Segnali positivi per il settore del lusso sono arrivati dalle vendite del terzo trimestre di Lvmh Moët Hennessy Louis Vuitton, che mercoledì ha comunicato una crescita a perimetro costante del 20% annuo a 15,51 miliardi di euro (15,38 miliardi il consensus di FactSet). Il risultato è stato un rally del 3,16% per Lvmh a Parigi (poco peggio aveva fatto Hermès International, apprezzatasi del 2,71%). E tutto il settore ne ha beneficiato, con Tod's che ha guadagnato il 3,82% mercoledì a Milano e Burberry è rimbalzata del 3,31% a Londra. La performance di Lvmh, fresca di acquisizione di Tiffany & Co., dipende ormai molto da Pechino e secondo il colosso francese l'appetito per i prodotti di alta gamma nel suo mercato chiave cinese non è stato influenzato dalla stretta imposta dal presidente Xi Jinping ai consumi considerati eccessivi. Barron's però si chiede se l'ottimismo di Lvmh continuerà anche nel lungo periodo.

Lvmh in rally con il settore lusso grazie alla Cina. Futuro incerto

La crescita delle vendite del terzo trimestre è sostanzialmente in linea con il 21% delle stime di Barclays, citate da Reuters, ma arriva dopo il rimbalzo dell'84% del secondo trimestre. Rispetto ai livelli pre-pandemici, che offrono una metrica più attendibile, Lvmh ha messo comunque a segno un rialzo dell'11% sul terzo trimestre 2019. La performance migliore è arrivata dal business Fashion & Leather Goods, che genera quasi la metà delle vendite del gruppo, cresciuto del 24% annuo e del 38% rispetto al terzo trimestre 2019. Dal punto di vista geografico, ovviamente, tutti i riflettori erano puntati sulla Cina e anche se Lvmh non ha fornito un dato disaggregato su Pechino, la crescita dell'Asia (Giappone esclusa) ha portato la regione a generare il 38% delle vendite totali del gruppo nei primi nove mesi del 2021, contro il 34% del pari periodo del 2020 e il 31% di due anni prima. Risultati positivi, oltre che da Fashion & Leather Goods, sono arrivati anche per il business Wine & Spirits, rimbalzato in Cina (come per altro anche in Usa).

Per Lvmh e lusso rischio da "comuni aspirazioni di prosperità" di Xi

"È difficile analizzare il potenziale impatto ma finora non c'è stato nulla di allarmante. La maggior parte dei nostri clienti in Cina non sono miliardari ma appartengono alle classi benestanti e medio-alte", ha dichiarato il chief financial officer Jean-Jacques Guiony riferendosi proprio al programma di Xi per "comuni aspirazioni di prosperità", il cui obiettivo sono i super ricchi. Anche se, nota Barron's, c'è ancora molta incertezza sul fatto che possano essere introdotte politiche o tasse che vadano a toccare direttamente il business del lusso. Erwan Rambourg, analista di Hsbc, ritiene però che se anche questo accadesse la fetta principale delle vendite di Lvmh e delle sue rivali viene generata dalla classe medi, non certo dai miliardari. "Per la maggior parte dei marchi di lusso gli individui con un patrimonio netto elevato in Cina rappresentano probabilmente un massimo del 10-15% delle loro vendite", ha sottolineato Rambourg.

In Cina clientela di Lvmh nella classe medio-alta non i super ricchi

L'interrogativo che pone Barron's, però, è se per quanto sia vero che ostentare la ricchezza fa parte della cultura cinese i mercati abbiano preso in considerazione la possibilità che la spinta verso la "prosperità comune" possa cambiare il comportamento dei consumatori. L'appello lanciato in agosto dal presidente Xi Jinping per una "prosperità comune" e per la ridistribuzione della ricchezza, nota Reuters, ha indotto gli investitori a preoccuparsi che Pechino potesse promuovere misure volte a ridurre il divario di ricchezza del Paese, frenando i consumi di fascia alta nel più grande mercato del lusso del mondo. "Non vediamo alcun motivo per cui ciò potrebbe essere dannoso per la classe medio-alta, che è la maggior parte della nostra base di clienti", ha però aggiunto Guiony. (Raffaele Rovati)