Con il termine Ghosting si vuole intendere l’atto di scomparire, letteralmente, dalla vita di una o più persone, interrompendone bruscamente i rapporti senza spiegazioni o in assenza di cause specifiche che abbiano portato a tale allontanamento. 

Concordano su questa definizione psicologi ed esperti del settore, come la dottoressa Tiziana Corteccioni (psichiatra e psicoterapeuta) che, in un’intervista a TPI ha definito così il Ghosting:

“Il termine ghosting si riferisce ad un metodo utilizzato da alcune persone per interrompere la relazione con il proprio partner e consiste nella cessazione improvvisa di ogni forma di comunicazione con la persona che si sta frequentando abitualmente. ”

Un comportamento che, indubbiamente, suscita diverse reazioni e interrogativi: perché non si fa più sentire? Ho sbagliato qualcosa? Ho detto qualcosa che non ha apprezzato?

Infatti, anche se risulta essere la parte lesa, la vittima di Ghosting si sente anche carnefice del suo stesso malessere, in quanto potrebbe affibbiarsi la colpa di essere lei “in torto” e avere un significativo crollo della propria autostima, se non addirittura, avere pensieri autodistruttivi.

Un fenomeno dunque subdolo, ingannevole, immotivato

Quando è nato il Ghosting?

Con Ghosting si intende, letteralmente, “fare il fantasma”. In tutta la nostra vita, chi non si è preso un po’ di tempo per sé stesso, staccando da amici e parenti e prendendosi una pausa? Ecco, questo è prendersi cura della propria persona e volersi bene. Ma scomparire e troncare ogni relazione, di punto in bianco per un lungo lasso di tempo, è un’altra cosa. 

Il fenomeno del Ghosting, quindi, è sempre esistito fondamentalmente, ma in seguito all’aumento e alla diffusione dei social network che ci hanno regalato (o inflitto) una iperconnessione perenne, tale comportamento è divenuto oggetto di studio e analisi.

Un ghoster non accetta più chiamate, non risponde ai messaggi, alle e-mail, blocca l'altra persona sui suoi canali social, in modo da non farle avere più sue notizie. Così facendo, diventa, appunto, un fantasma. Scappare, spesso, è la strada più facile da seguire, dopotutto. Ma in questo modo, la persona da cui si scappa rimane immobile in un loop di pensieri e paure che non merita.

Affronta il tema la dottoressa Monia Ferretti, in un video YouTube dal titolo: “Ghosting, quali i motivi di tale condotta apparentemente incomprensibile”: 

In quali ambiti può avvenire il Ghosting?

Solitamente si scappa da situazioni che portano solo sentimenti negativi, come la paura, l’angoscia, la rabbia. Molte persone sono convinte che fuggire dai problemi la soluzione migliore. Ma i problemi hanno le gambe lunghe e sono in grado di raggiungerci ovunque. Quindi, non c’è un ambito specifico in cui il fenomeno del Ghosting può prendere corpo. 

Ci sono situazioni che suscitano questo comportamento più di altre, questo sì. 

Ad esempio, in merito a situazioni di natura economica, accade che brand che vogliono realizzare progetti di marketing si diano alla macchia, così come accade che le agenzie che prendono in carico una prima stesura di idee per un progetto marketing spariscano all’improvviso. In casi come questi, oltre che ad una sensazione di amarezza, subentra anche una perdita di tempo (e il tempo si sa, è denaro).

Situazioni in cui più sovente il Ghosting trova terreno fertile sono quelle di natura sentimentale, sia che si tratti di amore, passione o amicizia. Dai colleghi di Fanpage si apprende che uno dei primi personaggi pubblici ad ammettere di essere stato “ghostizzato” è Sean Pean, vittima di Charlize Theron. Lei, per un anno e mezzo, era sparita nel nulla, senza dare spiegazioni, tornando poi dal suo amato. Un comportamento, quindi, che può essere tenuto da chiunque, a prescindere dal genere, popolarità o età.

Ghosting tra i più giovani

Un sondaggio effettuato nel 2016 da Plenty Of Fish ha confermato che le vittime di Ghosting sono maggiori tra i ragazzi dai 18 ai 33 anni circa. Il sondaggio ha intervistato un campione di 800 ragazzi e l’80% ha affermato di essere stato ghostato. Il mezzo prediletto rimangono i social network: ci si conosce dal nulla sulle app social (es. Instagram, Facebook, Tinder) per poi sparire, senza avvisare.

Una delle tantissime testimonianze di Ghosting tra i giovani, viene fornita da Velia, youtuber, la quale porta anche l’attenzione su un meccanismo di difesa che si attiva nella vittima: l’incapacità di lasciarsi andare e di fidarsi, nuovamente, di qualcuno. Nel suo video “La mia esperienza con il GHOSTING || Punto di vista” affronta anche altre ripercussioni che il ghosting produce: 

Le similitudini tra i ghoster

Tra i ghoster, ci sono similitudini? Sotto certi punti di vista, sì. 

Lo psichiatra e sessuologo Marco Rossi, in un’intervista a Fanpage, risponde a questa domanda, affermando:

"Si tratta di persone che non vogliono e non sono neanche in grado di dare spiegazioni. Anzi non possono neanche affrontare una situazione di tensione o di discussione. Preferiscono, in maniera estremamente egoistica, non dare alcuna motivazione punto e basta. Si tratta di persone soltanto apparentemente forti, sono anzi molto deboli. Non sono in grado di dire: ‘non mi piaci' o ‘non mi interessi'. Non hanno una vera e propria personalità e sono per questo insicuri.”

Non semplice codardia, dunque. Sembrerebbe emergere un quadro psicologico più complesso. Invece che essere carnefici, potrebbero essere loro le vittime? 

Seguendo queste indicazioni, si potrebbero indicare come “campanelli d’allarme” determinati elementi:  umore altalenante, propensione ai lunghi silenzi, scarsa empatia, ego smisurato. Naturalmente, sono piccoli dettagli da prendere con le pinze, ma dal momento che sappiamo che il ghosting è una realtà, un minimo di attenzione in più non guasta.

Comportamenti creati dal Ghosting

Oltre al Ghosting puro, diciamo, il mondo iperconnesso al quale ormai siamo abituati ha prodotto altri meccanismi di sparizione, totale o parziale. Fanno parte del corollario del fenomeno trattato in questo articolo: zombeing e orbiting.

Con zombeing si intende il comportamento di tornare all’improvviso – come zombie, appunto – dopo un periodo di silenzio. Gli zombie sono quelli che ci ripensano, o che erano spariti “solo per un po’”. Come se entrare ed uscire nella vita di una persona fosse una cosa umanamente e socialmente accettabile. I fautori di questo ghosting altalenante, sono una categoria di persone più sicure di sé stesse rispetto ai ghoster classici. Difatti, chi fa zombeing sa di avere un forte ascendente su quella specifica persona e, conscio di ciò, ne approfitta per appagare un desiderio di potere che, altrimenti, non riuscirebbe a soddisfare.

Con l’orbiting, la faccenda è più complessa. Con questo termini si indica dopo che si è deciso di chiudere una relazione, comunque desiderare di “rimanere nell’orbita” dell’ex partner. Anche questo può essere un fenomeno – oltre che manipolatorio – psicologicamente devastante per la persona abbandonata.

Dopo esser fisicamente sparito, la persona continua a “orbitare” attorno ai profili social dell’ex partner, dando conferma di ciò visualizzando, ad esempio, una Ig stories o mettendo like ad un post.

Rispetto allo zombeing, l’orbiting presenta sfumature più delicate da tenere in considerazione. Magari, chi fa orbiting sta male per la rottura (anche se ha cominciato lui stesso facendo Ghosting) e non ha la forza necessaria di lasciare andare completamente l’altra persona. Qui, emerge più un bisogno di affetto che esigenza di manipolare gli altri. 

Le conseguenze traumatiche del Ghosting 

In tutti i casi discussi, c’è sempre e comunque una scomoda verità: chi è vittima di Ghosting (e dei suoi sottoposti) soffre terribilmente. Lo stress raggiunge picchi significativi: non solo si chiude una “storia” (già di per sé evento stressante) ma questo succede senza aver alcuna possibilità di controllo, senza la possibilità di sfogare tutti i sentimenti che situazioni come queste suscitano. 

La vittima di ghosting sente il bisogno di una risposta e di un motivo per cui è stata lasciata, ma la chiusura di ogni forma di comunicazione le toglie questa possibilità lasciandola da sola, in balia delle sue emozioni. Queste ultime vanno dalla tristezza e dalla malinconia fino alla rabbia e all'incredulità.

Il tutto viene poi somatizzato a livello fisico, portando a malessere generalizzato, frequenti mal di testa, insonnia. Inoltre, Quando l’autostima collassa, si soffre molto di più di fronte a una separazione, perché si è visto che il corpo produce meno endorfine, le quali aiuterebbero a sentire meno il dolore della perdita.

Infine, anche quando il tempo aiuta a superare il dolore fisico, non sempre si può dire lo stesso per quanto riguarda la capacità di sentirsi “sicuri” con altre persone. Perché la domanda sorge spontanea: chi mi assicura che anche questa persona non se ne andrà dalla mia vita di punto in bianco, senza darmi un preavviso o una motivazione?”

Come superare l’abbandono da Ghosting

Come abbiamo detto, una delle soluzioni migliori per superare l’abbandono da Ghosting è il tempo. Ma questo tempo occorre che venga adoperato nel modo giusto,vale a dire convincersi che non si hanno colpe di quanto accaduto.

Sempre nell’intervista per Fanpage, lo psichiatra e sessuologo Marco Rossi ha dichiarato:

"Chi subisce ghosting non deve tormentarsi con il pensiero che se ci fosse stato modo di parlare ci sarebbe stata anche una soluzione. Il ghost non la vuole trovare una soluzione, è una persona inconsistente, non in grado di discutere o di trovare punti d'incontro o di spiegare il motivo per cui non vuole portare avanti una relazione."

Oltre a prendere atto di questa importante verità, un buon consiglio è quello di passare più tempo con gli affetti veri, reali, presenti nella propria vita da molto tempo. Perché è utile ricordare che non tutte le persone che entrano nella nostra vita ci resteranno per sempre, ma quelle che ne fanno parte hanno dimostrato di tenere a noi, e che quindi dare fiducia agli altri ed essere ricambiati, è fonte inesauribile di affetto.