Il 4 marzo 2021 la società blockchain Injective Protocol ha caricato sul suo canale YouTube un video sconcertante: un ragazzo posa accanto a un disegno del celebre street artist Banksy, spiegando le sue caratteristiche, il suo significato e il valore dell’opera, acquistata per 96 mila dollari in una galleria di New York. Dopo appena un minuto il ragazzo, che indossa una maglietta con la famosa “Baloon girl”, avvicina un accendino all’opera e gli dà fuoco.

Il video, della durata di 6 minuti, è diventato così un’opera d’arte a sua volta, dal valore in continua crescita, che in pochi giorni ha già superato quello dell'opera integra. Come è possibile?

Non si tratta di una provocazione o di vandalismo, ma di un nuovo modo di pensare e fare arte, nato nel vasto universo della blockchain: gli NFT. Nemmeno l’opera scelta è casuale: si tratta di White Morons, un disegno che ironizza sul mercato dell’arte. L’immagine ritrae un’asta, il cui lotto è una scritta incorniciata che recita “Non posso credere che voi imbecilli compriate sul serio questa merda”. Una chiave di lettura che non nega una presa in giro anche agli acquirenti della “nuova” opera d’arte realizzata da Injective Protocol.

Per quanto riguarda il valore storico dell’opera, nessuna paura: si tratta di un esemplare in 500 copie, non di un pezzo unico. Il gesto artistico che c’è dietro è il vero motore del dibattito, che proveremo a dipanare.

 

Crypto Art e NFT: il mercato dell’arte cambia regole

La Crypto Art o, come viene erroneamente chiamata, arte digitale, è la nuova frontiera del mercato dell’arte tramite blockchain. Un mondo aperto a milioni di possibilità e dal valore in costante aumento. Le opere d’arte che vengono vendute o comprate sono dette NFT, acronimo che sta per "Non Fungible Token". Si tratta di beni digitali (token) muniti di una certificazione di autenticità e possesso e protetti tramite un codice univoco e non replicabile.

Il video del Banksy che brucia è parte proprio di questa categoria. Il fortunato acquirente del contenuto riceverà infatti un certificato ufficiale di autenticità fornito da Pest Control, l’agenzia incaricata dell’autenticazione delle opere del misterioso artista.

Pensare alla blockchain unicamente come meccanismo per gli investimenti in criptovalute è riduttivo: nel corso del tempo il sistema è stato messo a punto per archiviare e proteggere i certificati di milioni di beni immateriali, come gli NFT e la Crypto Art.

Chi conosce anche solo marginalmente il mercato dell’arte riconosce in questa novità un metodo completamente nuovo per creare e guadagnare con l’arte. Se prima un artista era quasi sempre obbligato a farsi rappresentare da una galleria che attraverso la sua rete avrebbe introdotto le opere sul mercato, ora il meccanismo è più diretto e interessante: le opere sono certificate dalla blockchain e vengono vendute alla stregua di un quadro o di una scultura, nonostante non esistano fisicamente.

Inoltre, i passaggi di mano tra collezionisti avranno un vantaggio per lo stesso artista, che riceverà il 10% da ogni transazione. Una rivoluzione se si pensa al mercato tradizionale, dove l’artista viene estromesso dalle compravendite del suo lavoro dopo il primo acquisto.

La rivoluzione reale della Crypto Art e il suo riconoscimento ufficiale come forma d’arte a tutti gli effetti è stata un’asta online lanciata da Christie’s il 25 febbraio 2021, che comprende 10 lotti totalmente digitali, tra cui l’opera dell’artista Beeple intitolata EVERYDAYS: THE FIRST 5000 DAYS, che consiste in un collage di fotografie racchiuse in un file .jpeg di 21,069 × 21,069 pixel.

Attualmente l’opera di Beeple è la più quotata, con un valore attuale di 9.700.000 dollari al 10 marzo, un giorno prima della chiusura ufficiale dell'asta.

La differenza sostanziale tra quest’asta e una normale asta di arte digitale (corrente artistica che esiste da circa 20 anni) è che per la prima volta non esiste alcun supporto fisico. Nessun certificato cartaceo di autenticità, nessun hard disk contenente l’opera o riproduttori multimediali di alcun tipo.

Il vincitore dell’asta riceverà solamente un file digitale certificato come NFT contenente l’unica e originale EVERYDAYS: THE FIRST 5000 DAYS.

L'immagine qui sopra vale quasi 10 milioni di dollari? No, come una cartolina della Gioconda non è la Gioconda. È l’autenticità che fa di un’opera d’arte un oggetto di valore, non la sua riproducibilità.

Questo concetto è stato affrontato già nel 1935 da Walter Benjamin nel suo libro “L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica”, in cui teorizza come la fotografia o la copia di un’opera la rendano un elemento totalmente estetico, privo di quell’”aura” di sacralità che l’opera d’arte aveva nell’antichità o nel Rinascimento. Arte nata per essere arte.

Tutta la Crypto Art è NFT, non tutti gli NFT sono Crypto Art

Il sistema NFT non è applicato esclusivamente alle opere d’arte Crypto, e non rappresenta nemmeno il suo uso più redditizio. Gli artisti digitalizzano le loro opere attraverso piattaforme di vendita apposite, come OpenSea, SuperRare o Async.art, che utilizzano un protocollo NFT apposito per contenuti di valore non replicabili, come singoli oggetti, chiavi d’accesso o appunto, opere d’arte.

Questo protocollo, offerto dalla blockchain Ethereum si chiama ERC-721 e offre il controllo di un solo token gestito da un unico contract. L’opera d’arte quindi non potrà essere replicata in formato originale e manterrà il suo valore e la sua unicità, permettendo lo scambio sul mercato dell’arte.

Esiste un secondo tipo di protocollo, chiamato ERC-1155 che invece permette la gestione di più beni digitali con un solo contract. Questo tipo di standard NFT è stato pensato per un altro fenomeno parallelo alla Crypto Art: quello degli oggetti collezionabili.

Carte da gioco, video di prodezze sportive, contenuti del vecchio internet considerati vintage diventano oggetti inestimabili e parte di collezioni dal valore enorme. Lo scorso febbraio il video di una schiacciata di Lebron James è stato venduto a un collezionista di NFT sportivi per la bellezza di 200 mila dollari, mentre ha fatto sorridere la vendita della GIF “Nyan Cat” a circa 600 mila dollari (il cambio con la criptovaluta ETH potrebbe variare) durante un’asta su Ethereum.

Quindi chi possiede quel video di Lebron James o l’adorabile gattino volante ne detiene tutti i diritti? No. Chi acquista un NFT non diviene detentore del copyright, che resta all’autore originale (o all’NBA), ma diventa proprietario di un oggetto unico, collezionabile e vendibile. Un po’ come possedere una rara copia autografata di un libro o di un disco.