Che nessuno poi possa tanto festeggiare per come sono andate le cose durante il 2020, scosso dalla pandemia e dai necessari cambi di pratiche e comportamenti, è un dato di fatto. Certo, nel grande mondo dell'economia globale, qualche categoria e qualche settore ha visto crescere profitti e vendite, a discapito va da sé di altri comparti, penalizzati soprattutto dal distanziamento sociale e dal crollo del turismo nazionale ed internazionale. Il mercato dell'arte in particolare ha dovuto fare i conti con le chiusure di fiere, eventi e mostre, stimolando però nel frattempo nuovi canali per gestire la comunicazione e le vendite, limitando così i danni.

Ma quando c'è da reinventarsi, e forse perché stiamo parlando proprio di creatività, le soluzioni adottate possono rivelarsi non solo delle scialuppe di salvataggio, ma anche delle vere e proprie potenti vie per correre meglio e parallelamente alle dinamiche del mondo contemporaneo.

E' questo il messaggio non tanto nascosto che si può leggere scorrendo le pagine dell'annuale Global Art Market Report redatto da Clare McAndrew, fondatrice di Art Economics - una società di ricerca e consulenza che si occupa di studi macroeconomici ed analisi del settore - frutto del progetto di collaborazione fra Art Basel, ovvero la più importante fiera d'arte del mondo, e UBS, la banca d’affari svizzera da sempre attenta alle dinamiche dell'arte contemporanea in particolare, e che possiede una vasta collezione di opere disseminate fra le quasi mille sedi del gruppo in ogni parte del pianeta. 

La crisi del mercato dell'arte: un anno difficile

Il rapporto annuale della McAndrew sul mercato globale dell'arte offre una panoramica importante ed esamina non solo i risultati delle aste, anche se rappresentano poco meno della metà delle vendite globali, ma anche il variegato mondo delle gallerie e delle collezioni private. D'altra parte il bilancio dell'anno 2020 è stato ulteriormente sintetizzato in un'intervista dalla stessa McAndrew che, mettendo in evidenza il protagonismo della rivoluzione digitale in atto, ha dichiarato come

Il mercato dell'arte è stato in una posizione unica per lottare con le realtà della pandemia di COVID-19 nel 2020, in quanto popolato principalmente da piccole imprese che si affidano ad acquisti discrezionali, viaggi e contatti personali. Il calo delle vendite è stato inevitabile.

Ma la crisi ha anche dato l'impulso al cambiamento e alla ristrutturazione, il cambiamento più fondamentale è stato l'implementazione di strategie digitali e vendite online, che fino ad ora erano in ritardo rispetto ad altri settori. Il commercio d'arte ha mostrato un'incredibile resilienza nel modo in cui si è adattato ad alcune delle nuove realtà.

Sebbene le aziende stiano ancora cercando di capire come bilanciare la maggiore presenza sul mercato online con la condivisione di esperienze ed entusiasmo delle vendite ed eventi offline, pochi vedono questi cambiamenti come transitori

Certo i numeri parlano chiaro: rispetto al 2019, nel mercato dell'arte si è registrato un calo del 22%, ovvero 50,1 miliardi di dollari, e che rispetto al 2018 segna un significativo -27%. Non è calato invece il ruolo predominante dei tre principali mercati, ovvero quello degli Stati Uniti, della Cina e del Regno Unito, che insieme coprono l'82% del valore totale, con gli americani al primo posto con il loro 42%, seppur bisogna dire che quest'ultimo è comunque sceso del 24% rispetto alle annate precedenti, arrivando ad eguagliare i risultati del 2009, un anno nero per l'economia dell'arte statunitense.

Dunque la crisi dovuta alla pandemia ha fatto registrare una flessione nelle vendite anche nel reparto delle aste pubbliche, che ha registrato una perdita del 30%, al contrario di quelle private che sono cresciute del 36%. A farla da padrone in questo comparto è stata la Cina, con il 36% delle vendite totali. 

Sotheby’s poi si è piazzato al primo posto anche grazie alla vendita record per 84,6 milioni di dollari di un lavoro di Francis Bacon, il pittore irlandese protagonista della seconda metà del Novecento.

Il "Trittico ispirato all'Orestea di Eschilo", dipinto nel 1981, era conteso a giugno fra due collezionisti ed è finto a New York dopo un'estenuante "lotta" telefonica. Christie’s invece si deve accontentare del secondo posto: in questo 2021 però sembra essere più in sintonia con le nuove tendenze e cavalca l'onda del fenomeno NFT, come abbiamo visto con il caso della cryptoart e del lavoro di Beeple. Poly Auctions, China Guardian, Heritage Auctions e Phillips seguono nelle posizioni successive. 

La crisi del mercato dell'arte: musei e fiere in difficoltà

Per quel che riguarda i musei invece, per tamponare le perdite derivate dalla mancanza di pubblico ed eventi sponsorizzati, sta prendendo piede specialmente in America - in Italia con i vincoli amministrativi e la cultura costituzionale della tutela dei beni culturali ed artistici non sarebbe possibile - il fenomeno del "deaccessioning", ovvero la pratica di vendere all’asta le opere che compongono le collezioni permanenti.

Due enti, l’American Alliance of Museums e l’Association of Art Museum Director ne regolano gli scambi, ora possibili anche senza dover acquistare nuove opere: una concessione questa pensata per cercare di risollevare il circuito museale statunitense, che secondo alcune analisi potrebbe perdere almeno il 10% dei propri musei entro la fine dell'anno.  

Forse il tasto più dolente che il rapporto di Art Basel e UBS tocca con la sua analisi è quello che riguarda le fiere: il 61% di questi eventi è stato cancellato, il 37% è riuscito a svolgere il proprio programma in presenza. Di conseguenza sono calate le vendite totali ed il peso delle fiere nel mercato globale, nel 2020 attestato intorno al 13%. Il 41% dei collezionisti poi ha dichiarato di aver fatto un acquisto in fiera, mentre il 45% dice di aver comprato attraverso le sale d’esposizione online, meglio conosciute come OVR. Queste non sono nient'altro che pagine web pubbliche che presentano un'opera d'arte e di solito richiedono agli utenti solo di registrarsi su una piattaforma. 

Un altro dato importante la dice lunga su quanto questa crisi abbia impattato sul settore: la spesa per le fiere d'arte infatti è passata dall'essere la più grande area di spesa accessoria, stimata al 24% nel 2019, ad essere uno degli ultimi fanalini di coda con appena il 10% del totale nel 2020.

A proposito dei collezionisti: sul report si parla di un'indagine svolta intervistando diversi protagonisti, e dalle loro risposte si evince come il 66% degli intervistati sostenga che con la pandemia ha aumentato l'interesse per il collezionismo; guardando alle varie generazioni, poi, i millenials sono stati i veri protagonisti del mercato, il 30% dei quali ha speso più di 1 milione di dollari. L'81% poi ha dichiarato di aver comprato le opere d'arte tramite una galleria, preferibilmente da quelle in cui aveva acquistato in precedenza, mentre il 54% si è rivolto alle aste. 

La crisi del mercato dell'arte: Instagram è la soluzione

Se dunque le pratiche tradizionali e consolidate in questi ultimi decenni non se la sono passate bene, come abbiamo visto sono state le diverse forme delle vendite online a diventare il vero motore del settore:  superando la cifra di 12 miliardi di dollari - rispetto all'anno precedente i numeri sono raddoppiati - questa rivoluzione digitale ha coperto il 25% del valore totale del mercato.

Ed ecco che il ruolo dei social network diventa a questo punto fondamentale. Padroni dell'etere e protagonisti della vita quotidiana di moltissime persone, sono diventati nel 2020 - e continuano ad esserlo tutt'oggi - i canali privilegiati di vendita ed acquisto. Ampliando la platea degli artisti presenti sulle diverse piattaforme e potendo a tutti gli effetti diventare efficaci marketplace virtuali, si sono definitivamente ritagliati un posto di grande rilievo.

Sorprendente è poi il dato che riguarda in particolare Instagram, nato inizialmente come semplice app per la condividere le foto, e cresciuto esponenzialmente come numero di utenti per diventare il territorio di elezioni per i vari influencer, i brand e, a questo punto, anche per molti artisti.

Il già citato sondaggio sui collezionisti ha fotografato la situazione: poco più di un terzo degli operatori ha utilizzato proprio questa app per acquistare arte nel 2020, considerandola la chiave necessaria per rendere accessibile a più persone nuovi contenuti e sostenendo di voler aumentare il proprio investimento di tempo e risorse per strutturare al meglio la presenza online.

Anche nel caso in cui poi le vendite non avvengano direttamente su Instagram, la funzione di una vetrina sul web produce visibilità e fa crescere l'attenzione verso un'artista e le sue opere, e così può succedere che aumentino anche le richieste alla galleria di riferimento, aumentando pertanto il tasso di conversione in veri e propri acquisti. Siamo dunque di fronte ad una vera trasformazione del lavoro sui social media, che diventano per gli operatori sempre più un veicolo efficiente per far conoscere i propri beni, aggiornandoli con maggior facilità e minori spese. 

Per Christl Novakovic, presidente dell’UBS Art Board, è dunque il mercato online la vera chiave di volta per sostenere il prossimo futuro:   

Il 2020 ha segnato una svolta per l’innovazione digitale nel mercato dell’arte. Il passaggio alle piattaforme online ha permesso gli acquisti, una maggiore trasparenza e ha rafforzato il mercato anche quando i blocchi nazionali hanno forzato le gallerie, le aste dal vivo e i musei alla chiusura. La pandemia ha dimostrato che abbiamo bisogno dell’arte per alzare lo sguardo al di sopra delle difficoltà, per esprimere le nostre opinioni ed emozioni e per trovare leggerezza nei momenti difficili

Anche perché il messaggio di autenticità e di valore portato dal mondo dell'arte è insostituibile. E quanto mai necessario per superare le difficoltà di un periodo così drammatico.