I servizi di intrattenimento on-demand sono ormai padroni assoluti dell'industria. Netflix, Amazon Prime, Sky... tutte aziende che stanno pian piano togliendo spazio dal mercato delle sale.

Persino la Disney, la quale ha obiettivamente fatto la storia della sala cinematografica, si sta pian piano distaccando da quel mondo. Con la creazione di Disney+, il loro servizio on-demand, hanno iniziato a distribuire i loro prodotti originali sempre più esclusivamente in streaming.

Infatti, proprio i prodotti originali sono la forza di queste grandi aziende mediatiche. La prima a fare questo passo fu proprio Netflix, che integrò nella sua strategia di mercato la produzione oltre che la distribuzione.

Da allora sempre più prodotti originali sono volati nel sito di streaming. Alcuni hanno fallito, altri invece hanno avuto un successo enorme. Stranger Things, ad esempio, oppure Narcos, La Casa di Carta, le ultime stagioni di Black Mirror... serie di ogni genere e per ogni pubblico che stanno facendo la storia della televisione.

Altro punto di forza di Netflix è che non si è mai fermata solamente a casa propria, negli Stati Uniti d'America. I suoi prodotti originali vengono realizzati in ogni parte del mondo, dal Brasile (con l'interessante sere 3%) alla Spagna (da cui è appunto uscita la popolare Casa di Carta) e persino in Italia (con serie quali Suburra, che però non hanno avuto particolare successo all'estero).

Di recente, infatti, una serie TV Netflix prodotta in Sud Corea ha sfondato tutte le classifiche mondiali. Sto parlando di Squid Game, serie drammatica/horror che ha fatto il giro del mondo diventando persino la serie Netflix più vista di sempre.

Squid Game non è il primo prodotto sudcoreano a scalare le classifiche dell'intrattenimento. L'industria cinematografica sudcoreana sforna capolavori da oltre vent'anni, molti di questi conosciuti solamente agli appassionati.

Burning, Old Boy (diventato poi poco più famoso grazie ad un remake americano), Bittersweet Life, Ferro 3 La casa Vuota... sono tutte opere che hanno appassionato i cinefili di tutto il mondo che hanno iniziato a chiamare a gran voce per un maggiore riconoscimento delle opere coreane.

Tale riconoscimento è arrivato nel 2020, quando Parasite, film coreano diretto da Bong Joon-Ho, è diventato il primo film in lingua non inglese a vincere l'Oscar per il miglior film.

Quella sera, Parasite intascò i cinque Oscar più importanti, spianando la strada ad una commercializzazione del cinema coreano.  

Squid Game, dunque, rappresenta l'unione dei due principali trend cinematografici del momento: le serie TV on-demand di Netflix e le produzioni sudcoreane. 

Ma cos'hanno di tanto particolare i prodotti sudcoreani? E cosa rende Squid Game così attraente agli occhi di milioni di spettatori? 

Scopriamolo insieme in questa recensione della serie più popolare del momento. 

Squid Game: la trama

La trama di Squid Game si divide in 9 episodi da un'ora ciascuno.

Per ora, la serie ha solamente una stagione, anche se una seconda è stata confermata. Limitiamoci, per ora, a vedere la trama della prima. 

La serie si apre con un misterioso incipit, che descrive un gioco da bambini tipico della Sud Corea:

Nella mia città, lo chiamavamo Il gioco del calamaro. Questo perché si giocava su un campo a forma di calamaro. Le regole sono semplici. I bambini si dividono in due gruppi, attacco e difesa. All'inizio, la difesa corre normalmente entro i confini, mentre gli attaccanti, all'esterno, devono saltare su un piede solo.

Se uno degli attaccanti percorre il centro del calamaro e supera la difesa, guadagna la possibilità di camminare liberamente su due piedi. Per qualche ragione, quando succedeva, lo chiamavamo "l'ispettore segreto". Dopo essersi preparati per la battaglia finale, gli attaccanti si riuniscono all'ingresso del calamaro.

Per vincere gli attaccanti devono toccare col piede l'area segnata in cima al calamaro. Se il difensore ti spinge fuori dalla linea di confine del calamaro, muori. Esatto, muori. Una volta dato il tocco vincente, si grida "urrà". In quel momento, mi sentivo come se il mondo intero fosse mio.

La voce che parla è quella di Gi-Hun, il povero squattrinato protagonista della serie. Ormai con i debiti fino alla gola, Gi-Hun viene approcciato da un uomo misterioso che gli propone un gioco. In palio, vi sono ricchezze a non finire

Nonostante i dubbi, Gi-Hun finalmente accetta ed entra a far parte dello Squid Game, dove 456 giocatori sono portati in segreto su un isola misteriosa per superare 6 prove. Le prove sono i tipici giochi dei bambini, come 1, 2, 3, stella, tiro alla fune... ma con un elemento in più: chi perde, muore.

Alla fine, dovrà rimanere solamente un giocatore che si accaparrerà i 45.6 miliardi in premio (ovvero 100 milioni per ogni giocatore). Nonostante gli venga data una scelta di abbandonare il gioco, la maggioranza dei partecipanti decide di rimanere viste le loro condizioni economiche disperate. 

Inizialmente, l'idea del gioco sembra quella di voler donare una seconda possibilità ai partecipanti, che erano stati scartati completamente dalla società in cui vivevano. Ora, quindi, avevano la chance di poter dare tutto quello che avevano e ricominciare finalmente a vivere.

La filosofia di Squid Game

Come viene detto più volte, quella dello Squid Game è una società egalitaria, dove tutti hanno gli stessi diritti e le stesse possibilità. O almeno così dovrebbe essere. 

Durante le 6 prove incontriamo anche gli altri personaggi principali della serie, che rappresentano più o meno tutte le classi sociali. Dal ricco finanziere sull'orlo dell bancarotta alla ragazza nord-coreana in cerca di soldi per far fuggire il resto della sua famiglia al sud. 

Verso il sesto episodio capiamo qual è l'origine dello Squid Game: una manciata di uomini incredibilmente ricchi che vogliono solamente divertirsi. I VIP (così chiamati all'interno della serie), rappresentano la maggiore perversione sociale possibile, nonché il peggior marcio della nostra società.

Nel finale, infatti, scopriremo che il creatore dello Squid Game aveva solo intenzione di rivivere le sue emozioni che aveva quando era bambino. Il vecchio, ormai malato e morente, aveva persino deciso di partecipare al gioco solamente per provare una forte emozione prima di morire.

Tutto questo, ovviamente, sulle spalle dei poveri e miserabili giocatori. 

Quando il protagonista (e vincitore del gioco) verrà a scoprire tutto ciò che sta dietro allo Squid Game deciderà di vendicarsi, ma quest'altra vicenda verrà probabilmente raccontata nella seconda stagione. 

Squid Game: una recensione

Squid Game è certamente una serie molto violenta, tanto da aver persino causato polemiche e la richiesta della sua rimozione dal catalogo Netflix. 

La violenza, però, è parte integrante di ciò che rende Squid Game così ben fatta. I legami tra i personaggi, l'empatia che proviamo per la loro sofferenza, ed in generale tutta la filosofia dello Squid Game viene enfatizzata da questa violenza fortissima.

Secondo Vanity Fair, infatti:

[I legami tra i personaggi] rivelano una verità più profonda: il successo individuale è un mito. Nessuno che sopravvive lo fa da solo, ma grazie ai sacrifici degli altri. In una scena, questo messaggio è rappresentato attraverso un gioco di tiro alla fune, in cui i giocatori sono fisicamente incatenati alla corda e gli uni agli altri.

Sotto l'iper-violenza, la serie suggerisce anche che i nostri obblighi verso le altre persone possono essere una fonte di significato, di compassione, e - forse - di salvezza.

La sceneggiatura è dunque forse la caratteristica migliore di Squid Game. E' una metafora violenta ed esagerata del nostro mondo, che permette di riflettere sulle nostre stesse condizioni sociali. La nostra vita è fin troppo ordinaria per accorgerci delle ingiustizie che ci circondano, per cui l'esagerazione attraverso la violenza di Squid Game è il modo che abbiamo per rendercene conto.

Sembra, però, che la filosofia dello Squid Game venga tradita nel finale. Gi-Hun, intascati i soldi, non ritorna immediatamente alla sua vecchia vita perchè non ha ancora capito a cosa è servito giocare.

Squid Game era un'opportunità per ricominciare a vivere, per rendere migliore la vita delle persone che circondano il vincitore. Per farglielo capire servirà l'episodio finale del vecchio creatore, che scommette con Gi-Hun che nessuno aiuterà un povero barbone lasciato solo al freddo e al gelo.

Quando, invece, una giovane donna aiuta il barbone, la fiducia nelle persone di Gi-Hun rinasce, ed inizia a spendere i soldi vinti aiutando le persone che gli stanno intorno ed anche i parenti dei vecchi compagni di gioco.

Aiuta la famiglia del ricco finanziere e della ragazza nord-coreana, e poco prima di iniziare a concentrarsi (finalmente) sulla sua stessa famiglia decide invece di andare contro lo Squid Game ed i suoi creatori.

Secondo me, questa è una perdita di stile per la sceneggiatura. Gi-Hun ha abbracciato lo Squid Game nel momento in cui inizia a spendere i soldi. Avendo capito la filosofia del gioco, non dovrebbe mai andare contro i suoi stessi creatori.

Il problema, però, è che ogni serie originale di Netflix inizia a diventare meno filosofica e più commerciale con le stagioni successive. Il rischio è che le prossime stagioni di Squid Game saranno un thriller-action molto piatto e vacuo, completamente distaccato dalla filosofia della prima stagione.

D'altronde, tutti i personaggi principali tranne uno sono morti, quindi Netflix ricomincerà letteralmente da zero con la prossima stagione. Avendo a disposizione una tela bianca, il rischio è che Netflix farà becero fan-service

Ad ogni modo, la prima stagione è un prodotto narrativamente molto valido, se non fosse per qualche scivolone nei dialoghi. 

Anche a livello tecnico, Squid Game non ha nulla da invidiare a prodotti di registi molto più maturi. Montaggio e fotografia sono a livelli altissimi, ed è sempre una boccata d'aria fresca vedere i canoni estetici orientali distributi nel pubblico occidentale. 

Insomma, per quanto io sia preoccupato dalla seconda stagione, non posso negare che la prima è un piccolo gioiello della serialità, certamente una delle vette raggiunte quest'anno.

Ed è forse proprio perché mi è piaciuta così tanto che spero non venga completamente stravolta negli anni a venire.