Lo scorso 4 maggio, il rapper Tedua è tornato sulla scena pubblicando su YouTube un video molto particolare: una raccolta di 7 tracce inedite dalla durata complessiva di 10 minuti.

“Attenzione! Non si tratta di un EP o mixtape. Mi piace definirlo per ciò che è: un mash-up di strofe, troppo forti per restare nel computer e troppo freestyle per finire nell’album.”

Scrive l’artista genovese sul suo profilo Instagram. Il progetto, denominato “Don’t Panic”, va a saziare un’attesa di quasi un anoo: era infatti dall’uscita della seconda parte di “Vita Vera Mixtape”, datata 12 giugno 2020, che Tedua non pubblicava nuovi brani, facendo così crescere l’attesa verso il suo nuovo, ambizioso, album.

Troppe aspettative? Don’t Panic 

Ci sono artisti che preferiscono produrre una decina di canzoni, impacchettarle insieme come in una playlist e inventarsi un titolo accattivante per proporre il progetto sul mercato: Tedua non è uno di questi.

Il rapper, infatti, ha sempre costruito i suoi album partendo da un concetto portante, per poi svilupparlo all’interno delle singole tracce. È successo con il celebre “Orange County Mixtape”, nel quale Tedua impersonificò una versione rivisitata di Ryan Atwood, protagonista dalla serie “The O.C.

Nel 2018 inoltre pubblicò “Mowgli”, album nel quale descrisse la vita di strada utilizzando la metafora della giungla. Ispiratosi a “Il libro della giungla”, Tedua si addentrò all’interno della “giungla urbana” come un novello cucciolo d’uomo, analizzando il tema con estrema sensibilità. Per il suo prossimo progetto però il rapper ha intenzione di puntare ancora più in alto.

“Vieni a balla con il poeta: DanTedua”

Cantava nel ritornello di “Elisir”, singolo uscito nell’estate del 2019 e che ha anticipato la grande tematica che il genovese, cresciuto a Milano, si apprestava a trattare: la Divina Commedia.

Per mesi un ritratto di Dante è stata l’immagine del profilo di Tedua e con la pubblicazione di “Vita Vera Mixtape” i dubbi si sono azzerati. La copertina del progetto è un rifacimento di un dipinto ritraente il “Sommo poeta” sul punto di entrare all’interno della selva oscura, mentre nella copertina di “Vita Vera” si può trovare un Tedua caricato pronto a compiere la medesima azione.

Inoltre, i canvas che accompagnano le tracce su Spotify raffigurano delle illustrazioni dantesche nelle quali, come per la copertina, il rapper veste i panni di Dante.

La conferma delle conferme arriva con la pubblicazione della seconda parte del mixtape sopracitato, che presentava come sottotitolo: “Aspettando la Divina Commedia”.

Dopo tutti questa campagna pubblicitaria però, i fan più smaliziati hanno iniziato a chiedersi se la tematica scelta non fosse un po’ troppo altisonante per le capacità dell’artista e se Tedua non si stesse spingendo troppo oltre. “Don’t Panic” vorrebbe rispondere a tutti questi dubbi.

Inoltre, è doveroso sottolineare come, nell’ambiente urban, non sia la prima volta che l’epopea dantesca venga usata come fonte primaria d’ispirazione.

Non solo Tedua: il Rap e la Divina Commedia

“E quindi uscimmo a riveder le stelle”

Ultimo verso dell’Inferno dantesco, ma anche ultimo verso della strofa di Deda in “Strategie dell’Universo” di Neffa, contenuta nello storico album “107 Elementi”.

Il Canto V dell’Inferno è sicuramente quello più citato: la storia di Paolo e Francesca rivive tutt’oggi all’interno di numerose canzoni, come ad esempio “Serenata Rap” di Jovanotti.

L’opera più riuscita dal punto di vista citazionistico è uscita recentemente e si tratta di “Infernum”, album di Claver Gold e Murubutu. Quest’ultimo, noto professore liceale di storia e filosofia, ha costruito la sua intera carriera sullo strano connubio fra cultura Hip-hop e letteratura ed insieme al compagno Claver, aveva già realizzato un brano ispirato a “Le notti bianche” di Fedor Dostoevskij.

Nel marzo del 2020, il duo pubblica “Infernum”, un progetto ispirato all’Inferno dantesco, nel quale i due rapper ripercorrono alcune fra le tappe fondamentali del percorso di Dante. Accolti nell’Antinferno dalla voce soul di Davide Shorty, l’ascoltatore viene catapultato all’interno di un universo distorto, ma che non differisce troppo nettamente con la vita di tutti i giorni. 

È questo il più grande punto di forza di “Infernum”. Il disco non è solo un’opera divulgativa, ma un viaggio introspettivo all’interno delle vite dei due autori, in cui l’inferno non è altro che un’ambientazione.

Così, il viaggio sulla barca di Caronte diventa un’originale metafora per raccontare i problemi con l’eroina avuti da Claver e “Paolo e Francesca”, impreziosita dal ritornello di Giuliano Palma, risulta una canzone d’amore riuscitissima.

Fra gli altri temi trattati si possono trovare: il viaggio di Ulisse, il suicidio di Pier della Vigna, la storia della prostituta Taide e gli incontri con Minosse, Lucifero e con i Malebranche

Per quanto la qualità dell’album sia altissima, è doveroso far notare come esso sia rivolto ad un pubblico di nicchia, decisamente meno ampio rispetto a quello a cui si rivolgerà Tedua con il suo prossimo progetto.

Il rapper genovese dovrà dunque trovare una formula per attingere dalla fonte dantesca senza appesantire troppo la sua musica e, in questo senso, “Don’t Panic” è un esperimento assolutamente riuscito.

L’Inferno di Tedua

Don’t Panic” è il primo passo del punto d’incontro fra l’opera dantesca e la musica mainstream. Tedua continua a raccontare le sue storie, positive o negative che siano, arricchendole con il lessico molto ricercato e prendendo a piene mani dalle gesta dei personaggi della Commedia.

La parola corretta da utilizzare è: “Evoluzione”, come sottolineato anche dagli Arcade Boyz nella loro reaction.

L’inferno di Tedua non è un mondo metafisico nel quale si trovano peccatori di vario genere, bensì la vita di tutti i giorni che si trovano a vivere i ragazzi di strada e che si trova a vivere lui stesso.

“L’Inferno è la Vita Vera”

Il rapper non rinuncia a mettere in mostra la sua tecnica e, fra uno scambio di marijuana con Virgilio e l’altro, in “Inferno” e “Badman” riempie le sue barre di citazioni, ma è in “Corvi” e in “Gironi” che riesce a dare il meglio di sé.

In quest’ultima traccia, Tedua si toglie la soddisfazione di lanciare frecciatine a colleghi molto giovani, che dopo qualche canzone di successo pensano di essere già arrivati nell’olimpo della musica.

“Certi pivelli che spaccano, ma dopo sbagliano il modo di porsi”

#ItalDrill: Tedua sa come distinguersi

Si dice spesso che in un mercato saturo di musica molto simile l’unico modo per riuscire ad emergere sia quello di distinguersi e Tedua è sempre riuscito a farlo fin dai primi progetti, quando alcuni lo criticavano poiché, secondo loro, “non andava a tempo”. 

Nell’ultimo anno, la parola “drill” è finita sulla bocca di tutti i fan dell’Hip-hop, la maggiormente dei quali la utilizzava e la utilizza tutt’ora ignorandone il significato, ed è cominciata la gara a chi reclamasse per il primo il titolo di “King della Drill”.

Già da molti anni però Tedua, insieme ad altri rapper liguri, aveva fondato la crew Drilliguria, un interessante gioco di parola fra la regione e il sottogenere del rap nato a Chicago. La componente “drill” del gruppo sembrava fermarsi al nome, anche perché questo stile non ha delle caratteristiche musicali molto marcate rispetto alle più nota Trap, anzi, è quasi una sua sorellastra.

In Italia, sono molto gli estimatori della Drill, soprattutto nelle sue varianti inglesi e di Brooklyn, il cui massimo rappresentante è stato Pop Smoke

La maggior parte dei brani Drill uscite nel bel paese però, a conti fatti, non erano altro che delle versioni tradotte delle canzoni straniere, eseguite senza un particolare sforzo creativo e senza una vera e propria identità. 

“Non era Drill italiana, ma Drill fatta in italiano”

Tedua con “Don’t Panic” ci ha tenuto a mettere le cose in chiaro fin dal titolo del video su YouTube, dove possiamo notare l’#ItalDrill. Con i suoi flow, le sue melodie e il suo linguaggio, il rapper è riuscito a incidere la sua impronta, rendendo riconoscibili e uniche le sue canzoni.

Inoltre, dal punto di vista musicale, il rapper e i suoi collaboratori non si sono di certo limitati a “prendere spunto” dall’estero.

Tedua e il Lo-fi

Uno dei brani più apprezzati dell’ultimo progetto è stato “Lo-fi Drill”, prodotto da SHUNE, terzo capitolo della saga cominciata e proseguita con "Vita Vera".

Il “Lo-fi” è un genere musicale molto particolare che ha posto negli anni le basi per lo sviluppo della Chillwave e di un certo tipo di musica Indie.

Tedua appoggia le sue parole su un tappeto tranquillo, cupo, ma non pesante, quasi rilassante, al quale va unito un campione vocale estratto dalla sigla inglese dell’anime “Tokyo Goul”. 

“E così parli di strada proprio adesso che ti ho visto,
fare quella marchettata per avere nel tuo disco,
gente che non sa niente, prende e spende i soldi a caso
e ti compri una collana, come se fossi obbligato”

Tedua e il romanticismo

Non sarebbe un progetto di Tedua se non si parlasse d’amore, d’altronde “Te dua” in albanese significa “Ti amo”.

Dei suoi progetti, sempre pregni d’amore, Don’t Panic” è il meno romantico, anche a causa del poco minutaggio a disposizione, ma c’è una citazione tratta da “Paris” che spiega alla perfezione il pensiero del rapper:

“Ma cerco solo Beatrice, non bitch arriviste attorno”

Tedua: Aspettando la Divina Commedia

Don’t Panic” ha convinto tutti, ma questo potrebbe essere un’arma a doppio taglio perché ora le aspettative per la “Divina Commedia” sono altissime e difficilmente il pubblico gli potrebbe perdonare un fallimento dopo così tanti proclami.

Questo però Tedua lo sa benissimo e il suo destino dipenderà solo da lui: finirà in un girone infernale o fra i cieli del paradiso?