Controllare e salvaguardare i venditori e i clienti durante le procedure di acquisto online avrà una risorsa in più! L’iniziativa, di cui tratteremo in questo articolo, è frutto di una collaborazione e spontanea alleanza tra 3 grandi società che sul mercato si contendono la conquista, fino all’ultimo consumatore.

Le aziende, Lvmh, Gruppo Prada e Cartier (ma con l’eventuale partecipazione anche di altri importanti brand), si sono unite per realizzare un progetto che introduca un maggior livello di trasparenza e sicurezza, proteggendo la completa tracciabilità degli acquirenti, soprattutto su scala globale.

Rassicurare nelle sue azioni il consumatore, offrendogli la possibilità di accedere senza timori ai vari prodotti dei brand di lusso è sintomo di totale garanzia e autenticità. In soldoni, l’obiettivo del progetto “Aura Blockchain Consortium”, è di rendere trasparente l’intero arco di vita dei prodotti, non solo dalla creazione ma anche durante la distribuzione, con la disponibilità di dati affidabili in tutto il processo.

Un’idea che consentirà di rafforzare il processo di fidelizzazione delle persone con i brand di riferimento (che amano e seguono). Di seguito vedremo la tecnologia alla base di questo nuovo sistema di protezione ma per il momento possiamo riportare le parole di Lorenzo Bertelli (Head of Marketing & Head of CSR del Gruppo Prada) al Sole24ore, coinvolto nell’idea:

“Il progetto è unico e innovativo non solo perché basato su un’inedita collaborazione, ma perché ha come obiettivo primario qualcosa di “non tangibile” né apparentemente monetizzabile. L’obiettivo è mettere al centro i nostri clienti, che in tutto il mondo chiedono informazioni dettagliate, […] Vorremmo che altre maison o gruppi dell’alta gamma si avvicinassero e diventassero partner, anche di settori contigui, come l’automotive”.

Ma perché proprio un consorzio? E che cos’è il “Blockchain”?

Consorzio Aura Blockchain: cos'è la tecnologia Blockchain 

Innanzitutto, va spiegato che il termine inglese “Blockchain” ha il significato letterario di “catena di blocchi”. Nel linguaggio informatico il sistema “Blockchain si serve di alcune caratteristiche della rete gergalmente chiamata a nodi, consentendo la gestione in modo univoco del registro di informazioni (per esempio le transazioni), senza rivolgersi necessariamente ad un server centrale per il controllo e la verifica.

Alla base dell’operatività della Blockchain, che sta prendendo piede nei vari settori più rilevanti, ci sono due qualità contraddistinte: la disintermediazione e la decentralizzazione. L’utilizzo del sistema informatico di Blockchain, almeno parzialmente, consentirebbe di poter evitare l’intromissione di banche, notai e/o istituzioni finanziarie. 

Questo anche perché le tecniche di Blockchain sono una parte del gruppo tecnologico Distributed Ledger. In pratica, i sistemi Blockchain poggiano su un’organizzazione che, passo dopo passo, realizzano un registro leggibile e manipolabile da più nodi presenti in rete. Per convalidare i cambiamenti da effettuare sul registro interattivo, bisogna ottenere il consenso.

Tra le connotazioni vanno inserite le modalità e le strutture utilizzate per raggiungere tale consenso. Delle azioni che caratterizzano le diverse tecnologie Distributed Ledger, poiché il sistema di Blockchain andrebbe considerato come un sottogruppo di tecnologie, che agisce secondo una catena di blocchi per poi accedere alle transazioni e al consenso. 

Le peculiarità che fanno parte della tecnologia Blockchain è una vera e propria rivoluzione digitale che si sta diffondendo man mano anche grazie alla nascita del mondo Bitcoin e delle criptovalute. È impossibile poter descrivere tutte le potenzialità dello strumento di protezione, anche perché in parte sono ancora da esplorare e non soltanto in ambito finanziario. 

Il sistema tecnologico del progetto “Aura Blockchain Consortium” è protetto anche da software come ConsenSys e Microsoft. In poche parole il Blockchain produrrà un certificato unico per il solo proprietario e non registrerà o diffonderà le informazioni del cliente, offrendo una comunicazione autentica, importante sia per i consumatori che per i produttori.

Il percorso iniziato dal Consorzio Aura è senza precedenti. Perché la scelta di generare un consorzio?

Consorzio Aura Blockchain: cos'è e come si formalizza il consorzio

La scelta del consorzio, di solito, è ben studiata soprattutto per i vantaggi raggiungibili sia da un punto di vista imprenditoriale che lavorativo. Con il consorzio, infatti, le aziende hanno modo di mettere a disposizione unitamente, le proprie risorse e idee, per raggiungere un fine comune.

L’utilizzo congiunto delle forze produttive, da parte delle varie società in campo, permette il successo strategico e il raggiungimento di obiettivi che probabilmente, con scarse possibilità sarebbero giunti, operando da soli. Dal punto di vista tempistico, il consorzio, difatti, offre il raggiungimento di traguardi economici, molto prima rispetto alla ipotetica “tabella di marcia”, con condizioni migliori.

Per i motivi appena descritti, la modalità del consorzio è tra quelle scelte maggiormente e liberamente dalle imprese. Il consorzio nasce dall’idea spontanea di associazione, che comporta come è giusto che sia, una serie di assolvimenti burocratici (secondo diverse forme e tipologie). Con il termine consorzio, dunque, s’identifica un tipo di associazione che si instaura fra le imprese, per fini economici, ed ha la specifica intenzione di realizzare gli interessi finanziari, che vertono a raggiungere il massimo degli obiettivi. 

In altre parole, si tratta di una proficua collaborazione interaziendale, regolamentata e decisa in comune accordo. Da un punto di vista legislativo, quando si parla di un consorzio, bisogna dire subito che è sostenuto da specifiche norme previste nel codice civile italiano, che ne stabilisce chiaramente le forme organizzative.

Inoltre, il codice civile determina che attraverso la nascita di un consorzio gli imprenditori si impegnino a mantenere l’organizzazione in comune, rispettando i vari compiti designati. Si potrebbe definire quindi come un collettivismo, che ha l’unico scopo di creare guadagni per gli imprenditori coinvolti e interessati.

Ovviamente, il contratto da stipulare per creare un consorzio, va messo per iscritto, indicando: 

  • l’oggetto;
  • la durata del consorzio,
  • gli obblighi,
  • i contributi dei consorziati,
  • i casi di recesso ed esclusione.

Il progetto Aura, come diranno i rappresentanti dei 3 brand coinvolti non ha uno scopo di lucro: quali saranno, dunque, i profitti?

Consorzio Aura Blockchain: come nasce il progetto di iniziativa dell'alta moda

Dalle recenti dichiarazioni rivelate dal web, si può confermare che il progetto Aura Blockchain Consortium è un’organizzazione senza alcun scopo di lucro, e per questo motivo i profitti ricavati dalla sua messa in pratica, saranno volti a migliorare tecnologicamente il software e garantire la protezione dei clienti. Un progetto che ha richiesto il lavoro di circa cinque anni, prima di vedere attualmente la luce.

Sembrava inimmaginabile, poiché l’unione per il “progetto Aura” è composto da società rispettivamente competitor l’una dell’altra, eppure, come ha dichiarato Lorenzo Bertelli:

“C’è più valore nel collaborare che nel competere, anche se una cosa non esclude l’altra”.

Dunque, a primeggiare è l’intenzionalità ad unire le forze, tramite il consorzio, per usare tutte le energie creative, per una visione migliore del futuro.

A descrivere le finalità del progetto Aura Blockchain Consortium, giungono le parole di Toni Belloni, direttore generale e delegato amministrativo di Lvmh (tra i fondatori del progetto) che ha affermato, durante la presentazione del progetto:

“Aura Blockchain Consortium è una grande opportunità per il nostro settore per rafforzare il rapporto con i clienti offrendo loro soluzioni semplici per conoscere meglio i nostri prodotti. Unendo le forze con altri marchi del lusso in questo progetto, stiamo aprendo la strada alla trasparenza e alla tracciabilità. Spero che altri prestigiosi marchi abbraccino questa soluzione”. 

Dello stesso parere sono Lorenzo Bertelli (come si può leggere qualche riga più su) e Cyrille Vigneron, co-founder, Ceo di Cartier International e senior executive di Richemont. Quest’ultimo, infatti, ha sottolineato l’importanza dei clienti ma anche il tipo di opportunità che si sta aprendo con la nascita di questo progetto, nel comunicato stampa ufficiale del consorzio:

Aura Blockchain Consortium rappresenta un esempio di cooperazione senza precedenti nel settore del lusso. La blockchain è una tecnologia chiave per migliorare il servizio ai clienti, il rapporto con i partner e la tracciabilità dei prodotti. L’industria del lusso realizza oggetti senza tempo e deve garantire che standard rigorosi perdurino e rimangano in mani fidate. Invitiamo quindi l’intero settore a unirsi a questo consorzio per progettare una nuova era del lusso rafforzata dalla tecnologia blockchain”.

Oltre ai tre fondatori, che ricordiamo sono Lvmh, Gruppo Prada e Cartier si sono aggiunti altrettanti importanti brand. Attualmente hanno deciso di far parte del progetto Aura Blockchain Consortium anche Bulgari, Hublot e Louis Vuitton. Il successo del progetto, palpabile già dalle prime ore ha fatto il giro del web e del mondo.

Difatti, secondo alcune indiscrezioni, sarebbero in corso molti altri contratti per consentire l’ingresso in piattaforma da parte di altri brand. Ricordiamo anche che l’idea, in forte espansione, non si limita soltanto a marchi di lusso nel settore tessile ma è aperto a tutti i marchi di noto prestigio, al di là del settore o Paese d’interesse.

Tra l’altro ogni azienda ha liberamente scelto di aderire, tenendo conto delle proprie peculiarità e aspettative di crescita. I brand continueranno ad esser responsabili dei propri clienti e dei loro dati. In questo modo verrà tutelato: 

  • il consumatore, che non sarà oggetto di scambio (con le sue informazioni sensibili),
  • il principio di concorrenza leale

Sulla piattaforma blockchain, infine, i report di dati saranno memorizzati senza possibilità di modifica da parte di terzi, per evitare le violazioni. Che l’idea Aura Blockchain Consortium sia diventata un’occasione imperdibile lo dimostra il fatto che in poco tempo ha riscosso già un’approvazione a livello mondiale. 

Ecco il video di presentazione:

 

Consorzio Blockchain: dopo Aura un altro progetto italiano rivolto alle Pmi europee

Il sistema digitale e tecnologico del blockchain ha conquistato il nostro belpaese. Non soltanto le grandi aziende, come abbiamo appena potuto constatare, hanno scelto di utilizzarlo per l’innovativo progetto (Aura Blockchain Consortium) ma anche le Pmi (italiane e non solo) stanno lavorando ad un’iniziativa di tracciabilità dal carattere europeo.

Il progetto farà parte del programma comunitario Horizon 2020 e sarà completamente gestito e coordinato dall’Italia. Per il momento, siccome il progetto è ancora in una fase organizzativa, sappiamo soltanto che avrà il nome di Trick, e la società Smi (Sistema moda Italia) ne ricoprirà il ruolo di garante, collaborando con l’azienda tessile Piacenza Spa, sua associata.

Un’ulteriore informazione sul progetto ci indica che attualmente sono 28 i soggetti che hanno aderito, tra cui importanti nomi di enti, associazioni e aziende. Difatti, oltre a Piacenza Spa, ci sono Ibm Israel, Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie), Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), Piattaforma Tecnologica Europea del Tessile/Abbigliamento, Polimi e Agenzia Delle Dogane italiana.

In un’intervista rilasciata al quotidiano Pambianconews, il responsabile economico-industriale dell’impresa Smi, Mauro Chezzi, ha dichiarato che:

“Lo scopo del progetto è creare una piattaforma digitale blockchain affidabile e sicura per il settore tessile in una prima fase e poi anche per il settore food.”

Tra le preoccupazioni del responsabile c’è anche l’attenzione ai prezzi che dovrà assicurare accessibilità per tutte le Pmi europee. In effetti, grazie al modello di tracciabilità del blockchain, si terrà in alta considerazione lo sviluppo di altrettanti modelli sostenibili e che abbiano scarso impatto ambientale.

Attraverso la piattaforma le aziende potranno raccogliere i dati privati dei consumatori, adoperando il principio di trasparenza e garantendo al consumatore l’assoluta certezza sulla provenienza. Il progetto, come abbiamo anticipato, è ancora pilota e partirà a maggio per poi giungere ad una prima assemblea ufficiale del consorzio, con ogni probabilità verso settembre.

Le prossime due settimane di maggio è prevista anche la firma da parte della Commissione UE. L’iniziativa non comprenderà solo il settore tessile e food ma anche quello dell’abbigliamento tecnico/lavorativo (workwear). Questa proposta ha l’intento di promuovere le Pmi europee, realizzando software che siano gestibili e sicuri per i clienti.