La fornitura dei vaccini all'Unione Europea è stata complessa fin dalle prime battute della campagna vaccinale. La Commissione Europea è un cliente esigente, tanto che, al verificarsi di gravi ritardi nella fornitura dei vaccini Janssen e Vaxzevria, ha deciso di non rinnovare i contratti con le aziende produttrici, affidandosi soltanto ai sieri di Pfizer e Moderna. 

Questa decisione potrebbe però rivelarsi controproducente per l'Unione Europea. In un momento delicato come quello che stiamo vivendo, mentre i governi spingono per una maggiore copertura vaccinale, le due aziende produttrici hanno deciso di aumentare sensibilmente i prezzi dei loro vaccini.

È stato il Financial Times, prestigioso quotidiano economico di Londra, a dare forza alle voci che già da qualche giorno si rincorrevano negli ambienti più informati. Pfizer e Moderna aumenteranno i prezzi nei prossimi contratti di fornitura dei vaccini contro il Covid-19 con l'Unione Europea. Era facile che una situazione simile si potesse verificare, date le attuali condizioni. 

Perché aumentano i prezzi dei vaccini

A favorire l'aumento di prezzo c'è prima di tutto l'aumento della domanda, dovuto a due fattori. Il primo è stata la spinta che le campagne vaccinali dei vari paesi europei hanno ricevuto dopo gli annunci dell'estensione della validità del Green Pass. Molti sia in Italia sia all'estero, sono stati spinti da queste norme a prenotare la prima dose di vaccino, per evitare di dover ricorrere troppo spesso ai test, e la domanda di forniture degli stati si è impennata. 

A questo va aggiunta la possibilità, sempre più concreta, che sia necessaria una terza dose di vaccino in futuro. Anche se i risultati degli studi svolti sull'efficacia dei vaccini contro il Covid-19 sono incoraggianti, la paura per le varianti ha spinto alcuni stati a prepararsi per un ulteriore richiamo. In Israele, dove la campagna vaccinale è stata rapidissima, si sta già procedendo a richiamare le fasce più esposte della popolazione. 

L'altra ragione è la scarsa disponibilità dei vaccini a vettore virale, Janssen e Vaxzevria, prodotti rispettivamente da Johnson & Johnson e AstraZeneca. Questo non è dovuto soltanto alle colpe delle due aziende, che non hanno rispettato i contratti stipulati con l'Unione Europea, fornendo meno dosi di quelle dovute. Molti infatti sono restii a farsi vaccinare con questi sieri, a causa degli effetti collaterali che ne derivano. 

Di quanto aumentano i prezzi dei vaccini

La combinazione di mancanza di alternative e aumento della domanda ha quindi permesso a Pfizer e Moderna di alzare i prezzi dei loro vaccini. L'aumento più sostanzioso è quello applicato da Pfizer, che passa dai 15,50 euro del contratto precedente a 19,50 euro. Inizialmente sembrava però che sarebbe stata Moderna ad aumentare  maggiormente il prezzo. 

L'azienda statunitense aveva intenzione di passare dagli attuali 22,60 dollari a dose a 28,50 dollari. Successivamente però il prezzo è stato ridotto a 25,50 dollari. Questo sconto è stato applicato grazie al fatto che la Commissione Europea ha deciso di acquistare più dosi del vaccino di Moderna di quante l'azienda ne avesse preventivate. 

Ma questi prezzi sono ancora irrisori se li si paragona ai possibili aumenti futuri. Secondo i CEO di Pfizer l'impennata dei prezzi potrebbe continuare in a causa della diffusione delle varianti. Se il virus dovesse mutare in modo da costringere ad un aggiustamento del vaccino, il costo di una singola dose potrebbe arrivare a 175 dollari. 

Di contro i prezzi dei vaccini a vettore virale rimane molto più basso. Vaxzevria ad esempio, il vaccino di Astra Zeneca, costa soltanto 2,80 euro a dose. Il minor prezzo non è però dovuto né alla minor efficacia del siero, né alla domanda ridotta dagli effetti collaterali che ha manifestato nei giovani. Il motivo principale è che, a differenza degli innovativi vaccini ad mRNA, quelli a vettore virale sfruttano una tecnologia ben conosciuta e resa economica da decenni di utilizzo. 

Perché il prezzo dei vaccini è così alto?

Il costo delle singole dosi di vaccino contro il Covid-19, moltiplicato per l'enorme numero di persone da vaccinare nel mondo, risulta in cifre enormi che si trasformano in entrate per i colossi farmaceutici che li producono. Questi prezzi possono essere un problema per i paesi che non hanno le risorse che può garantire l'Unione Europea. 

Le case farmaceutiche si sono spessi difese affermando di stare semplicemente comprendo i prezzi di produzione. Di opinione contraria sembra essere la People’s Vaccine Alliance, composta da oltre settanta associazioni non governative tra cui Emergency. Secondo un report diffuso il 30 luglio il prezzo a cui i vaccini sono venduti è di 5 volte superiore al minimo possibile

“Questo è forse il caso di speculazione più grave della storia. Le ingenti risorse che gli stati sono costretti a pagare arricchendo CEO e azionisti potrebbero essere utilizzate per costruire nuove strutture sanitarie nei Paesi poveri, tagliare le liste di attesa per le prestazioni mediche, garantire servizi essenziali dignitosi”.

Secondo la People's Vaccine Alliance il motivo di questo sovrapprezzo è dovuto al geloso monopolio che le case farmaceutiche detengono sulle formule dei propri vaccini. Se i processi di realizzazione del siero fossero di pubblico dominio, molte altre entità, aziende o stati, potrebbero produrlo a prezzi nettamente inferiori di quelli offerti da Pfizer e Moderna. 

Quanto spendono gli stati per i vaccini

I numeri elencati dal report della People's Vaccine Alliance mostrano una spesa enorme da parte di tutti gli stati. Si calcola ad esempio che dall'inizio della campagna vaccinale l'Italia abbia speso 4,1 miliardi di euro in più rispetto ai semplici costi di produzione dei vaccini. La situazione diventa ancora più grave se si guarda ai paesi in via di sviluppo. 

Ad avere il dato peggiore è il Sud Africa, che si è trovato a pagare il vaccino di Moderna tra i 30 e i 42 dollari a dose, superando nettamente quanto pagato dall'Unione Europea. L'Unione Africana è riuscita invece ad ottenere prezzi molto convenienti, in funzione della debolezza economica di molti degli stati membri. Ma i 6,50 dollari a dose che i paesi africani hanno speso vanno contestualizzati. 

 

Il report fa l'esempio dell'Uganda. Il piccolo e poverissimo stato africano spenderebbe per una singola dose di vaccino più di quanto sia in grado di spendere per l'intera copertura sanitaria annuale di un proprio cittadino. La scelta per questi stati è quindi tra vaccinare la propria popolazione contro il Covid-19 e aiutarli con qualsiasi altra malattia. 

Questa situazione è anche il risultato del fallimento dell'iniziativa CoVax. All'inizio della campagna vaccinale molti stati sviluppati avevano dato la propria disponibilità a fornire una parte delle proprie scorte di vaccini a titolo gratuito agli stati in difficoltà. Quando poi dalla teoria si è passati alla pratica, pochissime nazioni hanno effettivamente scelto di aiutare i paesi poveri, sfruttando ogni singola dose fornitagli dalle case farmaceutiche. 

Vaccini, i conti in tasca a Pfizer

Un aumento di prezzo significa ovviamente un aumento delle entrate, e Pfizer non nasconde che il vaccino contro il Covid-19 abbia migliorato di molto fatturato e introiti dell'azienda. I dati trimestrali diffusi il 29 luglio parlano di 35 miliardi provenienti dalla vendita del siero, e un utile che ammonta a oltre 5 miliardi di dollari, quasi un dollaro per azione. 

Questi dati hanno fornito spinta anche alle previsioni per il prossimo futuro di Pfizer. Secondo quanto riportato dalla stessa azienda, il fatturato arriverà a toccare gli 80 miliardi nel corso del 2021. Previsione ben più alta rispetto 70 miliardi di dollari stimata ad inizio anno. Questo aumento delle aspettative è da ricondursi proprio alla maggiore domanda, che ha causato l'aumento di prezzo delle dosi di vaccino. 

L'azienda ha comunque tenuto a sottolineare il suo impegno a combattere la pandemia, mettendo la salute comune prima del profitto. L'amministratore delegato Albert Bourla ha anche affermato che per avere una protezione completa dalle nuove varianti, delta in testa, potrebbe essere necessario un secondo richiamo dopo la cosiddetta seconda dose. 

Come procede la campagna vaccinale in Italia

Nonostante l'imminente aumento dei prezzi, la campagna vaccinale italiana procede come previsto. Da settimane le somministrazioni si sono attestate sulle 500.000 al giorno. Il 60% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, mentre oltre la metà della popolazione ha concluso il ciclo di somministrazioni. Preoccupa soltanto la percentuale di popolazione sopra i sessanta anni rimasta scoperta. 

Secondo i dati riportati dal Sole 24 Ore il 15% delle persone tra i sessanta e i settant'anni è ancora scoperta, senza nemmeno una dose. La percentuale scende al 10% se si considerano le persone tra i settanta e gli ottant'anni. I vaccini hanno comunque ridotto di molto le morti e i contagio tra la popolazione anziana. Ora il virus circola soprattutto tra i giovani, con la media dell'età dei contagiati scesa a 27 anni. 

L'ultimo impulso alla campagna vaccinale lo ha dato l'annuncio del presidente del consiglio dei ministri Mario Draghi dell'estensione della necessità del Green Pass per molte attività commerciali e servizi di accoglienza. La decisione ha comunque causato alcuni malumori, con diverse persone che sono scese in piazza a protestare contro l'imposizione.