Le gallerie d'arte sono un settore che ha sofferto la pandemia come tanti altri esercizi commerciali. Le chiusure obbligate e la generale crisi economica ha affossato un ambiente già provato dalla mancanza di investimenti e tutele statali, non solo in Italia ma in tutta l'Europa.

Il 18 maggio 2021 è stata presentata per la prima volta all’ordine del giorno del Consiglio dell’Unione europea, dal ministro della Cultura tedesco Monika Grütters, una proposta di revisione della Direttiva Iva (2006/112/CE), finalizzata all’applicazione di aliquote Iva ridotte anche al commercio di opere d’arte, per dare ossigeno alla ripresa economica di un settore gravemente colpito dalla pandemia. 

Un’aliquota Iva ridotta comporterebbe vantaggi per tutta la filiera dell’arte: artisti e creativi, intermediari, agenzie, editori e gallerie. Ne beneficerebbero i privati, che spesso si assumono grandi rischi economici per supportare un artista, così come evidenti sarebbero i benefici per i galleristi e i musei, che potrebbero ampliare le loro collezioni e contribuire alla pubblica fruizione dell’arte, presente e futura. 

LANGAMC (Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea), unico rappresentante in Italia per la categoria dei galleristi d’arte, ha accolto la richiesta di sostegno all’iniziativa ricevuta dalla FEAGA (Federation of European Art Galleries Association), di cui fa parte, e chiede al ministro della Cultura italiano Dario Franceschini, di sostenere in sede europea la proposta avanzata dalla Germania. L’appello della FEAGA ha ottenuto l’appoggio delle associazioni di categoria di alcuni paesi europei, tra le quali Olanda e Portogallo, che si sono già rivolte al proprio Ministro della Cultura. 

Lettera aperta al Ministro Franceschini

Mauro Stefanini, presidente dell’ANGAMC ha raccolto in una lettera aperta indirizzata al Ministro della Cultura Dario Franceschini le ragioni della richiesta e i vantaggi che questa potrebbe portare alla ripartenza del settore del mercato artistico, composto sia dal comparto delle gallerie che da quello delle fiere, duramente colpite dalla pandemia. Questo il testo della lettera:

Illustre Ministro, l'ANGAMC (Associazione Nazionale Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea), fondata nel 1964, conta più di 200 gallerie d’arte associate, distribuite in tutta Italia. Scopo di ANGAMC è quello di rappresentare e tutelare, in ogni sede, gli interessi morali, economici e culturali della categoria.

Le scriviamo per esortarla a sostenere in sede europea la proposta messa per la prima volta all’ordine del giorno del Consiglio “Istruzione, gioventù, cultura e sport” del 18 maggio 2021 dalla Ministra della Cultura tedesca, Monika Grütters, con riferimento alla proposta di revisione della Direttiva IVA (2006/112/EC). Al Consiglio EYSC del 18 maggio, la Ministra Grütters ha proposto di applicare aliquote IVA ridotte anche al commercio dell’arte. Illustrando la sua proposta, la Ministra ha detto che “la pandemia da COVID-19 è un disastro per grandi fette delle industrie culturali e creative. Sarebbe un ottimo segnale per il rilancio della nostra vita culturale nell'UE se le aliquote IVA ridotte si applicassero al commercio dell’arte. Questa misura darebbe ossigeno alla ripresa economica dopo la crisi determinata dalla pandemia”.

Come ANGAMC riteniamo che la concretizzazione della proposta tedesca costituirebbe finalmente un supporto tangibile al settore culturale e creativo, più volte annunciato a livello europeo. L’applicazione di aliquote IVA ridotte per il commercio dell’arte sarebbe infatti uno strumento di supporto utile per tutti gli attori del mondo dell’arte, in tutti gli Stati Membri. Finalmente, l’Unione Europea compierebbe uno sforzo per rafforzare il proprio mercato dell’arte, che attualmente è schiacciato tra quello statunitense e cinese, che guidano il settore con rispettivamente il 42% e il 28% della quota di mercato (l’Italia è sotto l’1%!).

Inoltre, la riduzione dell’IVA sarebbe un utile strumento di politica culturale, che anche in passato ha contribuito a dare fiato all’ingegno e alla creatività del mondo della cultura, e a rendere accessibile l’arte a un vasto pubblico. Un'aliquota IVA ridotta comporta vantaggi per tutta la filiera dell’arte: artisti e creativi, i loro intermediari, agenzie, editori e gallerie. Ne beneficerebbero i privati, che spesso prendono grandi rischi economici per supportare un artista, così come evidenti sarebbero i benefici per musei e galleristi.

I musei potrebbero così ampliare le loro collezioni, e contribuire così alla cultura pubblica, presente e futura. Le gallerie d’arte potrebbero porre almeno parziale rimedio alle difficoltà che stanno vivendo. Nei prossimi anni, infatti, si stima che il 45% delle gallerie italiane possa dover chiudere o andare all’estero, soffocati dal fisco, dalla burocrazia e dalla concorrenza impari dei competitor stranieri. Per ogni galleria d’arte che chiude, si toglie uno sbocco di crescita per gli artisti italiani, che vedono a rischio il proprio sostentamento e la propria professione.

Sono infatti le gallerie a scoprire gli artisti e a investire nel loro posizionamento sul mercato, e sono le gallerie a resistere all’ “Amazon-izzazione” del commercio dell’arte, e a valorizzare l’arte, anziché consumarla. Per tutte le ragioni esposte finora, auspichiamo che il Governo italiano possa sostenere la proposta del Governo tedesco, e collaborare in ambito europeo verso l’applicazione di una aliquota IVA agevolata sul commercio dell’arte.

Non si tratta della prima lettera inviata al ministro da parte dell'Associazione. A maggio un'altra missiva è arrivata alla scrivania di Franceschini. Dei veri e propri gridi di allarme per il settore delle gallerie, costretto all'interno di regole rigide e anacronistiche su cui la legislazione non è più intervenuta da anni, relegando l'Italia ai margini di un mercato che dovrebbe essere di primo livello in un paese come il nostro.

Riduzione dell’aliquota IVA: una protezione dalle imminenti chiusure

La riduzione dell’IVA per l’acquisto di opere d’arte potrebbe far ripartire un mercato che in Italia risulta stagnante da molti anni. Secondo le stime di ANGAMC nei prossimi anni il 45% delle gallerie d’arte italiane potrebbe rischiare la chiusura. 

La galleria non è solamente un luogo di esposizione e compravendita, ma una vera e propria fucina per talenti emergenti e nuovi artisti internazionali. In tempo di pandemia, quando i musei di tutta Italia erano chiusi, sono state le gallerie d’arte a ereditare il testimone di spazio dell’arte. Sono diventate un vettore di diffusione delle nuove voci del mondo artistico, promuovendo giovani emergenti e artisti internazionali.

Ridurre la tassazione sull’arte avrebbe un effetto indiretto anche sugli artisti: molti di loro hanno perso guadagni ingenti a causa della pandemia e al blocco di fiere e mostre. Si tratta di una categoria ancora poco tutelata dal punto di vista giuridico, che gioverebbe enormemente dallo sblocco del mercato artistico, dando slancio all’economia dell’arte e all’affermazione internazionale dei talenti artistici italiani.

La pandemia è intervenuta sul mercato dell’arte portandovi grandi cambiamenti e sciogliendo delle consuetudini radicate nel tempo. I collezionisti di oggi sono sempre più giovani e investono soprattutto in opere realizzate da coetanei e da minoranze, i cui prezzi di vendita non sono ancora quelli di un “top seller”, ma che nel tempo costituiranno un ottimo investimento. L’abbassamento della tassazione permetterebbe l’avvicinamento a questo mondo di ulteriori nuove figure del collezionismo, “svecchiando” il mondo della compravendita di opere d’arte. Tra il 2020 e il 2021 le grandi case d'asta Sotheby's e Christie's hanno visto raddoppiare gli acquirenti nella fascia di età comunemente nota come "millennials", tra i 23 e i 38 anni.

I giovani collezionisti si sono avvicinati al mercato dell’arte grazie al fenomeno della digitalizzazione delle vendite, un aspetto che il mondo artistico fatica ancora a vedere in ottica positiva, con risultati altalenanti soprattutto dal punto di vista del ritorno economico, oltre che della risposta di pubblico.

Mercato dell’arte: il fallimento del digitale

Nel mondo artistico come in tantissimi altri ambiti il digitale ha fatto la sua lenta comparsa solamente grazie (o a causa) della pandemia. Contrariamente a quanto si è portati a pensare, il mondo dell’arte è un ambiente statico e mal predisposto verso il cambiamento. Per questo è rimasto impermeabile negli anni a variazioni sulle compravendite “classiche”: tramite privati o per mezzo delle aste.

Molte case d’asta nel 2020 hanno tentato di spostarsi online, aprendo alle vendite digitali e mettendo all’asta lotti di valore medio-alto; una pratica che continua anche oggi nonostante le graduali riaperture in tutto il mondo. 

L’analisi fatta da Deloitte sull’andamento del mercato dell’arte tra 2020 e primo trimestre del 2021 ha dimostrato come le vendite online si siano limitate a lotti dal valore medio-basso, dimostrando la malcelata diffidenza dei collezionisti verso il mezzo digitale e soprattutto verso l’acquisto “a scatola chiusa” di opere dal grande valore monetario. Nel mondo dell’arte la fruizione dal vivo di un dipinto, una scultura o un’installazione si dimostra fondamentale per l’apprezzamento dell’oggetto e il suo eventuale acquisto.

Possiamo riscontrare questa tendenza anche nei tentativi più o meno riusciti dei musei di proporre mostre virtuali o visite guidate online. Nessuna attività di questo tipo ha riscosso grandi successi e la reazione del pubblico è stata decisamente tiepida. Nonostante ricostruzioni 3D di grandi palazzi o musei (tra tutte, la visita virtuale della Cappella Sistina di Michelangelo) il trasporto che regala la visione dal vivo delle opere non è mai stata nemmeno lontanamente sostituita dal digitale.

Non tutto il male viene per nuocere però: la digitalizzazione di gallerie e case d’asta non avrà avuto influenze positive sulla curva delle vendite, ma ha permesso a molte di loro di colmare un vuoto anacronistico rispetto ad altre realtà di mercato. Molte gallerie, ad esempio, hanno reso disponibili online i propri archivi solo grazie all’obbligo forzato dalla pandemia, altre hanno finalmente aggiornato i sistemi di sicurezza di siti internet desueti, fermi a tecnologie di 10 o 15 anni fa.