Mini-lockdown in vista per mezza Italia e coincide con il periodo delle festività natalizie. Se già a partire dal 20 dicembre, nuove regioni sono ufficialmente entrate in zona gialla, ora la prospettiva per alcune di esse è di passare addirittura in zona arancione.

Uno scenario che, alla luce di tutte le vaccinazioni, restrizioni e conseguenti difficoltà economiche affrontate, si sperava davvero di non dover più rivivere. Ma così non è.

Insomma, alla luce del diffondersi di tutte queste varianti, di cui ancora non si conosce il potenziale livello di pericolosità, dobbiamo farcene mente capace e imparare a convivere

con l’idea che nuove misure restrittive saranno necessarie, forse periodicamente, nei momenti più difficili come l’inverno ad esempio. Mini lockdown o chiusure mirate, a seconda dei casi, per tirare un sospiro, far crollare i contagi e ripartire in sicurezza.

Il problema però è che si tratta di nuovi stop che arrivano proprio alla vigilia delle feste. Se già nella “normalità”, è difficile gestire i vari aspetti della vita quotidiana (tra lavoro, tamponi, didattica a distanza e attività sportive), figuriamoci in un periodo di vacanze.

In molti hanno già prenotato il loro soggiorno, altre famiglie invece si spostano per necessità, semplicemente per ritrovare i familiari lontani e non abbracciati da tempo.

Come muoversi allora, se la propria regione diventa zona arancione? E se invece è quella di destinazione a cambiare colore?

Ecco tutte le ultime novità riguardanti le regole della zona arancione e come cambia il green pass di conseguenza.

Come funziona zona arancione

Intuire la differenza tra una zona bianca e una “colorata”, è semplice dal momento che ormai abbiamo imparato tutto al riguardo. In zona bianca, non ci sono restrizioni di sorta, perlomeno nei riguardi di chi è vaccinato. Man mano che si passa alla zona gialla, poi arancione o malauguratamente rossa, ecco che scatta tutta una serie di divieti anche per chi si è sottoposto alla vaccinazione.

Nel momento in cui si lascia la zona bianca, il primo obbligo che si ripristina è quello di indossare la mascherina anche all’aperto.

Abbiamo illustrato in un approfondimento sul tema, tutto ciò che cambia in zona gialla, le regole per uscire di casa e i divieti da rispettare. 

Per quanto concerne la zona arancione, il primo obbligo che torna è purtroppo quello di spostarsi soltanto se muniti di autocertificazione.

Ci si muove liberamente all’interno del proprio comune, mentre iniziano a essere contingentate le uscite verso un altro comune che non sia quello di residenza. Soltanto se il proprio paese conta meno di 5 mila abitanti, allora si può uscire tranquillamente senza autocertificazione, ma fermo restando comunque che è vietato recarsi nel capoluogo di provincia, senza tale documentazione.

Non una vera e propria chiusura dunque, ma un maggior controllo sugli spostamenti, con l’obiettivo di limitarli il più possibile e utilizzare quindi lo strumento dell’autocertificazione come deterrente per continue uscite da un comune all’altro.

Fin qui niente di nuovo, rispetto a quanto abbiamo già vissuto nei mesi precedenti. Il problema che si pone ora però, riguarda l’entrata in vigore del super green pass, a partire dal 6 dicembre scorso. L’introduzione di questa nuova misura va a modificare di conseguenza anche le regole per la zona arancione, rendendole più stringenti e -in particolar modo- nei confronti di coloro che non sono vaccinati.

Eccole nel dettaglio.

Nuove regole per zona arancione

La prima grande differenza, rispetto alle regole stabilite prima del super green pass per la zona arancione riguarda l’apertura delle attività.

Non ci saranno più chiusure dunque ma l’accesso è consentito solo ai vaccinati (o guariti dal Covid, insomma comunque muniti di super green pass). Solo in alcuni casi sporadici è ancora possibile ottenere il green pass di base tramite tampone, per poter avere accesso a qualche luogo o servizio pubblico.

Le nuove regole per la zona arancione prevedono:

  • green pass di base o super green pass per uscire fuori dal comune. Chi ne è sprovvisto deve compilare l’autocertificazione e illustrare il motivo di stretta necessità che lo spinge a lasciare il comune di residenza
  • per andare a lavorare, è necessario munirsi perlomeno di green pass di base. Ma solo chi ha il super green pass può accedere anche ai luoghi in comune con i propri colleghi, come la mensa aziendale ad esempio
  • per andare al centro commerciale, non serve il green pass ma soltanto se si tratti di giorni feriali. Nei weekend e festivi/pre-festivi invece ci sarà il controllo, quindi l’ingresso è riservato solo a chi ne è in possesso
  • bar e ristoranti in zona arancione sono vietati ai non vaccinati, anche solo per un caffè al volo, anche all’aperto. Quindi che si tratti di tavoli al chiuso o all’esterno, è d’obbligo da parte del ristoratore, controllare che i clienti abbiano il super green pass (non va bene neppure quello di base, tramite tampone)
  • per andare in albergo invece è possibile l’accesso anche solo con il green pass di base (al ristorante dell’hotel, soltanto se è riservato ai clienti dello stesso). Fermo restando ovviamente che chi ha il super green pass può muoversi liberamente
  • E per fare sport? Bisogna essere obbligatoriamente muniti di super green pass. Se in zona gialla dunque è ancora possibile accedere a palestre e piscine con il semplice green pass di base, in zona arancione questo non è più possibile

Infine va da sé che, in zona arancione, tutti i luoghi di accesso al pubblico sono aperti soltanto a chi è munito di super green pass. Stadi, eventi sportivi, cinema, teatri, musei, mostre, discoteche, sale da ballo, matrimoni, centri benessere, parchi divertimento, sale bingo, scommesse e via di seguito.

Zona arancione, quali regioni a rischio?

Insomma, in molti oggi, allo stato attuale della situazione non di certo rosea, si domandano a cosa siano serviti tutti questi vaccini e le tante privazioni degli ultimi due anni, se alla fine dei conti si ripassa sempre dal via.

Siamo vicini alla zona arancione ha spiegato a Mezz’ora in più Guido Rasi, già direttore dell’EMA, l’Agenzia Europea del Farmaco, e oggi consulente del commissario per l’emergenza Figliuolo.

Sembrerebbe essere di fronte al cosiddetto effetto paradosso dei vaccini ovvero un continuo aumento dei contagi e dei ricoveri, come quando i vaccini non c’erano.

Il punto della questione però, spiegano dai vertici, è che i vaccini che abbiamo servono per il Covid-19 originario e non per le sue varianti. L’ultima, l’Omicron, è addirittura più veloce nel contagio (e forse più pericolosa) della precedente Delta. 

Motivo per cui bisogna “isolare” il più possibile il virus che in origine ha scatenato tutto (vaccinandosi dunque), per poi man mano pensare ad arginare gli effetti distruttivi delle varianti che verranno.

Continua Rasi:

Ho visto finalmente una cultura della gestione dei flussi. Se spingessimo molto su queste attività, il lockdown potrebbe essere meno severo, perché in assenza di dati l’unica possibilità è fermare la barriera fisica della trasmissione.

In altre parole, al di là del colore della regione e dei cambiamenti del green pass, restano fondamentali le regole di base che impongono l’uso della mascherina, il distanziamento, la fuga dagli assembramenti e la disinfezione delle mani.

A oggi, la regione che rischia di passare alla zona arancione dal 27 dicembre è il Friuli Venezia Giulia.

Ricordiamo però che ci sono dei parametri ben precisi da monitorare e che segnano la demarcazione tra la zona gialla e quella arancione. Il confine è labile e quindi tutte le regioni attualmente in zona gialla sono esposte ovvero Calabria, Liguria, Marche, Veneto, province di Trento e Bolzano. 

Zona arancione, come uscire dal comune

Nel momento in cui si passa alla zona arancione, gli spostamenti all’interno del proprio comune di residenza restano consentiti.

Il problema si pone invece quando si ha necessità di uscire dalla propria città. I motivi per cui farlo sono all’ordine del giorno: basti pensare che molti comuni sono separati tra loro solo da un ponte o una strada e quindi moltissime persone ogni giorno si spostano per andare a lavorare, per prendere i figli a scuola o recarsi nella propria palestra preferita.

Ecco tutto ciò diventa difficoltoso per i non vaccinati, che devono presentare un’autocertificazione per dimostrare motivi impellenti e urgenti che li spingono a spostarsi. Mentre non sussiste alcun problema per chi è munito almeno di green pass di base.

Tra i motivi di urgenza rientrano: quelli di salute, di lavoro e rientro al proprio domicilio, di spostamento nella seconda casa e “urgenza” (potrebbe essere il caso di raggiungere ad esempio un familiare).

Chi deve viaggiare, come probabilmente ha preventivato per questo periodo di vacanza, può accedere ai mezzi pubblici solo se ha almeno un green pass di base, per uscire dalla propria regione e raggiungerne un’altra. Anche si sposta con mezzo proprio deve avere il green pass, a meno che non presenti un’autocertificazione per dimostrare l’effettiva necessità o motivi legati all’attività lavorativa.

Come cambia il green pass

Abbiamo assistito, nel corso degli ultimi mesi, a cambiamenti davvero evidenti per quanto concerne il green pass. Si tratta di uno strumento che il governo ha istituito per mantenere sotto controllo spostamenti e attività della popolazione, con lo scopo di limitare al massimo i contatti tra persone non vaccinate o comunque senza tampone.

Inizialmente, a chi si sottoponeva a ciclo vaccinale completo, il Governo garantiva almeno un anno di diritto alla certificazione verde.

Questo lasso di tempo è stato poi ridotto a 9 mesi, per abbassarsi poi repentinamente- come si ipotizzava- a 5 o al massimo 7 mesi.

Oggi invece interviene direttamente l’Unione Europea stabilendo che

la durata del green pass sarà anche nell’Unione Europea di 9 mesi: lo ha annunciato la presidente della commissione Europea, Ursula von der Leyen. 

Ciò non toglie che si deve procedere alla terza dose di vaccino, al massimo entro i sei mesi successivi alla seconda.