Digital Marketing: cos'è il neuromarketing? Ecco 6 esempi!

C’è una metrica fondamentale che un professionista non può misurare con le analitiche convenzionali: l’emozione. Tuttavia, le risposte del cervello agli stimoli di ricerca risultano molto più efficaci rispetto a quelle derivanti un classico questionario o altri strumenti di ricerca di mercato. Vediamo quindi come implementare il neuromarketing nell atua strategia!

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Che si tratti di visualizzazioni, condivisioni o ritorno sull’investimento, un buon marketer ha sempre tutto sotto controllo. Tuttavia, c’è una metrica fondamentale che un professionista non può misurare con le analitiche convenzionali: l’emozione. 

Il campo del neuromarketing, anche conosciuto come la neuroscienza del consumatorie, studia il cervello per prevedere e influenzare i comportamenti di un consumatore, nonché il processo che interviene nel prendere una decisione sull’acquisto. 

In temini semplici, il neuromarketing applica, appunto, la neuroscienza al marketing. Le tecnologia di imaging cerebrale, scansione o misurazione dell'attività cerebrale vengono utilizzate per misurare la risposta di un soggetto a prodotti, imballaggi, pubblicità e altre aree di marketing specifiche. 

Tuttavia, le risposte del cervello agli stimoli di ricerca risultano molto più efficaci rispetto a quelle derivanti un classico questionario o altri strumenti di ricerca di mercato. Vediamo quindi come implementare il neuromarketing nella tua strategia! 

Cos’è il neuromarketing nel digital marketing?

Prima di approfondire i termini e gli aspetti più tecnici del neuromarketing, vediamo una definizione generale di questa particolare strategia. La tecnologia del neuromarketing aiuta i professionisti a compiere scelte strategiche più intelligenti per le loro attività di marketing. 

Potresti aver già sentito tantissime volte il detto “lavora meglio, non di più”. Ecco, il neuromarketing è un’ottima applicazione di questo suggerimento. Le ricerche di marketing tradizionali sono limitate in termini di comprensione dei comportamenti del consumatore. 

Ecco perché le tecniche avanzate come quelle di neuromarketing vengono utilizzate per trovare le risposte in merito alle reazioni dei consumatori rispetto a determinate strategie e contenuti, dal design ai colori fino al confezionamento, al layout di un’e-mail o qualsiasi altro elemento pubblicitario. 

Messaggi subliminali nel digital marketing

La manipolazione neurale potrebbe apparire un po’ distopica, ma ti farà piacere sapere che tu stesso, come consumatore, vieni già influenzato a compiere determinate scelte tramite strategie di marketing ben congegnate. In che modo?

Attraverso la segmentazione del pubblico, ad esempio, andando a raggruppare fasce di popolazione i cui i comportamenti vengono influenzati maggiormente da determinate strategie. Oppure, sfruttare le ore in cui le persone sonnecchiano sul divano tramite gli spazi pubblicitari dei film in seconda serata. 

In generale, i vantaggi del neuromarketing derivano proprio dalla subliminalità dei suoi messaggi: un cliente non reagisce in maniera cosciente agli stimoli di queste campagne pubblicitarie, che vanno invece a mirare all’inconscio del consumatore. Potrebbe sembrare fantascienza, ma pensa a come le cose vengono disposte in un supermercato e a come ti ritrovi sempre ad acquistare più cose di quelle che dovevi! 

Sfortunatamente, ad oggi le strategie convenzionali di ricerca sul neuromarketing sono estremamente costose, sia dal punto di vista monetario che di tempo. Le ricerche effettuate su campioni più ridotti non sono efficaci, e rischiano di risultare in uno spreco di risorse. 

Un esperimento vero e proprio va condotto in un laboratorio, e non uno qualsiasi: dev’essere una struttura capace di riprodurre situazioni di vita reale, e comunque non è possibile neanche in questo caso ottenere risultati certi se non dopo un bel po’ di sperimentazioni.

Come fare quindi? Fortunatamente, professionisti del marketing assunti dalle grandi multinazionali hanno già fatto il lavoro sporco per te, e non ti resta che applicare le loro scoperte nelle tue strategie per avere successo! Vediamo come! 

Principi del neuromarketing nel digital marketing

Il campo del neuromarketing risulta ancora estremamente complicato per molte persone, nonostante le sue applicazioni vadano a rendere notevolmente più facile la vita dei professionisti del marketing. Di solito, questi ultimi si limitano a chiedere risposte dirette ai clienti, tramite questionari e focus group. 

Tuttavia, oggi è possibile sfruttare il lavoro già condotto da altri ed applicare semplicemente i principi derivanti dalle loro scoperte. Eccone 4. 

1. Scarsità

È innegabile che – quando un prodotto risulta introvabile – le persone lo vogliano di più. La ragione è il cosiddetto FOMO, fear of missing out, ovvero quel sentimento che proviamo quando abbiamo paura di perderci qualcosa. La paura di perdere qualcosa è sempre più forte del desiderio di guadagnarla. 

Un buon marketing utilizza il concetto della scarsità per generare più domanda per i propri prodotti. Ad esempio, i grandi marchi come Supreme o Yeezy hanno popolarizzato il concetto di “drop”, che è quando vengono prodotti meno items rispetto a quelli richiesti. Il risultato? Sold out immediato. 

2. La psicologia dell’abitudine

La logica che sta dietro alla creazione di un’abitudine è molto semplice: si basa sulla ripetizione. Mettiamo il caso che la tua azienda voglia diventare più prominente su un canale. Se pubblichi tutti i martedì e i giovedì, le persone aspetteranno con ansia il tuo prossimo post. 

Il che si applica anche su tantissimi altri strumenti, ed ecco perché gli abbonamenti basati sulla gamificazione registrano più iscritti rispetto a quelli che non utilizzano questa strategia. Giocare – che si tratti di un concorso a premi o un mini game – diventa anch’essa un abitudine.

3. Comprendere le emozioni dietro a una strategia di marketing 

L’obiettivo principale del neuromarketing è quello di comprendere le emozioni del consumatore utilizzando diverse tecniche, ottenendo spunti su come un cliente reagisce a eventuali stimoli. Puoi utilizzare anche tu questa strategia in maniera un po’ più rudimentale. Come? 

Analizzando le metriche di interazione, likes e condivisioni dei tuoi utenti, e cercando di capire se reagiscono meglio a un post rispetto a un altro. Oppure, osservando le reazioni dei tuoi clienti a una nuova strategia! 

4. Social Proof

L’essere umano è un animale sociale, e come tale, si fa molto influenzare dai comportamenti degli altri. Una persona è più portata a fare qualcosa se vede qualcun altro farlo. Nel linguaggio del neuromarketing, questo comportamento è definito social proof, tradotto in prova sociale. 

Se più persone – o un personaggio influente acquista un dato prodotto o servizio, le persone saranno più portate a farlo di rimando, andando di fatto a incrementare la domanda. Ecco perché l’influencer marketing funziona così bene! 

6 esempi di neuromarketing nel digital marketing

Esistono alcuni concetti base del neuromarketing, molto semplici da seguire, che chiunque può utilizzare per guadagnare più conversioni. Eccone alcuni! 

1. Psicologia del colore

La psicologia del colore definisce che – per attrarre l’attenzione di un utente – è necessario appunto usare il colore giusto. Ad esempio, l’errore più comune commesso dalle aziende è di scegliere il colore rosa o il viola per far pubblicità ai prodotti da uomo. 

Non si tratta di sessismo – o meglio, in parte sì, ma non intenzionalmente. Il rosa e il viola sono colori che – da retaggio culturale – vengono associati alla femminilità e alla sensualità. Sebbene la lotta alle gender norms sia più che giusta, bisogna anche tenere in considerazione il subconscio del consumatore! 

2. Psicologia dei suoni

La creazione del tuo marchio non dovrebbe mai fermarsi alla componente visuale. La psicologia del suono è un potente mezzo che assicura alla tua azienda di rimanere ben impressa nel subconscio del cliente. Un jingle orecchiabile o un effetto sonoro immediatamente riconducibile al tuo brand è la tua arma migliore. 

Se noti, ogni compagnia di successo ha un jingle o un effetto sonoro, come ad esempio Unieuro con il suo “Batte. Forte. Sempre” oppure il jingle di McDonalds che chiunque potrebbe canticchiare a memoria. 

La chiave per sfruttare al meglio il cosiddetto audio branding è di creare una sonorità breve e memorabile. Questa – insieme ad altri elementi di marketing – andrà a creare un’immagine consistente nella mente del cliente, contribuendo alla visibilità di un brand. 

3. Lavorare sui 5 sensi

Alle volte un prodotto – o il suo confezionamento – potrebbe risultare diverso al tatto rispetto a quanto decifrato dalla vista. L’utilizzo del branding sensoriale fa appello ai cinque sensi: vista, odore, suono, gusto e tatto. Prendiamo ad esempio il marketing che sfrutta l’olfatto. 

Il marketing “odoroso” parte dalla diffusione di un’essenza consistente in ogni negozio di una catena fino alla creazione di un profumo specifico per il brand. Ad esempio, hai mai notato l’inconfondibile profumo di un negozio di Alcott? 

4. Prezzaggio 

Il prezzo determina incassi e guadagni di un’azienda. Le ricerche di neuromarketing hanno provato che le strategie di prezzaggio intelligente possono fare la differenza. Ad esempio, la pratica secondo la quale un prezzo non deve mai essere a cifra tonda. 

La cifra tonda è molto facile da decifrare, mentre un numero con la virgola richiede più sforzo mentale. Il che porta il cliente ad acquistare senza fare bene i conti e di pancia. Ecco perché, dai supermercati ai negozi di arredamento, non troveremo mai un prodotto che costa esattamente 30€, ma 29.99€! 

5. Il font sbagliato determina il fallimento o il successo della tua campagna

Scegliere il font giusto è un’altra strategia di neuromarketing. Diversi font servono uno scopo differente. Un Sans-Serif semplice ha un impatto immediato sul cervello del consumatore, mentre un font più complesso richiederà uno sforzo di comprensione maggiore. 

Utilizza un font semplice quando il tuo messaggio dev’essere più diretto possibile, come ad esempio una call to action o istruzioni generiche. Per le informazioni importanti, potresti combinarvi un font più complesso, così da attrarre in maniera più consistente l’attenzione del cliente. 

6. Confezionamento efficace

Il neuromarketing applicato al confezionamento può migliorare la user experience, e portare molti più vantaggi oltre alla semplice estetica. Le compagnie come Campbell, Lavazza o addirittura Wiskass utilizzano questa particolare tecnica di neuromarketing per creare le proprie confezioni. 

Ma per trovare la formula giusta, sono serviti anni di studio: ad esempio, una confezione fatta bene presenta elementi visuali e tattili particolari, ma deve comunque essere semplice e diretta agli occhi di un consumatore, che ne vede centinaia di tipi diversi al supermercato!