I brand di lusso sono sempre più dipendenti dagli shopper cinesi e la notizia che Shangai ha adottato una policy di shopping duty-free, seguendo il trend nazionale, non fa che dare ancora più speranza. 

Come si esprime il globaltimes.cn

I consumatori cinesi si sono imbarcati una nuova frenesia per lo shopping, ma senza doversi spostare all'estero per poter acquistare ben di lusso. Si stanno infatti riversando nei negozi duty-free all'interno del paese.

La strategia del governo cinese per passare alla duty-free economy

L’iniziativa fa parte di un programma più ampio avviato dal governo cinese per convertire l’intero paese ad un economia duty-free. L’obbiettivo: riuscire a far aumentare il consumo di prodotti e servizi domestico.

Esperti del settore si esprimono riguardo al mercato cinese sottolineando la necessità di incentivi per alimentare il settore della vendita al dettaglio altrimenti in declino negli ultimi anni, soprattutto nell’immobiliare e per la richiesta di autovetture. Per evitare le altissime tasse d’importazione, infatti, i cinesi avevano cominciato ad acquistare dall’estero.

Il settore del duty-free è sicuramente lucrativo. La China Duty Free Group, infatti, sta mantenendo in questo periodo dei margini di profitto lordi tra il 45% e il 53% nel corso degli ultimi tre anni. Il margine lordo medio, invece, secondo la China Commerce Association for General Merchandise, sembrerebbe di gran lunga inferiore.

Yang Qingsong, segretario generale della Merchandiser Association, ha rivelato: 

“Il margine lordo del settore duty.free è addirittura il doppio di quello che si registra solitamento nel retail normale, i cui numeri oscillano sempre tra il 18% e il 20%.”

L’esitazione nell’aprire nuovi negozi duty-free però rimaneva. Le autorità cinesi avevano allungato molto i tempi per l’inaugurazione di molte attività. In giugno 2020, però, il centro commerciale di Wangfujing Group di Beijing ha vinto il primo permesso per avviare i lavori. 

Le analisi di Retex sulla duty-free economy

L’andamento del mercato cinese è stato anche tracciato da Retex, società che opera nel settore retail in Cina e unico partner di Tencent, piattaforma online e conglomerato tecnologico cui fa capo il social WeChat. In un’intervista a Santiago Mazza, digital advisor di Retex, è emersa una delle maggiori tendenze affianco ai centri duty-free.

Per coloro che non possono o non vogliono viaggiare frequentemente ci sono numerosi canali crossborder come Tmall Global o mini popup store che vengono lanciati direttamente su WeChat. Questi piccoli rivenditori, chiamati daigou, acquistano prodotti d’oltre confine e li ripropongono online con una tassazione molto più bassa rispetto ai normali importatori. Si parla di un 9% in confronto al 40-50%.

La mossa di Shangai

A Shangai, l’amministrazione comunale sta puntando a facilitare e velocizzare il processo di candidatura delle varie attività sul territorio per poter vendere tax-free. Centri commerciali, hotel, aeroporti e altri centri nevralgici dello shopping cittadino corrono per riuscire ad ottenere il permesso. 

Uno studio pubblicato dal Ministero del Commercio cinese nel 2020 comparava i prezzi di 20 brand di lusso, tra cui orologi, valigie, abbigliamento, liquori ed elettronica aveva mostrato che i costi di Shangai raggiungevano cifre da capogiro. 

Secondo i dati, i prodotti avevano un prezzo del 45% più alto di Hong Kong, del 51% di quelli americani e perfino del 72% più alto dei corrispettivi in Francia. Shangai si è preparata dunque a raggiungere gli standard della provincia meridionale di Hainan dove si concentra la maggior parte dell’acquisto di prodotti duty-free.

Infatti, il periodo festivo della Giornata nazionale della Repubblica Popolare Cinese di quest’anno ha gonfiato ancora di più i consumi della popolazione. Il periodo si estende per una settimana ed è cominciato verdì scorso, 1° ottobre. I residenti cinesi hanno optato per delle celebrazioni all’interno dei confini nazionali.

I consumi duty-free sia online che offline hanno preso piede in questi ultimi giorni. Le vendite nel settore, infatti, hanno quasi raggiunto i 23 milioni di euro solo nel primo giorno dei festeggiamenti, aumentando del 122% rispetto ai dati dell’anno scorso secondo l’ufficio doganale di Haikou, capitale della regione di Hainan. 

Per di più, il valore di transazione di molti prodotti, tra cui robot lavapavimenti e di fotocamere, sono raddoppiati in luoghi come Beijing e la già menzionata Shangai. Questi dati sono a riprova del fatto che anche quando il mercato cinese sembrava ristagnare per via del riemergere della pandemia, la Cina è riuscita a rialzarsi.

Il Ministro del Commercio cinese Wang Bin aveva, infatti, comunicato in una conferenza stampa che prevedeva una risalita e un consumo robusto proprio durante le vacanze della Giornata nazionale. Il ministro ha poi aggiunto che ci si aspetta un crescita del 12,5% dei consumi rispetto all’anno scorso. 

La situazione a Hainan e l'investimento sul duty-free

Ad Hainan, il limite massimo annuale di spesa per persona è posto a 100000 yuan (più o meno 13000 euro). Cifra considerevolmente più elevata del precedente limite del corrispettivo di circa 4000 euro. 

Hainan, infatti, si è fatta conoscere non solo come le “Hawaii delle Cina” per il suo clima subtropicale e le migliaia di turisti che si riversano sulle sue spiagge ma anche per il suo ruolo nella costruzione della tax-free economy

Secondo il Global Times, Hainan è infatti sulla giusta strada per diventare il più grande mercato duty-free nei prossimi due anni. La provincia, infatti, si sta trasformando in un paradiso dello shopping al pari di Dubai e Singapore. 

A partire dal 2011, Hainan si è rivelata la stella nascente del travel retail e del duty-free globale. In confronto ad altri mercati duty-free come Dufry in Svizzera e il Lotte Duty Free in Corea del Sud, Hainan sembra aver davvero preso il volo. Mentre la concorrenza è sprofondata in una stagnazione causata dalla pandemia di Covid-19.

I dati di Hainan continuano sicuramente a sorprendere s si pensa che durante le scorse vacanze del Primo di Maggio la provincia ha accolto quasi 3 milioni di visitatori e gli indici di crescita hanno visto un’impennata del 121% rispetto allo stesso periodo del 2020. Anche il 2020 nonostante la crisi dovuta alla pandemia non aveva subito colpi troppo consistenti, con numeri solo del 22% inferiori rispetto al 2019.

Perché la decisione di una duty-free economy?

Lo sviluppo della duty-free economy e la mossa di Shangai rientrano nella serie di azioni prese dalla Cina per incoraggiare la popolazione ad investire in prodotti d’importazione, tra cui beni di lusso, che solitamente sono molto tassati ma che al netto delle tasse risultano molto più arrivabili. 

Attratti dai costi decisamente inferiori dei prodotti, moltissimi cittadini cinesi decidono di spostarsi nelle aree di Hainan e Shangai per poter usufruire dei vantaggi delle regolamentazioni tax-free. Non solo questi movimenti interni andranno a favorire le attività che rivendono i prodotti ma anche tutte quelle realtà limitrofe che beneficeranno degli incassi del turismo. 

Nell’estate dell’anno scorso, il mondo si interessava delle condizioni della Cina. Dopo la prima ondata del virus, la potenza asiatica aveva visto dei numeri deludenti nel settore della vendita al dettaglio, con un -1,1% in luglio e una produzione che rimaneva sottotono.

Tuttavia, mentre i negozi e il commercio di tutto il mondo subiva una brusca rallentata, molti consumatori cinesi non hanno perso il loro appetito per i prodotti di lusso grazie alla duty-free policy. 

I dati strabilianti di Hainan

Le vendite giornaliere di un negozio di Sanya, popolare città della provincia di Hainan, hanno superato i 100000 yuan. In questo stesso negozio, i clienti hanno acquistato nel mese di luglio e agosto del 2020 4,5 milioni di prodotti, per lo più fragranze, cosmetici e borse. Il negozio ha toccato il record nell’industri globale fatturando 5 miliardi di yuan in soli 49 giorni.

Qualche mese dopo, in ottobre 2020, nei soli settori di rivendita, ristorazione e hospitality, i consumatori cinesi hanno speso 200 miliardi in una sola settimana. Forse frutto del “revenge shopping” e anche parte del rimbalzo seguito al lockdown, la Cina non ha registrato alcuna perdita dove molti altri paesi ancora soffrivano le conseguenze del Covid. 

Il colosso asiatico sembra aver puntato ai viaggi di prossimità. Una soluzione che avrebbe potuto attrarre compratori da tutto il mondo si è trasformata in un’ottima risorsa per incrementare la spesa nazionale. Un risultato in linea col desiderio della nazionale di diventare il più autosufficiente possibile. 

Le azioni del China Tourism Group Duty Free Corp

Al momento in Cina si contano 300 negozi duty-free e il maggiore attore nel settore si riconferma il China Tourism Group Duty Free Corp (CDFG) che controlla oltre 200 di questi. Ma l’economia del duty-free continua a crescere.

Questo scenario ha trovato grande entusiasmo e interesse da parte di CEO di alcune grandi firme made in Italy. Per esempio, Jean Cristophe Babin, CEO di Bulgari Group, è intervenuto al convegno The Restart, organizzato dal Sole 24 Ore e Ft dell’autunno dell’anno scorso confermando risultati molto positivi in Cina. 

“Nel terzo trimestre 2020 in Cina il gruppo ha registrato risultati sorprendenti, vicini allo stesso periodo del 2019. Questo recupero è forse frutto della domanda rimasta molto alta e rafforzata dal turismo interno».

Proprio quest’anno, in gennaio, Pernod-Ricard, gruppo che commercia in vini e liquori in tutto il mondo, ha aperto nel complesso della China Tourism Group Duty Free Corp a Haitang Bay, Hainan una Maison Martell, produttore di cognac di alta qualità.

Al riguardo si è espresso Charles Chen, presidente di CDFG

“La prima boutique duty-free di Martell è stata aperta proprio qui e questo mostra la nostra fiducia nel mercato dell’isola di Hainan. Nonostante gli impatti del Covid-19, il settore del duty-free cinese ha continuato a crescere nonostante una generale tendenza in negativo globale.”