Il mondo della blockchain si sta ampliando enormemente, tanto da attirare l’attenzione dei più grandi brand del lusso. Non più solo criptovalute, NFT e arte digitale quindi, ma veri e propri consorzi tra aziende. Nasce così Aura Blockchain Consortium, una vera e propria “catena del lusso” formata dai marchi Prada, LVMH e Gruppo Richmond, tramite l’esponente più di spicco, Cartier.

Un progetto ambizioso che guarda oltre la storica rivalità tra storici marchi dell’alta moda europea. La prima blockchain dedicata al mondo del lusso fatta da marchi del lusso è aperta a tutti i brand di riferimento senza scopo di lucro. I profitti saranno devoluti allo sviluppo della tecnologia, permettendo di rendere la piattaforma sempre più ricca e innovativa.

Autenticità garantita per i marchi del lusso

Tra gli scopi fondamentali di Aura c’è quello di tutelare l’autenticità e la storia dei brand coinvolti. I tre players fondatori sono da molti anni soggetti a una sempre maggiore falsificazione dei prodotti, con la conseguente svalutazione dell’artigianalità e della capacità distintiva del marchio. 

Come illustrato dall’elegante (come poteva non esserlo) presentazione del progetto, Aura si ripropone di proteggere sé stessa e i propri clienti in un circolo che prevede vendite e scambi di prodotti sia tra i grandi nomi della moda coinvolti che fra gli stessi utenti, augurandosi la crescita di un mercato del vintage e dei prodotti di seconda mano via blockchain, servendosi del successo che questo tipo di commercio sta guadagnando nell’ultimo periodo.

I marchi venderanno direttamente al cliente i loro prodotti, senza la necessità di intermediari. Questo da un lato può portare al raffreddamento dei rapporti tra cliente e maisons, ma dall’altro permette un abbattimento dei costi notevole per i grandi marchi del lusso.

Tecnologia al servizio dell’artigianato

La blockchain di cui si servirà Aura sarà di tipo privato multi-nodale, protetta dalla tecnologia ConsenSys e da Microsoft. Ogni operazione e ogni prodotto saranno certificate e crittografate dai protocolli tipici della struttura a blocchi. Un lavoro nato ben prima del Covid, come ha spiegato sul Sole24Ore Lorenzo Bertelli, head of marketing e head of Crs (corporate social responsibility) del gruppo Prada.

“Un progetto come questo non si improvvisa né si può forzare o accelerare: sono cinque anni che ci lavoriamo. Insieme ai nostri partner abbiamo intrapreso un percorso di collaborazione e fiducia senza precedenti nel nostro settore; abbiamo dato vita a un progetto unico e innovativo con l’obiettivo di mettere al centro i nostri clienti, creando valore grazie a un sistema di autenticazione sostenibile che genererà infinite possibilità.”

Ogni prodotto sarà distinto da un preciso codice ID che garantirà la sua tracciabilità durante tutto il ciclo vitale dell’oggetto, oltre a mantenere un registro di tutte le transazioni che vivrà nel corso della sua storia.

L’obiettivo dei tre gruppi è di ampliare i concetti di trasparenza e tracciabilità, fondamentali per dare ai nomi Prada, Cartier e Louis Vuitton il significato che hanno meritato in più di 100 anni a testa di onorata carriera nel mondo del lusso. 

La blockchain Aura traccerà la strada per marchi che realizzano prodotti senza tempo, iconici e frutto di una lunga storia di artigianalità, che deve dialogare con le tecnologie più recenti per sopravvivere intatta. 

Concorrenza leale

Pur collaborando alla realizzazione della blockchain i tre marchi garantiscono la totale indipendenza l’uno dall’altro e l’assoluta volontà di proteggere il proprio know-how. Amici sì, ma non troppo. Ogni maison avrà accesso solamente ai propri dati, senza poter in alcun modo osservare materiale sensibile nelle mani delle concorrenti. L’estrema sicurezza del sistema blockchain protegge i dati anche da possibili manomissioni o violazioni, rendendola per questo il sistema più sicuro in assoluto per la tutela delle informazioni.

L'entusiastica nota che accompagna la nascita del progetto del consorzio Aura sottolinea come Prada, LVHM e Cartier abbiano lasciato da parte le relazioni concorrenziali per dedicarsi a un progetto che "continua ad elevare gli standard del settore per guidare il cambiamento e accrescere la fiducia dei propri clienti nelle pratiche sostenibili e nell’approvvigionamento responsabile condotto dai singoli marchi". 

I tre gruppi sono in trattativa con altri brand del lusso, dall’abbigliamento alla gioielleria fino all’automotive e al design, per allargare e rendere di conseguenza più forte la presenza di Aura. Ogni marchio potrà aderire a seconda delle proprie necessità e del tipo di clientela di riferimento, senza vincoli. L’aspetto più interessante è proprio l’apertura assoluta a tutti i marchi del settore, senza limitazioni geografiche o di area di vendita, adattandosi anche a realtà più piccole, tipiche dell’alto artigianato italiano ad esempio.

Al momento fanno parte di Aura i marchi legati a Prada, Bulgari, Louis Vuitton, Hublot e Cartier.

Guerra alla contraffazione

Le blockchain per la tutela di prodotti non sono una novità; se ne stanno già servendo molti produttori di vini o champagne pregiati di tutta Europa, insieme a marchi del lusso già presenti sulle piattaforme come VeChain, nata dalla mente di dipendenti del settore come Sunny Lu, ex CIO proprio di Louis Vuitton China. Esistono anche altre piattaforme sperimentali dedicate al commercio di abbigliamento e prodotti di alta fascia, ma sono sempre state viste dai brand come una necessità più che un vero investimento. Esempi sono Libra Association e Curate, alle quali aveva aderito la stessa Prada, ma senza ritrovare i parametri necessari a un settore così particolare come quello del lusso.

Aura garantisce oltre alla totale indipendenza di ogni marchio, un servizio di token sui prodotti dedicato alla tutela dell’originalità innovativo e mai visto prima, ispirato alla tecnologia degli NFT di cui si sta tanto parlando in questo periodo. Ciò impedirà la contraffazione dei prodotti e darà al cliente l’assoluta garanzia della produzione originale negli stabilimenti Prada, Vuitton, Miu Miu e di tutti i brand del consorzio al momento sulla piattaforma.

Cyrille Vigneron, CEO di Cartier ha lanciato un vero e proprio invito diretto a tutti i colleghi: "Invitiamo l'intero settore a unirsi a questo consorzio per progettare una nuova era del lusso rafforzata dalla tecnologia blockchain. L'industria del lusso realizza oggetti senza tempo e deve garantire che standard rigorosi perdurino e rimangano in mani fidate."

Il monitoraggio del ciclo di vita del prodotto sarà utile anche per la gestione del mercato dell’usato, dando maggiori garanzie al cliente e limitando enormemente la possibilità di truffe e acquisti di merce contraffatta. I beni protetti dalla tecnologia ConsenSys saranno immediatamente riconoscibili dal cliente, acquistando un valore intrinseco di bene unico e non riproducibile. I beni di lusso e di alto artigianato sono da sempre considerati assimilabili a opere d'arte e l'avvio di una blockchain pensata per questo tipo di prodotti li legittima a essere a tutti gli effetti considerati beni artistici: pezzi unici valutati tramite la conoscenza e la lavorazione dei materiali e attraverso la storia del marchio impresso sopra ogni singolo pezzo.

Blockchain: perché piacec al lusso?

Il fenomeno blockchain sta investendo in modo trasversale un numero enorme di persone, società e settori della vita quotidiana. Cosa porta grandi marchi del vino, del lusso e dell'arte a spostare del tutto o in parte le proprie attività su piattaforme blockchain?

Secondo la definizione data da Satoshi Nakamoto la blockchain è un "database condiviso che permette di immagazzinare dati in forma estremamente sicura, creando un contesto di fiducia anche fra attori sconosciuti"

È proprio il termine "estremamente sicura" che sta a cuore ai grandi marchi del lusso, soffocati da anni dal fenomeno della contraffazione, diventato sempre più subdolo e passato dalle strade ai rivenditori di tutto il mondo con giri d'affari per miliardi di dollari. L'interesse è anche verso la garanzia artigianale di alcuni prodotti, come pelletteria o abbigliamento, fregiati del marchio "made in Italy", che attaverso la blockchain può diventare un cerficato ufficiale impossibile da manipolare o falsificare.

Gioca un ruolo di rilievo anche la sostenibilità, data dalla sempre maggiore attenzione degli acquirenti alla provenienza dei prodotti e al loro impatto ambientale e sociale, da cui molti marchi escono poco trasparenti. Le piattaforme blockchain possono garantire al cliente la storia dei prodotti, la loro lavorazione e i processi di creazione del prodotto, aumentando il valore del bene.