La rivista americana Forbes segnala fra le nuove bici elettriche da capogiro la sportiva Delfast Top 2.0 (sopra i 6000 euro) e l’elegante Priority Current (siamo intorno ai 3000 euro). Tra i modelli più apprezzati negli ultimi anni, anche la Haibike XDuro Adventr, che si aggira sui 6000 euro, e la Riese Muller Multicharger Vario, design moderno dal valore di 5000 euro. Da Fiat a Lamborghini, anche i marchi automobilistici investono nella produzione di un mezzo di trasporto che pare diventato necessario e anche di moda.

Necessario perché impegna poco spazio e non implica lunghi imbottigliamenti nel traffico cittadino, permette di percorrere anche strade meno battute ed è facilmente parcheggiabile. Alla moda perché è possibile scegliere le ruote più adatte alle proprie esigenze, la colorazione, lo stile: pedalando si mostra allora il proprio status.

Da cosa è composta una bici elettrica

Una e-bike è composta da motore elettrico, batteria, comandi sul manubrio, sensori e centralina di controllo. In base a questi componenti, le bicilette elettriche si differenziano in varie tipologie. Partiamo dal motore, parte essenziale per la spinta e di due tipologie: motore a spazzole e motore ad induzione. Il motore a spazzole fa passare la corrente attraverso delle spazzole, che rilasciano calore ogni qualvolta toccano un collettore. Il motore ad induzione non trasmette energia per contatto, ma attraverso un campo magnetico.

Come riconoscere la differenza? Dal rumore maggiore del primo tipo di motore, anche se ad oggi è meno utilizzato, a favore di quello senza spazzole, più duraturo e performante. La posizione del motore può essere nella ruota anteriore o posteriore, (motore al mozzo); al posto della scatola del movimento centrale (motore centrale); vicino al copertone anteriore o posteriore (motore a frizione); all’interno delle tubazioni del telaio.

Passiamo alla batteria, il cuore vero e proprio della bici elettrica, poiché le da un apporto di energia. La possiamo trovare in varie posizioni. Al posto del porta borraccia, nel portapacchi posteriore, sotto la sella, sul manubrio, fra ruota posteriore e telaio, all’interno del telaio o nello zaino.

Dopo il cuore, serve anche un cervello, la centralina. Valuta quanta energia fornire al motore, regola l’assistenza grazie ai dati dei sensori e si trova nel motore, nella batteria o esternamente in un’apposita struttura metallica. La centralina è dunque supportata da sensori che interagiscono con l’ambiente circostante. Questi misurano il numero di pedalate al minuto, la velocità del mezzo, azionano i freni, e misurano lo sforzo fisico.

Concentriamoci ora su un’altra componentistica essenziale per una e-bike, il display. Si tratta infatti di poter monitorare il suo stato ed andamento. Il display analogico presenta un interruttore di accensione e può regolare l’intensità di assistenza, ma non permette di sapere la carica della batteria e non ha luci. Il display digitale invece ha indicatori luminosi che informano sull’assistenza e sulla batteria, e i più moderni fungono anche da GPS e da rilevatore di cardio frequenza, tra le altre funzioni.

Origini e impiego della bici elettrica

Forse non tutti sanno che la bicicletta elettrica nacque nel 1895 in America, con le stesse finalità per cui la utilizziamo oggi: una velocità maggiore e un ritmo costante di movimento mentre si pedala. Impiegata per andare al lavoro e spostarsi in città più agevolmente, l’e-bike permette anche di dare il proprio contributo all’ambiente preferendola all’auto, ma coi vantaggi di una pedalata facilitata.

Possiamo inoltre percorrere più chilometri e raggiungere luoghi non battuti, viaggiare accompagnati solo dal nostro mezzo elettrico e noleggiarlo quando siamo in vacanza. L’assistenza elettrica è anche usata nelle hand bike, aiutando le persone affette da disabilità a fare sport. Non dimentichiamo anche i vantaggi della bici elettrica a scopo riabilitativo, perfetta per tutte le fasce d’età.

Come scegliere una bici elettrica

Gli anni di ricerca e avanzamento tecnologico hanno sicuramente contribuito al perfezionamento di questo mezzo di trasporto, e ad oggi il mercato ne offre varie tipologie. Dobbiamo quindi chiederci, prima di effettuare un acquisto, a cosa ci servirà e dove ci sposteremo. Se per esempio il nostro principale scopo di utilizzo è muoverci agevolmente in città, l’e-bike da città sarà la scelta giusta, diversa dalla eMTB, perfetta per affrontare terreni fuori porta impervi e avventurosi. Una bicicletta pieghevole sarà invece il mezzo perfetto per chi si sposta spesso in treno o non vuole separarsene per il timore di un furto. Una cargo è poi l’alleata ideale per trasportare oggetti pesanti, e una fat e-bike diventerà la soluzione adatta ad attraversare i terreni sabbiosi o coperti di neve.

Scelto l’utilizzo, è il momento di pensare alla motorizzazione. Il motore a mozzo è infatti perfetto per i percorsi in pianura, quello centrale per i dislivelli impervi e il motore a rullo è il più leggero. Importante anche scegliere la batteria migliore ai nostri scopi, perché strettamente collegata alla sua autonomia elettrica e alla manovrabilità. Ancora una volta, a seconda dell’utilizzo si dovrà scegliere dove posizionare la batteria. Attualmente la più comune è quella al litio.

Performance e mobilità della bici elettrica

La sua potenza corrisponde all’intensità di spinta durante la pedalata. Secondo l’Articolo 50 del Codice della Strada italiano, la potenza massima del motore elettrico su strade pubbliche è 250 Watt. Nelle zone private e in pista invece non sono previsti limiti di potenza. E come si misura la quantità di tempo necessaria per raggiungere una destinazione? La velocità è indicata in chilometri all’ora. In base alle regole dell’Articolo 50 del codice della strada italiano, la velocità massima con assistenza è 25 km/h. Nulla ci vieta però di provare a pedalare più veloce, evitando così accessori aggiuntivi di “speed tuning”, che permetterebbero di raggiungere una maggiore velocità, ma che sono illegali sulle strade pubbliche.

Oltre a ciò, questi espedienti potrebbero compromettere il buon funzionamento della bicicletta. L’e-bike presenta poi livelli di assistenza personalizzabili in base alle centraline. Più tecnologicamente evoluta è la centralina, più l’energia consumata è ottimizzata.

Questo ci porta direttamente ad una considerazione sulla durata della batteria, la quale dipende dal livello di assistenza, dal carico e dal percorso. La sua autonomia infatti, ovvero quanto tempo una macchina può funzionare senza rifornirsi di energia, indica quanta strada possiamo percorrere. È importante, quando si acquista una e-bike, informarsi su quanta energia possa contenere la sua batteria e con quanta velocità la possa rilasciare, in base anche all’attrito delle ruote sul terreno e alla forza dell’aria quando siamo in movimento.

Quanto costa una bici elettrica?

Diversi i prezzi, diverse le tipologie di mezzo, a seconda della qualità dei materiali utilizzati, della tecnologia e degli accessori. Possiamo partire da un prezzo base di 400/600 euro, che presenta le impostazioni pi comuni ma che non eccelle in quanto a batterie e a distanza percorribile. Se invece decidiamo di arricchire la nostra bici con un kit di conversione, i prezzi si alzano e la sua longevità aumenta: siamo intorno ai 1000/1500 euro, toccando fino ai 5000 euro per prestazioni particolari e all’avanguardia. Dopo l’acquisto del mezzo di per sé, è necessario considerare le spese per la batteria.

Si possono calcolare confrontando il costo di 1000 Watt consumati in un’ora nella bolletta di casa, e la capacità della batteria, ovvero quanti Watt può fornire per un’ora. Per esempio, se un potenziale acquirente di e-bike spende 0,22 euro ad ogni KWh consumato in casa e la sua batteria immagazzina fino a 0,5 Kwh, pagherebbe all’incirca 0,10 euro per una carica completa. E per quanto riguarda i costi di manutenzione?

Il motore elettrico deve essere mantenuto asciutto e lubrificato, la centralina deve rimanere sempre sigillata, mentre la batteria andrebbe conservata in un luogo freddo, come il frigorifero, e la sua carica non dovrebbe mai essere inferiore al 50%. Non manca un’attenzione particolare per i freni e i copertoni delle ruote, e gli eventuali interventi meccanici di routine.

I numeri dei ciclisti amatoriali

Secondo i recenti dati raccolti dal State of the Nation Report di Shimano Steps, che ha intervistato i cittadini di 11 paesi europei sull’utilizzo della biciletta elettrica, è un europeo su quattro a possedere o a voler acquistare una e-bike per i suoi spostamenti. Se analizziamo i dati italiani, il 30% in più rispetto a un anno fa vuole utilizzarla o comprarla, in particolare gli uomini e il target d’età compreso tra i 35 e i 44 anni. Ad oggi, pare che sia il 29% degli italiani ad utilizzare già la bicicletta per raggiungere il posto di lavoro.

Le ragioni più comuni sono raggiungere più velocemente le mete con meno sforzo e giovare alla salute. Tornando al concetto di business man che accantona l’auto privata per un mezzo di questo tipo, è un quarto sul totale degli intervistati a sceglierlo per andare al lavoro. Complice anche l’attuale necessità di mantenere le distanze, l’e-bike diventa la soluzione perfetta per inquinare meno, spostarsi velocemente e utilizzare comunque un mezzo privato.

Ecobonus per i mezzi elettrici

Anche il Governo ha contribuito a spingere l’e-bike mania, stanziando un bonus mobilità per tutti i mezzi di trasporto elettrici. Si è trattato di un incentivo di massimo 500 euro previsto dall’articolo 229 del Decreto Rilancio e fino ad esaurimento di risorse, destinato a chi ha acquistato un mezzo di mobilità sostenibile, come una bicicletta, una e-bike o un monopattino elettrico. Il bonus ha coperto il 60% dell’intero costo del mezzo, ed è stato destinato solo ai maggiorenni residenti di comuni superiori ai 50mila abitanti, nei capoluoghi regionali e provinciali anche con meno di 50mila abitanti e nelle città metropolitane.

È bene ricordare che il buono poteva essere utilizzato per un solo acquisto o servizio sostenibile, dai veicoli usati o nuovi per gli spostamenti privati, ai servizi di scooter o bike sharing. Per richiedere il bonus, era necessario iscriversi al Sistema Pubblico di Identità Digitale ed autenticarsi. Se si rientrava nel ventaglio di utenti che avevano ottenuto il buono, si doveva spendere entro un mese dall’emissione.

L’ecobonus è stato organizzato in due fasi. Durante la prima, il cittadino ha pagato il prezzo intero del suo eco-veicolo, per poi essere rimborsato del 60%, previa presentazione della fattura sull’applicazione dedicata. La seconda fase invece ha previsto lo sconto diretto, ovvero l’acquirente poteva comprare il mezzo di trasporto già scontato del 40% dal negoziante, che veniva successivamente rimborsato. Prima però era necessario registrarsi sulla piattaforma e ritirare il proprio buono digitale, per poi recarsi in negozio.

Grazie allo stanziamento di fondi da parte del Ministero dell’Ambiente, è stata stimata la vendita di circa 350.000 mezzi, e i fondi hanno toccato i 215 milioni di euro. L’erogazione dell’incentivo post acquisto è avvenuta direttamente sul conto corrente, e molto probabilmente verrà riproposta con nuovi stanziamenti futuri.

Dal 14 gennaio al 15 febbraio 2020 è stata aperta l’ultima finestra per inoltrare la richiesta su Buonomobilita.it al fine di ottenere il rimborso d’acquisto. Cosa tenere in considerazione: l’Italia è il secondo paese al mondo nella produzione di biciclette, e contribuire nell’acquisto di questi mezzi ha senz’altro giovato all’economia nostrana. Inoltre, i fondi destinati all’eco bonus non avrebbero potuto essere impiegati altrimenti, dal momento che derivano da tasse comunali che vanno spese solo per interventi volti a migliorare la qualità dell’aria.

Innovazione fa rima con bici elettrica

Non mancano nuovi progetti high-tech legati proprio al mondo della bici elettrica. Da febbraio infatti l’azienda svedese POC, leader nel settore manufatturiero in quanto ad elmetti, occhiali, protezioni per il corpo e accessori sportivi, ha brevettato un nuovo elmetto per ciclisti. Si tratta di un prodotto provvisto di speciali pannelli solari, che assicurano illuminazione anche nelle fasce orarie più buie.

L’energia necessaria al suo funzionamento deriva interamente dalla luce esterna naturale o artificiale, e non c’è bisogno di cavi né di spine. La particolarità è che l’elmetto si ricarica anche con la luce artificiale o con la flebile illuminazione di una candela. Altra proposta allettante per tutti gli appassionati del settore, la bicicletta elettrica senza raggi, prodotta dalla startup americana Beno Inc.

Il prodotto si chiama Reevo ed è la prima bici al mondo senza raggi e senza mozzi. Con quasi 3000 euro è possibile portare a casa una bicicletta provvista di motore interno dotato di sensori e con batteria removibile, per potersi ricaricare. Reevo è stata pensata per un utilizzo urbano e le sue ruote sono composte da due parti: il cerchione esterno che gira come nelle più classiche due ruote e uno interno fisso, rileva la quantità di luce per azionare o meno l’illuminazione e ha un sistema di frenata con cambio colore della luce posteriore. Sembra proprio che il futuro si sviluppi su due ruote, le nuove regine di città.