La tua nuova casa spaziale: un viaggio a bordo della Voyager Station

Qual è il peso economico della corsa allo spazio? Il futuro del business è lì?

Difficilmente possiamo immaginare un settore economico più sconfinato di questo e infatti un'azienda americana punta tutto sullo spazio, scommettendo forte.

Immagina una casa nello spazio da cui godersi la vista della Terra che gira su se stessa.

La Gateway Foundation realizzerà una vera e propria stazione spaziale che sarà composta da due anelli strutturali concentrici fissati tra loro da una serie di raggi che sorreggono un anello abitativo composto da grandi moduli, che sono:

  • Docking Hub (anello interno), struttura ad anello non pressurizzata con bracci di attracco e stabilizzatori progettata per catturare e bloccare in posizione un veicolo spaziale in visita per scaricare passeggeri e merci: all'inizio ci sarà un porto di attracco, ma in seguito ne verrà aggiunto un altro in modo che due imbarcazioni possano essere attraccate contemporaneamente alla stazione.

Tutti gli accessi passeggeri e merci alla stazione avverranno attraverso una serie di tubi di accesso pressurizzati che collegano l'hub di attracco al traliccio dell'anello esterno.

  • Capriata dell'anello esterno, capriata ad anello triangolare non pressurizzata supportata da una rete di raggi al Docking Hub: all'interno di questo traliccio si trova un tubo di accesso che consentirà alle persone di muoversi liberamente nella stazione.

Il traliccio costituirà la spina dorsale della stazione e fornirà il montaggio per moduli abitabili, pannelli solari, radiatori e un sistema di trasporto ferroviario.

  • Anello abitativo, sotto la capriata dell'anello esterno ci sono una serie di grandi moduli pressurizzati collegati; questo è chiamato Habitation Ring.

I moduli saranno disponibili in una varietà di configurazioni, tra cui:

  • Modulo Air Water Power (AWP)
  • Modulo Gymnasium and Assembly (GA)
  • Modulo Cucina, Ristorante e Bar (KRB)
  • Modulo Crew Quarters, che sarà configurabile per abitazione a gravità e microgravità.Moduli di proprietà privata utilizzati per ville, hotel o attività commerciali.
  • Moduli di proprietà del governo utilizzati per la ricerca scientifica, la formazione e le strutture di allestimento.


Pronta nel 2027, sarà quindi anche il primo hotel nello spazio e ospiterà un pò di tutto: ville, suite, ristoranti gourmet e persino una sala concerti dove si esibiranno le più grandi rockstar del mondo.

Per merito della Orbital Assembly Corporation (OAC), la prima società di costruzioni spaziali su larga scala, questo ambizioso progetto partirà nel 2025 e verrà ultimato nel 2027.

Progettata per permanenze lunghe, la Voyager Station si differenzia per la sua capacità di replicare la stessa gravità che abbiamo sulla terra; i residenti non galleggeranno nell'aria ma potranno camminare normalmente: la più grande struttura fatta dall’uomo nello spazio si propone di essere una base per agenzie spaziali che desiderano effettuare esperimenti e che hanno bisogno di un appoggio, ma sarà anche la casa di turisti e sognatori, giunti a bordo della Voyager proprio con questo intento: stabilirsi per lunghi periodi a più di 400 km dalla Terra.

Una nuova casa certo, ma per viaggiatori dalle esigenze altine: grandi spazi abitativi posizionati in 24 moduli compresi tra i due anelli della ruota: ci saranno ville di lusso affittabili per una settimana o più, ma che volendo si potranno acquistare. 

Ville di 500 metri quadrati con tre camere da letto, una cucina, e fino a 16 posti letto: chi viaggerà da solo o in coppia potrà contare invece su suite di 30 metri quadrati, con bagno annesso. 

Infine saranno presenti altri spazi per passare il tempo fra le stelle, come una palestra aperta a ogni ora con una sala a livello inferiore munita di attrezzi per il fitness dove allenarsi ammirando la Terra, e una sala a livello superiore, con soffitto alto sette metri dove correre e giocare a basket. 

Quest'ultima si potrà trasformare in una sala da concerti: troveremo poi anche uno sky bar e un ristorante con cibo fresco due volte a settimana per merito delle navicelle che attraccheranno al porto spaziale posizionato al centro delle ruote, dal quale entreranno anche i passeggeri a bordo dei nuovi vettori spaziali, come lo ShapeShipTwo di Virgin Galactic o la CrewDragon di Space X di Elon Musk.

Una casa nello spazio fra le stelle? Una space economy mai così avanti da l'impulso decisivo alla creazione della prima Voyager Station

Una ruota spaziale orbitante intorno alla Terra che lentamente, quasi svogliata, gira su se stessa: immagine immancabile in ogni film di fantascienza che si rispetti e se per qualche motivo non compare nel campo visivo se ne sente la mancanza, quasi fosse un'istanza imprescindibile che legittima quello che noi percepiamo come film fantascientifico.

Impensabile fino a qualche tempo fa, quasi reale oggi, abbiamo smesso di associare lo spazio alla sola esplorazione interstellare e abbiamo iniziato a pensarlo come una vera alternativa alla vita sulla terra.

Le Big Tech statunitensi e la stessa competizione fra stati hanno fatto si che gli investimenti nel settore spaziale crescessero in modo esponenziale, tanto che secondo la banca d'affari Morgan Stanley con sede a New York, entro il 2040 questa settore industriale varrà oltre 1.000 miliardi di dollari.   

L’industria aerospaziale, che vede al suo interno settori di ricerca e sviluppo e realizzazione delle infrastrutture spaziali, ha visto un sempre più crescente investimento economico da parte dei miliardari sella Silicon Valley, dopo che per anni è stata finanziata dalle istituzioni, e allo stato attuale sta ridefinendo il futuro panorama in un'ottica nuova, cambiando i rapporti di forza in gioco.  

Qualcuno trova delle forti somiglianze fra la new space economy e l'internet all'alba dei tempi, quando era solamente una promessa di meraviglie future: in questo momento la new space economy entra ufficialmente nella fase 2.0, mutando energicamente forma.

E' su questo scenario che si affaccia un nuovo attore e lo fa con un forte spirito innovativo e quasi visionario; la Gateway Foundation ha visto la luce per costruire il primo spazioporto, ma per farlo deve prima realizzare alcune strutture più piccole. 

Fra queste, il progetto più importante e realizzabile in tempi brevi è la Stazione Spaziale di classe Voyager

Con ogni probabilità la Voyager sarà il primo progetto della storia umana di costruzione di spazi commerciali situati al di fuori della Terra; essa sarà una stazione spaziale rotante pensata per produrre livelli variabili di gravità artificiale incrementando o diminuendo la velocità di rotazione: sarà progettata fin da subito per ospitare sia le agenzie spaziali nazionali per condurranno ricerche sulla bassa gravità, sia i turisti spaziali che vorranno sperimentare una forma di vita alternativa, su una grande stazione spaziale con il comfort della bassa gravità e l'atmosfera di un albergo di lusso senza eguali. 

New space economy: upstream e downstream

Gli ideali a cui aspira la news space economy si possono riassumere in alcuni concetti: viaggi interspaziali, colonizzazione di nuovi territori, sviluppo e ricerca di nuovi materiali, opportunità di indagare e testare le leggi della fisica; le risorse che la new space economy, con il suo charme e il suo carisma è capace di attirare, sono utilissime per il nostro progresso sulla Terra, e la sua catena del valore partendo dalla realizzazione di infrastrutture spaziali arriva fino allo generazione di prodotti e servizi innovativi, che aiutano i terrestri in vari modi: indubbiamente essa simboleggia una delle più promettenti traiettorie di sviluppo dell’economia mondiale da qui a cent'anni.

Negli ultimi decenni lo Spazio si è sempre più confermato come una risorsa centrale per l'osservazione della Terra, per le telecomunicazioni, per i servizi di geo-localizzazione; i satelliti ed i dati da essi generati diventano asset che, se uniti alle potenzialità dell’economia digitale, sono in grado di anticipare i bisogni della nostra società: in questo contesto tecnologie e innovazioni spaziali condizionano in modo positivo e sempre più pervasivo le nostre vite.

La new space economy orienta la crescita, lo sviluppo e la gestione delle infrastrutture e degli strumenti atti a soprintendere all'utilizzo dello spazio cosmico; è articolata in due diversi rami, un primo ramo chiamato upstream, comprende le infrastrutture spaziali e processa i materiali e gli strumenti fondamentali per le operazioni nello spazio; un secondo ramo detto downstream, fa riferimento alle applicazioni basate su infrastrutture spaziali e dove decisive sono le applicazioni dei big data.

l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) invece schematizza i principali segmenti dell’economia spaziale in servizi satellitari, produzione e servizi ai consumatori, ma tra gli investitori e i tecnici del settore la divisione concettuale in upstream e downstream rimane la più utilizzata.

Investimenti spaziali e privati: una rivoluzione culturale

Non solo Boeing, Lockheed Martin, Honeywell e Raytheon, che possono contare rispettivamente capitali da 118,5 miliardi di dollari al prima, 97,2 miliardi la seconda, 146,4 miliardi la terza e 107,7 miliardi la quarta e che continuano ad essere i big dello spazio, ma anche un ambizioso intervento di investitori privati, fra i quali sicuramente il più famoso e conosciuto è Space X, con un valore fra i 46 e i 92 miliardi di dollari, che recentemente ha firmato un accordo con la NASA per trasportare gli astronauti verso la ISS.

Investimenti privati in forte crescita, perchè non dobbiamo dimenticare di annoverare fra i colossi della Silicon Valley che non cessano di avanzare minacciando i rapporti di forza dell'intera industria, anche Blue Origin il cui fondatore è niente meno che Jeff Bezos, il signore di Amazon e che si è data come obiettivo la realizzazione di una nave spaziale che possa decollare e atterrare in posizione verticale, collaborando al tempo stesso con la già citata Lockeed Martin per lo sviluppo di un nuovo rover lunare.

Oppure ancora fra i privati, la Virgin Galactic di Richard Branson, prima società aerospaziale quotata in borsa, o la Stratolunch Systems di Paul Allen che vuole sviluppare un nuovo sistema di lancio spaziale capace di offrire un economico accesso all'orbita bassa, Google Lunar X Prize di Larry Bird e Sergey Brin, fondatori di Google; infine Planetary Resources di Peter Diamandis, azienda che vuole essere in pole position quando si tratterà di estrarre minerali extra-planetari per dare il via a un vero e proprio mercato.

Quindi un macro-trend che rivoluzionerà l'intera industria, soprattutto quella degli Stati Uniti, con una crescita degli investimenti privati destinata ad attuare una rivoluzione culturale che ridefinirà i rapporti fra il pubblico e il privato.

I governi continuano a essere protagonisti

Quello della space economy è un settore in espansione e, possiamo dirlo, senza limiti.

Colonizzare lo spazio stellare rappresenta da sempre un settore prestigioso, che immancabilmente mette in forte concorrenza i Paesi; se 70 anni fa, in piena Guerra Fredda, la battaglia era tra USA e Russia, le due superpotenze mondiali dell'epoca, oggi anche l'Unione Europea e la Cina rappresentano degli attori strategici: Bruxelles ha previsto di investire 14 miliardi di euro nell'industria spaziale, mentre Pechino vuole prendersi tutto e puntare al comando del settore, avvalendosi di un budget vicino a quello a disposizione degli USA.

Ma questi ultimi non ci stanno e per opera dell'ex presidente Donald Trump hanno erogato maggiori finanziamenti alla NASA: il trend caratteristico che ha interessato la space economy statunitense non dovrebbe invertirsi perché gran parte delle concessioni economiche continueranno ad essere appannaggio dei soliti colossi industriali citati prima e finiranno nelle tasche dei big della Sylicon Valley, ribattezzata Space Valley.

In Italia la space economy è tradizionalmente molto importante, con investimenti che nel 2018 superavano i 1,13 miliardi di euro; la nostra nazione è uno dei setti Paesi ad essersi dotato di un’agenzia spaziale nazionale con un budget superiore al miliardo di euro, ed è quinta al mondo e seconda in Europa per spesa nell’industria della space economy in rapporto al Pil (0,55%): dal 2020 è il terzo contribuente dell’Agenzia spaziale europea con 665,8 milioni di euro.

Una fattore distintivo dell’Italia è poter contare su una filiera completa dell’industria spaziale (sono pochi i Paesi che possono vantarsene); partendo dal satellite e passando per il software, più di 200 sono le aziende coinvolte e che danno impiego a 6.500 persone: ci distinguiamo inoltre per l’elevata qualità e la precisione, e da sempre veniamo visti come innovatori, qualità che permettono all'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) di instaurare numerose partnership in tutto il globo e poter contare sul Piano strategico nazionale space economy da 4,7 miliardi di euro. 

Voyager Station: costi e riflessioni sulla new space economy

Non ci è ancora dato sapere il costo di un soggiorno nello spazio e al momento si sa solamente che non sarà esorbitante, come è lecito aspettarsi: sul sito è presente una sezione dedicata alle campagne di raccolta fondi, sottoscrivendo le quali sarà possibile prenotarsi un posto e diventare membro effettivo della Gateway Foundation

Ad ogni modo i vantaggi della space economy hanno ricadute pratiche che le innovazioni di questo settore portano nella vita quotidiana: teflon, cibi liofilizzati, TAC e microelettronica sono solamente alcune delle innovazioni donateci da questo settore; settore che si sta democratizzando, e deriva questo processo dai grandi progressi fatti nel tempo, da un sempre maggior numero di attori che si affacciano al settore e dalla sua liberalizzazione e dalla riduzione dei costi fissi.

Uno studio Morgan Stanley ha evidenziato che il costo di un lancio di un satellite è passato dalla cifra iniziale di 200 milioni di dollari a 60 milioni e che scenderà fino a 5 milioni di dollari se i vettori riutilizzabili diventassero la regola; la produzione di massa di un satellite diminuirebbe dai 500 milioni di dollari a 500 mila.

E' necessario che il processo di democratizzazione in corso non viri verso la costruzione di un monopolio a causa del costituirsi di veri e propri space giants, sulla falsa riga di quello che sta accadendo negli ultimi anni per Internet.