Quadri che bruciano, immagini digitali valutate cifre esorbitanti, gif animate scambiate come fossero quadri di Van Gogh, calcolatori potentissimi.

Negli anni della pandemia planetaria, quando non ci si può muovere facilmente, con l'economia ferma e gli stipendi pure, arriva una vera e proprio rivoluzione dalla stratosfera digitale, là dove invece tutto è in movimento e carico di sorprese.

Anche perché per il mondo dell'Arte questo è stato un periodo devastante: milioni di persone si sono chiuse in casa, senza poter visitare gallerie e musei, fiere od eventi,  ovvero tutte quelle occasioni necessarie per conoscere - e comprare i lavori di artisti anche internazionali. Ecco che il mercato dell'Arte allora prova a rilanciarsi online, sfruttando la crescita esponenziale della febbre per la cryptoart ed il sistema degli NFT (Non Fungible Token), un sistema di autenticazione delle opere che ne certifica l'unicità e ne permette di conseguenza la vendita. 

Blockchain e NFT:  l'arte digitale cresce con l'ascesa delle cryptovalute

Questo sistema sta vivendo oggi come oggi un vero e proprio clamoroso successo, ma il cambiamento di rotta si è cominciato a vedere in realtà circa vent'anni fa.

Sul finire del secolo scorso, infatti, l'artista ed attivista russo Alexei Shulgin aveva già teorizzato l'esigenza di sfruttare il potenziale della Rete per produrre e distribuire gratuitamente le sue opere, superando il concetto di possesso dell'opera stessa, mentre qualche anno dopo gruppi di hacker avrebbero clonato siti delle gallerie private americane allo scopo di svincolare l'arte dai circuiti tradizionali del collezionismo rendendola patrimonio collettivo. 

Con l'ascesa impetuosa delle tecnologie e dei device, strumenti sempre più potenti e poliedrici alla portata di mano, durante il primo decennio del 2000 in risposta alla grave crisi finanziaria del 2008 si è via via affermata una forma alternativa all'economia tradizionale, basata su protocolli informatici e che ha preso forma poi nel BitCoin, la prima cryptovaluta. 

La corsa verso altre forme di moneta digitale ha fatto sì che ben presto molte energie si immergessero in questo nuovo mondo, cercando di inventarsi campi vergini dove attecchire: nel 2015 nasce Ethereum, che introduce una nuova forma di crittografia, e che permette ai cosiddetti "smart contracts", una forma di "denaro digitale altamente programmabile" di trasformare elaborati calcoli informatici in un'unità di conto, l'Etherum appunto. 

E' il trionfo del sistema conosciuto con il nome di blockchain, costituito da una rete informatica fatta di nodi che garantisce in modo sicuro la transizione e l'acquisizione di dati, informazioni e valori condividendoli sul web. Senza, va da sé, il controllo di un ente centrale. 

Ed è qui che si inserisce il nuovo corso del mercato dell'arte. Oggi come oggi, un artista può certificare il primo esemplare digitale delle sue creazioni e,  tramite queste nuove tecnologie, renderlo collezionabile, in quanto unico, anche se poi risulta sempre riproducibile e visibile a tutti gli utenti. Dunque si permette ad un'immagine di essere scambiata sul mercato come un qualunque altro bene fisico od, in questo caso, come un qualunque quadro di  un pittore che viene venduta insieme ad un'autentica scritta dal gallerista e dal suo stesso autore.

A questo punto, tutto vale. E tutto può concorrere a sparigliare le carte nel mondo del collezionismo contemporaneo. 

Blockchain e NFT:  cos'è la Cryptoart

Un paio di settimane fa una semplice gif animata, il famoso (famoso nel mondo del web) gatto pixelato noto con il nome di Nyan Cat, felice di volare nel cielo lasciando una traccia color arcobaleno, è stato venduto all'asta da  una galleria privata digitale per un valore di 300 Etherum, all'incirca 590.000 dollari. E questi soldi non sono andati all'autore del simpatico animaletto, un certo Chris Torres, che lo ideò esattamente 10 anni fa: questa cifra da capogiro s'è l'è intascata invece la persona che a quel meme ha associato un NFT, per poi lanciarlo nel mercato di questa nuova forma d'arte, la cryptoart.

Il trucco non c'è, e si vede. Perché questo famigerato NFT è un token crittografato, che tradotto in termini semplici altro non è che un generatore di codici numerici basati su un algoritmo e legato ad un server di autenticazione, sincronizzato in maniera unilaterale con lo stesso codice. Sembra fantascienza, ma in realtà un esempio quotidiano di token è sotto gli occhi di tutti tramite la forma di un codice QR, spesso presente su biglietti, menù, bollettini. 

Sono strumenti in grado di creare quindi nuove forme di business, anche se si differenziano da gli altri token utilizzati per acquistare beni che dipendono dal mercato, come per esempio i sopracitati Bitcoin, e proprio per questo sono "unici", nel senso che non sono interscambiabili, ma sono in numero finito e sono tracciabili.

La potenza di questo linguaggio informatico ha permesso ad esempio ad un gioco online - il cui scopo è quello di collezionare gattini virtuali e farli magari anche riprodurre fra loro - di diventare un vero fenomeno mondiale. Per acquistare questi Cryptokittens basta accedere alla piattaforma, registrarsi, dotarsi di un portafoglio digitale, ed iniziare a creare il proprio "album" di piccoli animali certificati.  Si calcola che già all'esordio, nel giro di pochi giorni gli utenti hanno speso più di 1 milione di dollari sul suo marketplace.

Il meccanismo degli NFT pertanto legittima le opere d'arte a partecipare ai normali percorsi di un quadro in legno e tela, e gli operatori del settore non sembrano volersi lasciare sfuggire questa nuova e redditizia occasione.

Blockchain e NFT: le aste diventano sempre più virtuali

Non ci ha messo troppo tempo a tuffarsi dentro alle vertigini della cryptoart la casa d'aste Christie's. Il 25 febbraio scorso ha messo all’asta per la prima volta un’opera d’arte digitale di Beeple, un graphic designer americano, partendo da una base di 100 dollari. “Everydays: The First 5000 Days”, questo il titolo del suo lavoro, è una grande raccolta composta da oltre 5000 immagini, ed è stata poi venduta per 69 milioni di dollari: una cifra record che ha di fatto proiettato Beeple sul podio degli artisti viventi più costosi, in buona compagnia con i mostri sacri dell'arte contemporanea Jeff Koons e David Hockney. E pensare che il collezionista che l'ha messa in vendita l'aveva precedentemente acquistata per "soli" 67.000 dollari qualche mese prima. Secondo Noah Davis, l'organizzatore dell'evento presso Christie’s, era da tempo che si pensava di mettere un NFT all’asta:    

Dopo un anno che ha costretto il mercato dell’arte a passare al digitale, sentivamo tutti che si trattava di uno sviluppo inevitabile, anche se un po ‘inquietante. Come meccanismo, il potenziale che hanno i NFT di cambiare il modo in cui stabiliamo la proprietà non ha limiti. Sono molto entusiasta di vedere come gli artisti utilizzeranno questa tecnologia per aprire un mondo di nuove opportunità creative e, a mia volta, non vedo l’ora di assistere a come questo possa sconvolgere il mercato dell’arte come lo conosciamo ora

Ma se Christie's si è affacciata solo ultimamente nel circuito dell'arte virtuale, un nutrito gruppo di siti dà corpo ad una galassia di gallerie d'arte digitali e le più conosciute, come SuperRare e Foundation, permettono a tutti, collezionisti e non, di acquistare e vendere arte, in una sorta di "democratizzazione" del mercato simile a quella operata dalla piattaforma Reddit e dall'app di trading online Robinhood, alla ribalta all'inizio del 2011 grazie al caso dei titoli di Game Stop.

Del resto ha decisamente dell'incredibile l'operazione messa a punto pochi giorni fa da Injective Protocol, la piattaforma di finanza decentralizzata che si appoggia sui già citati "smart contract" di una blockchain, quindi saltando il passaggio di intermediari umani come i brooker (e questa sua natura consente di questo agli utenti di prestare fondi, scambiare criptovaluta, speculare sui prezzi). 

Dopo aver convertito in NFT un'opera di Banksy fisicamente in suo possesso, dall'evocativo e non casuale titolo "Morons" ("Idioti"), i titolari del sito hanno deciso di dargli fuoco. Potrebbe essere un'azione dadaista, se fossimo nel 1920, oppure una performance di arte concettuale, se fossimo negli anni '60. Ed invece, nel 2021, bruciare un quadro appena trasformato in immagine digitale vendibile ha un solo scopo: aumentarne il valore, in quanto unica e veretiera testimonianza di un'opera inizialmente solo fisica. E tutto questo è stato poi ovviamente spiegato alla comunità tramite Twitter.

Blockchain e NFT: il lato oscuro dei pc

Se non è oro tutto quello che luccica nel mondo reale, allora figuriamoci se può essere oro tutto quello che risplende nell'universo dei codici binari.

Così, accanto alla frenetica crescita di domanda ed offerta sui siti dedicati al commercio della cryptoart, qualcuno da fuori si sta muovendo per sensibilizzare le persone e gli stessi utenti sull'inevitabile danno ecologico che queste transazioni sul web comportano.

Già perché per "minare", ovvero scoprire, i blocchi delle varie blockchain, per garantire i necessari passaggi informatici e le lunghe operazioni algebriche dei numerosissimi server che tengono in piedi la rete delle monete digitali crittografate, si rende necessario uno sforzo energetico importante. L'impatto ambientale in termini di emissioni  di Co2 è altissimo, poiché i computer lavorano grazie alla rete elettrica, prodotta da combustibili fossili altamente inquinanti. 

Secondo l'artista Merno Atken, da un'analisi delle transazioni di vendita, la generazione di una sola criptovaluta Etherum consumerebbe in energia elettrica quanto un normale cittadino europeo farebbe in 4 giorni di vita. Non solo: 

Due artisti su 3 della piattaforma SuperRare hanno NFT con un'impronta di oltre 1 milione di tonnellate di Co2

Insomma, è appena iniziata una vera rivoluzione digitale, ma forse bisognerà già da subito ripensarla. Anche perché proprio l'Europa sembra sempre più votata ad adottare una vera e propria riforma "green" sui propri territori.