Squid Game è una serie televisiva sudcoreana creata da Hwang Dong-hyuk e disponibile su Netflix dal 17 settembre 2021.

Nonostante non sia un prodotto di origine americano tipicamente commerciale, Squid Game ha battuto un record diventando, nel corso di meno di un mese, la serie televisiva più vista di Netflix scatenando non poche polemiche.

La trama ruota attorno a una serie di giochi tipicamente infantili, i quali però mettono a repentaglio la vita dei partecipanti assumendo tratti molto violenti, considerati pericolosi se sottoposti alla visione di un bambino o di un individuo fragile.

Dall’altro canto, però, è bene tenere a mente che la stessa Netflix suggerisce la visione a un pubblico di un’età superiore ai 14 anni, anche se sprovvista dell’opzione parental control.

Un ulteriore polemica è nata a causa della frode nascosta dietro alla criptovaluta ispirata a Squid Game, la quale si pensava che avrebbe dato modo agli utenti di giocare a un videogame basato sulla serie televisiva sudcoreana.

Prima di addentrarci all’interno della lettura, ti lascio il trailer ufficiale Netflix di Squid Game.

 

Squid Game, la serie sudcoreana che ha conquistato il pubblico di Netflix

Squid Game è una serie televisiva ideata da Hwang Dong-hyuk, regista e sceneggiatore sudcoreano, disponibile su Netflix dal 17 settembre 2021, ma tutt’ora non doppiata in italiano.

La storia si dispiega nell’arco di nove episodi incentrati su un gioco di sopravvivenza di carattere distopico, stile Hunger Games e altre produzioni del genere, nel quale prendono parte parecchie centinaia di persone schedate in base a un numero con lo scopo di vincere una grossa somma in denaro.

Nel primo episodio viene presentato Seong Gi-hun, uomo della Corea del Sud divorziato e sommerso dai debiti che, con lo scopo di sanarli, decide di prendere parte a un gioco apparentemente per bambini, ma che poi si rivelerà essere mortale per i partecipanti.

“Tutti voi in questa stanza state vivendo al limite, con debiti che non potete pagare. Se non volete giocare… fatecelo sapere.”

All’interno del gioco, come anticipato, ogni giocatore viene schedato in base a un numero e la sua vita assume un valore pari a 100 milioni di won, il cui importo va a sommarsi alla quota relativa al montepremi finale di 45,6 miliardi di won, ovvero circa 33 milioni di euro.

I partecipanti sono ininterrottamente monitorati come se fossero all’interno della casa del Grande Fratello, anche se in una realtà decisamente più cupa e misera dato che si trovano in un bunker, dove vengono controllati da delle guardie in tuta rossa capitanate da un Front Man, il quale gestisce i vari giochi e le vite stesse dei concorrenti.

In sostanza, si tratta di un gioco costituito da una serie di attività per bambini, ma mortale: la posta in gioco è, infatti, la vita e ciò porta nel corso dei nove episodi a indagare l’evoluzione dei personaggi e della loro fragile moralità scoprendone i lati più oscuri.

Squid Game ha spopolato tra i più giovani, i quali hanno riproposto le medesime sfide presenti all’interno della serie televisiva attraverso i propri e personali profili social, in particolare su Tik Tok, ovviamente eliminandone i fattori di rischio e pericolo che diventerebbero fatali.

Il successo e la fama raggiunta dal prodotto sudcoreano lascia intravedere la possibilità di lavorare a dei sequel e, quindi, a delle stagioni successive come di facile intuizione data la presenza di un finale aperto, però nulla è ancora stato dichiarato e reso ufficiale al riguardo.

Da dove trae origine il nome Squid Game? Ci sarà la versione italiana?

La serie televisiva sudcoreana di Netflix, Squid Game, si sviluppa attraverso la messa in scena di giochi pericolosi che, in apparenza, ricordano le comuni attività d’intrattenimento per bambini.

Tra tutti i giochi proposti, il titolo della serie riprende quello del “gioco del calamaro”, attività mostrata già nel primo episodio e ripresa esclusivamente nell’ultima prova affrontata dai concorrenti.

Ma quali sono le regole del gioco? Eccole elencate di seguito:

  • un campo da gioco, la cui forma riprende quella di un calamaro stilizzato
  • due squadre: attaccanti al di fuori del campo da gioco dove, invece, si trova la difesa
  • obiettivo: gli attaccanti devono raggiungere la testa del calamaro senza essere respinti dalla difesa

Probabilmente, la decisione di utilizzare il nome di questo gioco per il titolo della serie televisiva sudcoreana si deve al fatto che esso venga presentato come l’attività più violenta incorporando, quindi, la vera essenza della trama e dell’oscurità di cui si costituisce il genere umano.

Il successo di Squid Game è plausibilmente attribuibile alla facile comprensione da parte degli spettatori dei giochi proposti, la quale permette loro, di conseguenza, una più agevole immedesimazione nei personaggi e nella storia.

Ciò nonostante, nessuno si sarebbe aspettato un simile riscontro a livello internazionale, tanto è vero che, ad esempio, non è ancora disponibile il doppiaggio in italiano, per il quale Netflix si è già messo in azione per “colmare questo vuoto”.

Inoltre, attraverso la pagina social di Facebook Netflix avrebbe effettuato una domanda curiosa ai propri utenti, ovvero di proporre quelli che sarebbero potuti essere i giochi messi in scena in una versione italiana. Chissà che quest’ultima non sia solo una domanda fine a se stessa fatta per creare discussione e divertimento, ma che nasconda qualcos’altro dietro di sé. 

D’altronde, di fronte all’enorme successo riscosso da Squid Game, Netflix non potrebbe far altro che cercare di cavalcare l’onda ampliando sempre di più il franchise con nuovi contenuti e prodotti, prevedendo dei sequel oppure addirittura trasformandolo in un videogioco.

In conclusione, è bene sottolineare che la serie televisiva sudcoreana non ha ottenuto solo consensi, anzi diverse sono state le polemiche, infatti, sarebbe stata lanciata persino una petizione per fermarla a causa della paura riscontrata di fronte a delle possibili emulazioni dei giochi mortali proposti soprattutto da parte dei più piccoli e incoscienti dei pericoli.

Una richiesta, dunque, di censura… ma è davvero necessaria? Diversi sono i punti di vista e le opinioni in merito alla questione. Vedremo cosa ci attenderà in futuro!

Polemica Squid Game: “È pericoloso, soprattutto per i bambini!”

Il successo virale di Squid Game ha messo in allarme genitori e insegnanti, i quali temono che, nonostante la visione della serie televisiva sudcoreana sia vietata ai minori di 14 anni, possa influenzare i comportamenti dei più giovani e vulnerabili portandoli a emulare i giochi mortali.

Per tale ragione, la Fondazione Carolina ha lanciato una petizione su change.org appellandosi al Garante dell’infanzia e all’AgCom per richiedere l’interruzione della serie televisiva di Netflix.

Dopo che è stata lanciata questa petizione, però, non sono mancate delle contro petizioni, nelle quali si mette in evidenza come la censura non sia mai la soluzione giusta soprattutto di fronte a un contenuto nato come critica sociale che stimola una riflessione su uno scenario di povertà e pone al centro delle scelte umane la moralità di ciascun individuo.

La disputa chiama, quindi, in causa la responsabilità dei genitori, i quali dovrebbero prestare maggiore attenzione ai propri figli, a ciò che vedono e alla loro capacità di comprensione e comunicazione più che porsi contro a delle serie di carattere violento, le quali d’altro canto si rifanno alla realtà attuale enfatizzandone magari determinati aspetti su cui è importante riflettere.

“Nel gioco vita e morte ruotano attorno al denaro, riflettiamo allora, prima di affrontare il tema coi piccoli, sul peso che gli attribuiamo noi nel quotidiano. (Mirella Ruggeri)”

Nonostante tutto, Squid Game rimane una serie di successo per la quale si prospettano nuovi scenari futuri e, di conseguenza, l’estensione dell’universo narrativo.

Il successo di Squid Game, protagonista delle challenge su TikTok

Squid Game spopola anche sui social network, infatti, la carica virale della serie televisiva sudcoreana non si ferma esclusivamente al record di visualizzazioni e di abbonamenti a Netflix, ma si espande anche all’interno delle discussioni tra utenti del web, i quali hanno dato vita a vere e proprie challenge, in particolare modo su TikTok, ma anche su YouTube.

Una delle challenge consiste nella riproduzione della ricetta del Dalgona Biscuit, il biscotto caramellato protagonista di uno dei giochi presentati all’interno della serie televisiva dove il compito richiesto è quello di intagliare la forma del biscotto, una stella, con l’utilizzo di uno spillo senza rischiare di romperla.

Trend di indubbia viralità è diventato l’utilizzo dei gatti domestici per la realizzazione dei video, i quali hanno vestito i panni dei protagonisti nel gioco di “Un, due, tre, stella!”.

Nel canale di “Goodzik” puoi trovare una serie di video compilation a tema Squid Game come il seguente, buona visione!

 

Il futuro di Squid Game: ecco cosa sappiamo finora!

Secondo quanto riportato da Ansa, il regista di Squid Game, Hwang Dong-hyukh, avrebbe annunciato il ritorno della serie televisiva sudcoreana con una seconda stagione.

"C'è stata così tanta pressione, così tanta richiesta e così tanto amore per una seconda stagione... È nella mia testa in questo momento. Adesso sono in fase di progettazione. Penso che sia troppo presto per dire quando e come accadrà. Vi prometto questo: Seong Gi-hun tornerà e farà qualcosa per il mondo".

Squid Game è diventata la serie tv record di Netflix, in più, il finale aperto della prima stagione lascia intravedere buone possibilità di estensione per la creazione di future stagioni e non solo: nei primi 28 giorni di programmazione ha raggiunto ben 111 milioni di telespettatori, chissà cosa potrà fare prossimamente, anche con l’incremento del doppiaggio.

Un prodotto sicuramente molto violento, ma amato dal pubblico grazie alla profondità tematica dalla quale viene investito incentrata sul senso di moralità e umanità che, attraverso un’ampia variegatura dei personaggi, cerca di indagare la sofferenza umana usando un tema popolare ed evergreen come quello della contrapposizione tra ricchi e poveri.