Tiffany & Co., meglio conosciuta come Tiffany's, è un'azienda americana costituita nel 1837 a New York: la società vede nella vendita di gioielli il suo business principale e può contare su una foltissima rete di di punti vendita sparsi per tutto il mondo.

Louis Vuitton: riconosciuto per 6 anni di seguito come il marchio di lusso più pregiato al mondo: è di proprietà della multinazionale francese Moët Hennessy Louis Vuitton SA (LVMH) e ne è il marchio principe.

Il marchio è stato stimato per ventisei miliardi di dollari: fattura dieci miliardi grazie a 460 esercizi operanti in cinquanta paesi.

Louis Vuitton e Tiffany & Co.: la sfida è iniziata

Fuoco e scintillio: una fiamma di colori cangianti che penetra la pietra e viene divisa in un balenio di fulgore, catturato e sprigionato in una portentosa giostra di luci. 

Nato con la Terra, cristallizzatosi nelle antiche ere fra le profondità insondabili della pianeta, portato in superficie dalla forza immane del vulcano: nulla può competergli per splendore, luminosità e resistenza

Eppure un tale prodigio deve la sua unicità alla semplicità: carbonio puro, null'altro, la cui origine è ancora oggi avvolta nel mistero, tanto che nemmeno gli uomini di scienza ne comprendono l'enigma. 

Louis Vuitton e Tiffany & Co.: protagonisti assoluti

I più celebri orafi del pianeta riescono a creare vere e proprie opere d'arte, coniugando la maestria del taglio a un design unico e affascinante; le loro creazioni vengono vendute a cifre da capogiro e talvolta accade che queste percorrano la storia passando tra le mani di dinastie reali e grandi famiglie industriali, trasformandosi nel tempo in oggetti di altissimo antiquariato.

Le rarissime pietre portate alla luce e lavorate con formidabile abilità, vengono incastonate su collane, orologi, bracciali, spille e ovviamente in preziosissimi anelli e non è infrequente vedere queste meraviglie indossate da personaggi famosi, principi e star hollywoodiane. 

In alcuni casi questi oggetti sono talmente preziosi da essere tenuti nascosti per preservarne la magnificenza. 

Fin dal 1873 Tiffany & Co. si occupa di commercializzare questo tipo di monili, ergendosi a uno fra i maggiori protagonisti del settore; di recente però anche l'azienda francese Louis Vuitton si è lanciata nel ramo, gettando il guanto della sfida al colosso statunitense. 

Louis Vuitton sta lavorando a qualcosa di molto raro e non lo tiene nascosto, ma al contrario lo annuncia al mondo, facendo sapere di aver iniziato una collaborazione con Lucara Diamond Corporation e Hb Company di Anversa per realizzare un gioiello destinato a fare scalpore: già perché la maison francese è riuscita ad acquistare il secondo diamante grezzo più grande al mondo e ora se ne vedranno delle belle. 

Nella lingua sudafricana del popolo setswano si chiama Sewelô, nella nostra lingua si traduce "scoperta rara"; parliamo di una pietra ultra rara per dimensioni e lucentezza, 1.758 carati, dalle dimensioni di una pallina da tennis, misura 83 mm x 62 mm x 46 mm e pesa 352 grammi: una gran bella pallina da tennis. 

Louis Vuitton: il ritrovamento di Swelo

La cornice è quella del Botswana, stato indipendente sudafricano conosciuto per ospitare uno dei più fruttiferi giacimenti dimantiferi del globo: l'anno è il 2019, data divenuta storica, quando nella miniera di Karowe (che appartiene alla Lucara Diamond Corpation), all'avanguardia nella tecnica nell'individuazione ed estrazione di diamanti, grazie al circuito proprietario "high-tech XRT", viene alla luce una pietra strabiliante.

Attraverso un procedimento innovativo per il recupero delle pietre preziose che impedisce la fratturazione della roccia contenente la pietra, le macchine hanno rinvenuto Sewelô

Per dimensioni Sewelô è secondo solo al Cullian, che vanta la bellezza di 3.106 carati ed è stato estratto in Sudafrica più di cento anni fa: il Cullinan è stato tagliato in più parti incastonate in diversi gioiello che attualmente sono posseduti dalla British Crown Jewels e fanno parte della collezione reale. 

Inizialmente, sulla base delle primissime analisi, Sewelô risultò appartenere a quelle pietre catalogate e riconosciute come "gemme di qualità", con "prevalenza di gemma bianca di alta qualità": sono stati necessari molti mesi di attesa per conoscerne, attraverso indagini specifiche, la sua composizione e il suo potenziale. 

Questa gemma non deve la sua fama esclusivamente alle sue generosissime dimensioni, ma anche alle sue caratteristiche di forma, colore, formazione e composizione: il cristallo ancora non lavorato è avvolto da un rivestimento ultra sottile di carbonio scuro, mentre al suo interno vengono custoditi i misteri risalenti a due miliardi di anni fa

La pietra è talmente misteriosa che tutta la portata di variazione cromatiche, la sua chiarezza e la resa della gemma sono tuttora enigmatici. 

Sewelô Louis Vuitton: Tiffany & Co. risponde alla sfida

Tiffany riapre nel 2022 il negozio più famoso della Grande Mela, che subirà una significativa ristrutturazione e per l'occasione presenterà al mondo la sua ultima creazione, una collana di diamanti che reinterpreterà quella mostrata dalla maison americana durante l'Esposizione Universale del 1939; quest'ultima risale a quando Tiffany & Co. ha aperto il suo primo flagship tra la 57a Strada e Fifth Avenue. 

La celebrazione di quello storico momento per Tiffany & Co. rifletterà degnamente la fama di gioielliere di lusso di New York. 

Per creare questa collana verrà utilizzato un diamante ovale (la pietra più grande mai proposta da Tiffany e seconda solamente al Tiffany Diamond) costituito da oltre ottanta carati con grado di purezza IF e colore D, che può essere considerato il simbolo dell’approccio di Tiffany alla tracciabilità dei diamanti (una politica abbracciata per prima dall'azienda): anche in questo caso il diamante proviene dal Botswana e sarà montato dagli artigiani di Tiffany a New York. 

Quindi Tiffany non assiste impassibile alle mosse di Louis Vuitton e anzi fa sapere che creerà il monile più costoso mai realizzato: staremo a vedere se manterrà le promesse. 

Il diamante: la pietra più preziosa al mondo

Che cos'è che rende questa pietra così straordinaria? La luce, la maniera in cui viene riflessa dal diamante

Il diamante senza luce è solo un pezzo di carbonio senza valore: togli la luce alla pietra e otterrai un sasso indistruttibile, ma tratto dalla terra e portato in superficie, questo sasso catturerà la luce bianca restituendola all'occhio nei colori dell'arcobaleno in modo unico: sarà sufficiente il lumicino di una candela per assistere a un grandioso effetto di iridiscente caleidoscopia. 

In molti si chiedono per quale motivo queste pietre rare siano così costose; il loro valore è determinato da una serie di fattori, primo fra tutti la difficoltà necessaria alla sua estrazione: difatti in pochi sanno che per estrarre un quinto di grammo, equivalente al famoso "carato" si devono rimuovere mediamente trentuno tonnellate di terra.

Professionisti decisamente qualificati (e pagati fior di quattrini) sovraintendono alle complesse operazioni estrattive e successivamente altrettante figure specializzate tagliano e lucidano quanto estratto dalla terra. 

Inoltre solo il venti per cento di tutti i diamanti al mondo viene impiegato nelle gioiellerie, in quanto la maggior parte di queste pietre preziose non sono dotate di quelle specifiche qualità che le rende idonee alla vendita: il rimanente ottanta per cento viene comunemente usato per fini industriali. 

Torniamo all'estrazione; essa avviene in due modi, a seconda che i giacimenti si configurino come miniere sotterranee oppure siano depositi alluvionali: nel primo caso le pietre si estraggono direttamente dai camini diamantiferi di vulcani preistorici, la cui composizione è di kimberlite, detta anche "roccia blu"

Tempo fa i minatori estraevano questo composto disseppellendolo da buchi effettuati nel terreno; successivamente queste miniere si svuotarono del loro prezioso contenuto e si dovette ricorrere allo scavo di condotti sotterranei per raggiungere le aree poste più in profondità e ancora ricche di materiale. 

Una volta in superficie la roccia blu incorre in un complicato processo di frantumazione e lavaggio, terminato il quale quello che resta è un concentrato residuale che contiene i diamanti veri e propri; un separatore ai raggi X pensa al resto. 

Il dimante: tecniche estrattive

Milioni di anni orsono, parte dei diamanti presenti nelle profondità vulcaniche venne scagliata fuori dai camini e condotta dai fiumi per lunghe distanze, fino ad arrivare sulle spiagge degli oceani; qui nelle miniere alluvionali si procede all'estrazione, direttamente dai letti dei fiumi o dalle spiagge stesse. 

Ma anche in questo caso il processo estrattivo non è affatto semplice; i cercatori di diamanti costruiscono un muro con lo scopo di bloccare le onde oceaniche e successivamente eliminano venticinque metri di sabbia per riuscire ad accedere allo strato roccioso sottostante.

A questo punto gli anfratti vengono ripuliti con appostiti strumenti che separano le pietre da solchi e pozze d'acqua: si procede poi alla separazione dalla roccia contenitiva e si spediscono all'l'Organizzazione Centrale di Vendita della De Beers a Londra (CSO).  

Arrivate a destinazione le pietre vengono classificate in una tra le cinquemila categorie, seguendo criteri di grandezza, qualità, colore e forma; seppur ancora in questa fase siano allo stato grezzo, professionisti del settore riescono a determinare quali fra le molte pietre siano le più pure.

Infine, ultimata la classificazione, i maggiori e più importanti tagliatori e commercianti di diamanti al mondo, nonché i centri di taglio certificati, acquistano il prodotto direttamente dalla CSO.