivi nei propri confronti. 

Sindrome dell'impostore: come si manifesta nella vita quotidiana

Durante la vita professionale, o personale, capita spesso di attraversare momenti nei quali si manifestano dubbi sulle proprie capacità. Che sia durante il percorso di studi, prima di un esame difficile, o nella vita lavorativa, durante la ricerca di lavoro o dopo una promozione importante, ognuno di noi ha vissuto sulla propria pelle questi sentimenti. 

Ma si tratta appunto di momenti, attimi di vita particolarmente importanti che sono soliti aumentare i livelli di ansia e stress perchè ritenuti determinanti per la propria vita o carriera, nei quali si tende a voler raggiungere determinate aspettative, che siano proprie o altrui. 

La sindrome dell'impostore invece si manifesta quando questa condizione diventa, in un certo modo, cronica. Ogni errore o azione è passata al setaccio più e più volte, e chi ne soffre non riesce a perdonare gli errori commessi precedentemente o a comprendere come, proprio lui o lei, si possa trovare nella posizione che ricopre.

Più la posizione è di prestigio e la scala gerarchica cresce, più aumenta il terrore di fare un passo falso e di essere smascherato dai propri colleghi o superiori. Il timore di sbagliare è altissimo e per evitare di incorrere in errori si tende a prefissarsi standard di perfezione elevatissimi. 

Infatti anche se il successo arriva - talvolta a maggior ragione se il successo arrivo - il soggetto che soffre della sindrome dell'impostore non può mai trarre un respiro di sollievo. Perchè? Non lo riconosce come proprio, non lo sente meritato o frutto delle proprie capacità, bensì ritiene che sia immeritato o ottenuto con l'inganno oppure a causa di un errore di giudizio altrui sulle sue competenze.

Molte persone di fatto evitano persino di rendere partecipi gli altri del proprio successo per paura di essere smascherati, mentre altri lo sminuiscono con frasi tipo "Potrebbe averlo fatto chiunque", "Forse ho rubato il posto a...", "Un sacco di gente è molto più brava di me, non me lo merito", "E' stata solo fortuna", "Se solo sapessero che non valgo quanto mi pagano" ecc. 

Il fenenomeno opposto alla sindrome dell'impostore:l’effetto Dunning-Kruger

Si tratta del fenomeno opposto alla distorsione cognitiva, che porta invece le persone poco competenti a sopravvalutarsi.

Questo fenomeno è stato denominato “effetto Dunning Kruger e consiste principalmente in due risvolti: chi non ha competenze o esperienza tende a sopravvalutarsi e a far sentire con una certa insistenza e convinzione la la propria opinione.

Le persone non competenti, in quanto tali, non realizzano la vera mancanza tra l'opinione espressa e la reale competenza in merito all'argomento trattato. Questi soggetti di fatto non sono in grado di riconoscere i propri limiti e come conseguenza ovvia tendono a sovrastimare il proprio sapere e le proprie conoscenze. 

David Dunning affermava:

«Se mi chiedete quale sia la singola caratteristica che renda una persona soggetta a questo autoinganno, io direi che è respirare.»

Dall'altra lato, chi invece ha le competenze tende a sottostimarsi, evita di esprimersi e di conseguenza sminuisce il proprio valore. Questi ultimi sono coloro che soffrono della sindrome dell'impostore. Della prima categoria solitamente rientrano soggetti con personalità tendente al narcisismo e alla sopravvalutazione di sé.

Sindrome dell'impostore: come liberarsene

Premessa necessaria è sicuramente notare come la sindrome dell'impostore non sia attualmente riconosciuta tra i disturbi mentali inseriti all'interno del DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali). Ma, nonostante la sua esclusione dai disturbi mentali, è comunque attuale oggetto di studio di numerosi psicologi.

Inizialmente, la sindrome dell'impostore, era considerata propriamente un tratto radicato nella personalità dell'individuo, mentre solo da recenti studi è emerso come possa invece essere studiata e interpretata in reazione a certi stimoli o eventi.

Detto ciò della sindrome dell'impostore non ci si libera mai completamente se non grazie all'aiuto di uno psicologo. Da soli certe azioni sono da prendere in considerazione per smettere di dubitare delle proprie capacità. 

Prima fra tutti è sicuramente allenarsi al fallimento. Allo stesso modo con cui siamo soliti allenare i nostri muscoli, lo stesso va fatto con le modalità di pensiero. Dubitare continuamente delle proprie capacità non fa che aumentare un'insicurezza che rischia di diventare cronica. Per cui per combattere la sindrome dell'impostore è necessario imparare a sbagliare ed accettare che i fallimenti sono essenziali nella vita, e non qualcosa da evitare ad ogni costo. 

Come dice il detto "Sbagliando si impara". Gli errori capitano, ma vanno contestualizzati come parte del viaggio per migliorare se stessi, e non vanno invece demonizzati come una mancanza personale.

È essenziale poi cambiare la propria prospettiva e la visione delle proprie capacità.

“Per affrontare con fiducia le sfide, analizziamo il nostro percorso professionale. Chiediamoci: avevamo tutte le competenze necessarie per risolvere quel problema o raggiungere quell’obiettivo? Avevamo tutti gli strumenti e le informazioni per superare l’ostacolo? No? Eppure, ce l’abbiamo fatta. Questo vuol dire che possediamo le capacità. Unirle alla formazione e alla pratica è un modo per mettere a tacere quella vocina”.

Per farlo è necessario anche mettere in discussione quelle che sono le conferme esterne a voi e alle quali affidate le capacità o meno di riconoscervi un merito. Per farlo è utile stabilire delle proprie modalità di auto-valutazione che possano alimentare un senso di fiducia in voi stessi e che, allo stesso tempo, vi aiutino a ridefinire i vostri standard per farli rientrare in un range idoneo alle vostre prestazioni. 

Infine è bene ricordarsi come il valore di una persona non dipenda dalla sua posizione lavorativa, dalla produttività, dalle prestazioni e neppure dallo status economico o la posizione gerarchica che ricopre.

Si tratta sicuramente di aspetti importanti e universalmente riconosciuti all'interno della società, ma non sono gli unici parametri a cui una persona deve legarsi per cercare la propria soddisfazione e felicità