“Le emissioni di anidride carbonica dell’1% più ricco del pianeta rischiano di essere 30 volte maggiori ciò che è compatibile con il mantenere l’aumento della temperatura globale sotto 1,5C°. Gli scienziati chiedono ai governi di ridurre i consumi di lusso dei jet privati, dei megayacht e dei viaggi nello spazio.” 

La situazione è dunque critica secondo quanto riportato dal Guardian, proprio a pochi giorni dal Cop26, la conferenza internazionale tenutasi per discutere di cambiamento climatico

Se dovessimo stare agli obiettivi posti durante la conferenza di Parigi del 2015, ogni persona sulla Terra dovrebbe ridurre le sue emissioni di CO2 ad una media di 2,3 tonnellate prima del 2030, più o meno la metà della media attuale. 

L’1% più ricco del pianeta, che è una popolazione più piccola di quella della Germania, sono sulla “giusta” strada per emettere 70 tonnellate di CO2 per persona se i consumi continuano ad essere come quelli attuali.  

In totale, queste persone saranno responsabili per il 16% delle emissioni totali, molto più del 13% stimato nel 1990. Nel frattempo, i più poveri (50%) emetteranno una media di una tonnellata all’anno.

Ha parlato Nafkote Dabi, capo delle politiche sul cambiamento climatico presso Oxfam, che si era espressa al riguardo anche durante le discussioni del Cop26: 

“Una piccola élite sembra avere carta bianca nell’inquinare. Le loro emissioni sproporzionate stanno contribuendo a condizioni climatiche estreme e stanno mettendo a rischio gli obiettivi internazionali per limitare il riscaldamento globale.” 

A commissionare lo studio all’Institute for European Environmental Policy (IEEP) e allo Stockholm Environment Institute (SEI), i cui dati sono riportati qui sopra è stata proprio Nafkote Dabi. 

Jamie Livingstone, a capo di Oxfam Scozia, ha detto che la Cop26 è stata un “momento della verità nella battaglia al cambiamento climatico. I leader globali devono trovare un accordo per arginare le emissioni eccessive e limitare l’aumento della temperatura globale. Un ritardo costerà delle vite.”   

Viaggi nello spazio e cambiamento climatico 

Proprio quest’anno Sir Richard Branson ha raggiunto i confini dello spazio con il suo Virgin Galactic Rocket e SpaceX, l’azienda di Elon Musk, sta promettendo di portare gli uomini su Marte. Le emissioni di un singolo volo di 11 minuti rappresentano almeno 75 tonnellate che andrebbe a sforare le emissioni di una vita intera di una dei miliardi di persone più povere del pianeta.  

Lo studio dei due istituti commissionato da Nafkote Dabi mostra che la lotta per mantenere l’aumento delle temperature sotto la soglia prefissata non è ostacolata dal consumo della maggioranza delle persone sul pianeta, bensì dalle emissioni dei più ricchi

Lo sottolinea anche Tim Gore, autore del briefing e capo del programma per l’economia circolare e le basse emissioni di CO2 all’IEEP. Solo le emissioni totali prodotte dal 10% più ricco sono abbastanza per sforare gli obiettivi del 2030, indipendentemente da ciò che il resto della popolazione farà. 

Gore ha detto:  

 “Se vogliamo chiudere il gap di emissioni prima del 2030, è necessario che i governi si focalizzino sulle misure per i più grandi e più ricchi inquinatori. La crisi del clima e dell’inuguaglianza dovrebbero essere affrontate insieme.” 

Ma in segno che l’Accordo di Parigi del 2015 sta avendo i suoi effetti, è utile ricordare che il 40% delle persone che si trova a metà tra la ricchezza e la povertà si sta impegnando per tagliare le emissioni pro capite del 9%. Questo è sicuramente un colpo di scena per una popolazione che, primariamente da paesi a medio reddito come Cina e Sud Africa, ha visto i tassi di crescita di emissioni più alti tra il 1990 e il 2015.

La geografia delle disuguaglianze per quanto riguarda le emissioni globali sembra essere in procinto di cambiare a sua volta. L’1% più ricco del pianeta si trova a sua volta nei paesi a reddito medio. Per il 2030, la Cina sarà responsabile per il 23% delle emissioni dei più ricchi, gli Stati Uniti per il 19% e l’India per l’11%. 

Emily Ghosh, scienziata dello Stockholm Environment Institute ha detto:  

“La nostra ricerca evidenzia la sfida ad una distribuzione più equa del sempre più basso bilancio delle emissioni. Se continuiamo sulla stessa traiettoria di oggi le disparità di reddito ed emissioni nel mondo rimarranno, mettendo in crisi gli stessi principi dell’Accordo di Parigi.” 

Il Global Times si sofferma sulle azioni intraprese dalla Cina in merito al cambiamento climatico:  

“Piogge torrenziali nella provincia di Henan, il tifone In-Fa sul mare orientale cinese […] e le tempeste di sabbia in Mongolia. Il mondo ha vissuto numerosi esempi di fenomeni climatici estremi nel 2021.”  

A settembre 2020, la Cina aveva preso l’iniziativa e aveva promesso di cominciare a tagliare le sue emissioni dopo il 2030 e di raggiungere la carbon neutrality per il 2060. Dopo queste affermazioni anche altri paesi avevano seguito l’esempio rivedendo le loro priorità.  

Le emissioni di carbonio dei più ricchi

Questo luglio, il miliardario Jeff Bezos ha portato un altro razzo ai margini dello spazio. Il fondatore di Amazon, infatti, ha anche fondato un’altra società, la Blue Origin, un’azienda manifatturiera aerospaziale che offre viaggi spaziali suborbitali.  

Bezos ha volato con successo sulla New Shepard, la navetta spaziale prodotta da Blue Origin. Il miliardario ha viaggiato con il fratello Mark e altri due passeggeri: Wally Funk, un pioniere della corsa allo spazio di 82 anni e uno studente di 18 anni.  

La documentazione sulle emissioni di carbonio da parte di Virgin Galactic o dei voli di Blue Origin non è reperibile, ma ci sono dati per quanto riguarda SpaceX, la compagnia di Elon Musk. Un volo SpaceX, infatti, genera l’equivalente dell’impronta ecologica di 278 cittadini della Terra. I viaggi spaziali sono una delle più inquinanti attività umane.  

Al giorno d’oggi, qualsiasi tipo di viaggio o turismo genera CO2. Secondo un articolo di Forbes, anche un volo economy da New York a Londra produce l’equivalente dell’11% delle emissioni annuali medie di una persona. Ma se messo in proporzione con le emissioni di un razzo spaziale, la differenza è abissale.  

Se si visita il sito di Virgin Galactic, il business model è costruito intorno al turismo. Sul sito di Blue Origin la visione è più ampia:  

 “Blue Origin lavora […] con la visione di rendere possibile un futuro dove milioni di persone vivono e lavorano nello spazio per dare beneficio alla Terra. Per riuscire a preservare la Terra, Blue Origin crede che ci sia un bisogno di espandersi, esplorare, trovare nuova energiae. risorse materiali e spostare le industrie che mettono sotto stress il pianeta nello spazio. Blue Origin sta lavorando a questo oggi sviluppando veicoli di lancio parzialmente o totalmente riutilizzabili che siano anche sicuri, a basso costo e che servano le esigenze di civili, partner commerciali e dell'esercito.” 

In questa visione almeno, i voli spaziali sarebbero un mezzo di trasporto per spostare merci e per sostenere l’industria

Spesso, però, i miliardari utilizzano jet privati e megayacht solo per il proprio interesse e i paesi del G20 devono affrontare il problema. 

Caroline Lucas, ex-leader del partito ambientalista britannico, ha detto al Guardian

“Coloro che sono più esposti e vulnerabili ai cambiamenti ed effetti causati dalle emissioni sono proprio coloro che contribuiscono meno alla creazione di gas serra. C’è bisogno di muoversi ancora più velocemente verso il Net Zero.” 

Che effetto ha avuto la pandemia sul cambiamento climatico? 

La pandemia di Covid-19 ha ridotto leggermente le emissioni di anidride carbonica in tutto il mondo. Le restrizioni a livello nazionale e internazionale hanno significato una chiusura dei confini e le persone sono dovute rimanere a casa, ma i più ricchi hanno continuato a viaggiare. 

Come spiegato da un report di Oxfam, quando i viaggi commerciali sono stati proibiti, le vendite globali di jet privati sono aumentate.  

La ricchezza dei miliardari è anche aumentata di 3,9 trilioni di dollari tra marzo e dicembre dell’anno scorso, mentre Oxfam sa di persone che hanno vissuto con meno di 6 dollari al giorno nello stesso periodo.  

Secondo uno studio dell’università di Leeds pubblicato sulla rivista accademica Nature Energy, più le persone si arricchiscono più i loro consumi di energia aumentano, spendendo in trasporti e prodotti di lusso ad alto consumo energetico.

Oxfam ha anche dichiarato:  

“Ci sono voluti solo nove mesi perché i beni e le proprietà dei miliardari tornassero ai picchi del periodo pre-pandemia. Ci vorrà più di un decennio per la parte più povera del mondo prima che si riesca a recuperare.” 

Le sfide da affrontare per il cambiamento climatico 

Secondo uno studio pubblicato su Law & Policy, le battaglie da combattere per riuscire a ridurre le emissioni sono molteplici e coinvolgono sia paesi in via di sviluppo che paesi ad alto reddito.  

Le emissioni prodotte dai paesi in via di sviluppo vengono chiamate “di sussistenza” e, a parere dell’autore, queste dovrebbero essere ammesse per poter consentire ai paesi di svilupparsi economicamente come spetta loro di diritto. I paesi ricchi dovrebbero invece non solo limitare le loro emissioni “di lusso” ma ridurle, indipendentemente dalla quantità di gas sera prodotti dai paesi più poveri.  

Le considerazioni si estendono anche a chi dovrebbe pagare per riuscire a trovare una soluzione una volta che le conseguenze ormai inevitabili del cambiamento climatico hanno avuto luogo.   

L’opinione comune sembra essere quella di aspettare prima di pensare a certe questioni e che una volta arrivati a quel punto ognuno dovrà pagare per riuscire ad adattarsi, ma i cambiamenti stanno avvenendo ora e alcuni paesi hanno sicuramente contribuito maggiormente alla situazione in cui la Terra si trova oggi.