Sin dal corso degli anni Settanta del Novecento, con specifiche ordinanze, anche nel contesto italiano, si incominciato a parlare di domeniche dell’austerity.

Il campionario di regole da seguire, compresa l’introduzione delle targhe alterne, fu dovuto principalmente alla crisi petrolifera

Nei decenni successivi questo provvedimento è stato riproposto più e più volte, scatenando anche diverse proteste.

La riproposizione delle targhe alterne è servita sempre più al contenimento dei valori delle polveri sottili (in un primo momento questa azione riguardava principalmente il biossido di azoto) e, di conseguenza, alla salvaguardia della qualità dell’aria.

Se ci si sposta nel contesto odierno, si nota che la circolazione a targhe alterne si lega a stretto giro a diverse tematiche stringenti dell’attualità su cui bisogna sicuramente interrogarsi.

Di sicuro, è un provvedimento che, in alcuni casi risulta essere necessario. Proprio nell’ultimo periodo, a Frosinone sono stati decisi quattro mesi di circolazione a targhe alterne. Come riporta il Corriere della Sera:

“Il provvedimento è scattato venerdì 3, con l’obiettivo di abbattere i livelli delle polveri sottili nell’aria. La decisione è stata adottata dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Nicola Ottaviani nell’ambito delle iniziative per contenere l’inquinamento da pm10.”

È chiaro che ogni riflessione attuale resta inevitabilmente segnata anche dalla pandemia. Di sicuro, il problema dell’inquinamento e le azioni da intraprendere, come quella riguardante l’istituzione delle targhe alterne, non è un qualcosa che può essere circoscritto a una sola città, o a un’unica Regione. Al contrario, come si legge su Il Giornale:

“Stessa situazione anche sulle grandi, medie e piccole città delle Regioni settentrionali che avrebbero già attuato il divieto se non ci fosse stata la pandemia.”

Per questo motivo occorre considerare questi temi e soffermarsi sulle numerose sfaccettature che presentano.

Le targhe alterne come riflesso di problematiche molto più ampie

Parlare della necessità di prendere provvedimenti come l’introduzione delle targhe alterne e il conseguente blocco della circolazione di determinati veicoli significa parlare in primo luogo di inquinamento.

Nell’ultimo periodo i livelli di inquinamento da PM10, termine con cui si indicano particelle che presentano un diametro aerodinamico non superiore ai 10 µm, sono risultati critici in diversi contesti. Ad esempio, preoccupa la situazione registrata negli ultimi giorni in tutta la Pianura Padana.



Anche l’Umbria è in piena allerta a causa delle statistiche dell’ultimo periodo che mostrano dati negativi che, andando a ritroso si incontrano nel 2015. Così riporta Il Messaggero:

“Buona parte della regione è segnata in rosso per le elevate concentrazioni di polveri sottili nell’aria con le centraline dell’Arpa, l’Agenzia di protezione ambientale, che segnano cifre anche molto superiori ai livelli accettabili, facendo segnare oltre i limiti 10 punti di rilevamento su 14 attivati nel territorio”.

Gli elementi inquinanti che alterano l’ambiente producono non soltanto disagi, come nel caso delle targhe alterne che si sta passando in rassegna in questa analisi, ma anche danni permanenti.

Gli effetti nocivi hanno notevoli ripercussioni anche sull’organismo e sulla salute della pelle soprattutto per le persone che abitano in città

Peacelink, scrivendo negli ultimi giorni al Ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, ha messo in luce l’allarme benzene, una sostanza chimica organica che è spesso indicata anche come benzolo, nei pressi dello stabilimento Ilva di Taranto, fino al quartiere Tamburi.

Dunque, diversi aspetti concorrono a generare costante preoccupazione. Un altro esempio lampante è sicuramente l’inquinamento da plastica, cioè la dispersione e l’accumulo non solo negli oceani, ma anche nei terreni agricoli.

In merito al tema della plastica, su cui, per ovvie ragioni, non ci si potrà concentrare in modo dettagliato in questo contesto, si rimanda alla visione di questo video presente sul canale YouTube di Ruggero Rollini.

Viene sottolineato come il riciclo non può essere assolutamente un pretesto per far sì che si possa continuare l’abuso di materiali plastici che ha contrassegnato gli ultimi decenni.

Le targhe alterne: una misura inevitabile

È l’inverno la stagione dell’anno più complicata se si analizza il tema delle targhe alterne. Chi si mette alla guida della propria automobile deve considerare gli obblighi previsti, anche e soprattutto nel momento in cui si sposta in città diverse da quella in cui vive la propria quotidianità.

Per questo motivo, occorre tenere sempre ben in mente alcuni tasselli fondamentali che porta con sé l’applicazione di questo sistema.

In primo luogo, la limitazione prende le mosse dalla targa che presentano i veicoli. Infatti, è previsto che possano circolare soltanto i veicoli che presentano l’ultimo numero pari o dispari.

Va da sé che, in modo alternato, alle auto che non sono autorizzate è imposto il fermo. Ci sono due aspetti fondamentali da tenere in forte considerazione quando si affronta il tema delle targhe alterne.

Il primo riguarda la zona che interessa l’applicazione della misura in questione.

Le targhe alterne riguardano le zone urbane, quelle in cui gli indici di inquinamento sono indubbiamente più problematici. Non sono coinvolte né le strade extraurbane, né le autostrade e le super strade.

La scelta diventa inevitabile nel momento in cui vengono superate le soglie di inquinamento. Di solito è il Comune che applica le limitazioni parziali del traffico.

Non di rado, la scelta, quando diventa urgente, può essere intrapresa anche dal Prefetto.

In ogni caso, risulta evidente che si tratta di misure straordinarie che però, nei casi più gravi possono portare a un completo blocco temporaneo della circolazione.

Multe e provvedimenti per chi non rispetta le targhe alterne

Quando il Comune o la Procura opta per la circolazione alternata occorre far fede alle decisioni che riguardano il singolo provvedimento per avere riscontri effettivi sui veicoli che vengono inclusi nell’obbligo.

Se si dà uno sguardo ai provvedimenti che hanno contrassegnato il contesto italiano nel corso degli ultimi decenni in riferimento alla circolazione a targhe alterne si nota che spesso l’adottare di questa misura coinvolge automobili a benzina o a diesel.

Tutte le automobili a metano, a GPL, ibride o, ancora quelle elettriche sono esentate da questo genere di provvedimenti. Di conseguenza, l’introduzione della circolazione a targhe alterne non deve essere rispettata.

Le sanzioni che prevede il Codice della Strada in merito alla circolazione compiuta infrangendo l’obbligo delle targhe alterne prevedono multe molto salate che vanno da 84 a 335 euro.

Anche in questo caso, la cifra cresce nel caso in cui il divieto di circolazione sia stato introdotte per contrastare i livelli di inquinamento rinvenuti in quel determinato contesto.

In questo caso, facendo riferimento all’art. 7, in particolare al comma 13-bis, la multa raggiunge i 658 euro.

Nel caso in cui la violazione avvenisse una seconda volta nei due anni successivi oltre alla multa la patente viene sospesa per un periodo massimo di un mese.

Le targhe alterne nel contesto europeo

L’importanza che riveste l’inquinamento nel parlare di targhe alterne è evidente. Eppure, come si è notato già in precedenza, rifacendosi alla storia italiana, fu la crisi petrolifera a introdurre questa misura.

Si trattava di una delle misure di austerity introdotte per ridurre i consumi energetici nel fine settimana. Infatti, le targhe alterne riguardavano la circolazione della domenica.

Se si allargano gli orizzonti al contesto Europeo si nota che proprio l’Italia, insieme alla Grecia, risulta essere il Paese in cui le targhe alterne abbiano avuto un’applicazione più duratura e certosina nel corso degli ultimi decenni.

Infatti, in riferimento a stati quali la Francia o la Spagna si nota come queste misure siano state applicate soltanto in determinati periodi e in anni ben lontani dalla prima applicazione italiana.

In Francia, in particolare a Parigi, ci volle il 1997,mentre in Spagna se ne parlò nel 2007, senza che la misura venne concretamente realizzata, così come avvenne nell’ultimo periodo in Inghilterra.

Una misura adottata in tutto il mondo

Un approccio differente si può riscontrare in contesti differenti da quello europeo.

A Santiago del Cile negli ultimi anni gli indici di inquinamento sono risultati estremamente allarmanti al punto che nel 2015 è stata dichiarata un’emergenza ambientale che ha vietato a lungo la circolazione di una percentuale consistente di veicoli.

In passato, l’allarme rosso per lo smog è stato lanciato anche a New Delhi, la capitale dell’India. Il governo ha optato per la circolazione limitata che ha convolto praticamente ogni mezzo, fatta qualche eccezione come le ambulanze, le auto della polizia o i mezzi pubblici.

Stesso discorso se si fa riferimento a Pechino, in Cina. Un contesto preoccupante al punto che ha previsto, oltre alle targhe alterne, numerose misure emergenziali come la chiusura di numerose fabbriche e la sospensione di innumerevoli attività compiute all’aria aperta.

Le targhe alterne durante il contesto pandemico

Risulta quasi ininfluente aggiungere che molte decisioni dipenderanno dal contesto pandemico del prossimo periodo.

È ovvio che nel malaugurato caso in cui dovessero verificarsi altre limitazioni scaturite dall’aumento dei contagi e dal superamento delle soglie di contenimento del virus previste nel contesto italiano, il tema delle targhe alterne resterà in sordina.

Sta di fatto che per contrastare efficacemente l’inquinamento risultano indispensabili misure concrete da attuare al più presto. Per questo motivo, già nel prossimo anno, diverse automobili inquinanti potrebbero essere abbandonate per sempre.

Sotto questo aspetto, a fare da apripista potrebbe essere il Lazio, che potrebbe tra non molto evitare l’uso delle Euro quattro in determinate aree.

In questo caso il blocco previsto potrebbe essere continuo e non riguarderebbe soltanto determinati giorni o fine settimana.

Probabilmente, senza il contesto pandemico si sarebbero stati già diversi provvedimenti incanalati verso il raggiungimento degli obiettivi che prevedono da qui al 2035 la fine della produzione di auto con motore a combustione interna.