Il termine dropshipping fa riferimento ad un fenomeno ad oggi poco noto. Tuttavia, esso identifica una delle forme di attività commerciale più redditizie a tua disposizione. E’ dunque un’attività commerciale online o meglio un metodo di commercializzazione. 

E’ un sistema di vendita che si caratterizza per il fatto che la merce viene spedita dal fornitore al cliente. Quindi, il rivenditore svolge un ruolo di intermediazione, ma non ha la disponibilità fisica del bene.

Ciò ovviamente comporta un notevole vantaggio dal punto di vista dei costi di gestione, che sono sensibilmente ridotti se non eliminati del tutto.

E’ un sistema che è nato in America, oltre dieci anni fa, e che si è diffuso soprattutto grazie ai siti di aste online, tra i più noti eBay. Tali siti hanno consentito a migliaia di venditori di mettere a disposizione dei beni e merci quotidianamente. I prodotti sono a disposizione dei c.d. dropshipper, cioè i negozi virtuali.

Ti starai allora chiedendo come guadagnano suddetti negozi. Invero, il loro profitto si ottiene guadagnando sulla differenza di prezzo tra il costo del dropshipper e il prezzo effettivo di vendita online. 

COme per qualsiasi altra attività commerciale, anche per svolgere il dropshipping, è necessario aprire una partita IVA. Tuttavia, talvolta potrebbe non esser necessario, potendo esser svolta comunque l’attività commerciale, rimettendo le questioni fiscali al fornitore che si svolge diverse attività per conto del venditore.

Vediamo dunque cosa c’è da sapere!

Il drop shipping è una forma di vendita online.

I dropshipping è dunque uno strumento per realizzare una vendita online. Esso permette, in primo luogo, al venditore di  procedere ad alienare dei beni che non sono nella disponibilità. 

I prodotti che procederai a rivendere non sono fisicamente presenti nel tuo magazzino. Quindi, la principale caratteristica è proprio questa. Cioè consentire una sensibile riduzione dei costi ci gestione dell’attività commerciale. 

Vogliamo però procedere ad offriti un’esempio pratico. In sostanza, il venditore “A” si decide di ricorrere direttamente al produttore “B”, dunque, il produttore conserva e detiene i prodotti fino alla successiva vendita e il conseguente trasferimento.

In altre ipotesi, invece, può accadere che il venditore “A” possa provvedere alle vendite per conto di un fornitore “C”, che ha un proprio centro di stoccaggio.

In questo caso, nel dropshipping, il venditore “A” svolge una funzione di promotore. Dunque, provvede a pubblicizzare e promuovere la merce in vendita, concludendo in prima persona le transazioni. Quando viene effettuato l’ordine di vendita, il venditore “A” lo lo gira al produttore “B” (o al fornitore “C”). Quest’ultimo ha l’onere di procedere alla spedizione, e alle relative obbligazioni che ne conseguono, occupandosi, quindi, dell’imballaggio, etc.

E’ piuttosto frequente che i venditori si creano dei propri siti, non è più particolarmente frequente che ricorrano a siti d’asta come un tempo. Sui siti web svolgono l’attività di pubblicità dei prodotti e commercializzarli. Quindi, in primo luogo si deve aprire un e-commerce.

Laddove però tu non voglia aprire un sito nuovo e che avrà difficoltà ad avere risonanza sul web, puoi anche semplicemente aprire delle pagine Facebook o Instagram. 

Ovviamente, è necessario anche stipulare un contratto di dropshipping con il produttore fornitore. Questo contratto consente di avere la disponibilità della merce, che poi si provvederà a rivendere. 

Quali sono i vantaggi del dropshipping?

Già da una semplice descrizione dell’attività in questione ti risulterà abbastanza chiaro che dropshipping comporta molti vantaggi, ciò, ovviamente, non esclude che le vendite online non comporti dei rischi. 

In primo luogo, tra i vantaggi, sicuramente annoveriamo la riduzione dei costi. Infatti, gli e-commerce cosentino di escludere spese quali affitto o utenze, che sono i maggiori costi che devono essere sostenuti da un negoziante. 

Altrettanto escluso è l’onere dell’affitto del magazzino per le merci, perché, come abbiamo più volte detto, è possibile che le merci siano detenute del produttore stesso. 

Il capitale di investimento iniziale, inevitabilmente è piuttosto esiguo, in quanto, per l’appunto, i costi da sostenere sono quali pari a zero.

Quali svantaggi del dropshipping?

Come dicevamo, però vi sono anche dei rischi da non sottovalutare. In particolare, possiamo brevemente individuarne alcuni-

In primo luogo, la basse percentuale di guadagno, è uno svantaggio da non sottovalutare. I prodotti venduti mediante lo strumento del dropship, dovrebbe avere un margine che non sia inferire al 25-30%, ove si riducesse la soglia il rischio di remissione nel medio e lungo periodo potrebbe aumentare. 

Nel settore informatico, ad esempio, sui computer il margine è intorno al 15%.

Altro rischio da affrontare attiene all’esaurimento dei prodotti. Infatti, se la merce non è disponibile per il fornitore, altrettanto non lo sarà per il venditore che non potrà in alcun modo reperirla altrimenti. Quindi ti consigliamo di accertarti sempre che i prodotti siano disponibili. Il dropshipper, dal suo canto, è tenuto ad assicurare la comunicazione dello stato delle scorte e notificare in tempo reale i prodotti esauriti. 

Inoltre, vi sono rischi relativi alla reputazione online del venditore. Infatti, il dropshipper può causare ritardi sia nella spedizione. In queste ipotesi, il venditore deve assicurare che siano rispettati i parametri sul prodotto, imballaggio, spedizione, ecc. 

Infine, devi tenere in considerazione l’elevata concorrenza sui siti di vendite online. Ciò comporta un’inevitabile riduzione dei prezzi, in quanto si risente della concorrenza che impone il ribasso dei costi. 

E’ possibile fare dropshipping senza partita IVA?

Dal punto vista vistale, poi, possiamo porci alcuni quesiti circa gli onere da adempiere. Il primo e il più importante è sull’onere di aprire una partita IVA. 

In realtà, non è semplice dare una risposta univoca. Il dovere di aprire una partita Iva si pone, invero, in capo a chiunque svolga un’attività a carattere commerciale ed economica. Dunque, laddove l’organizzazione sia stabile, necessariamente deve essere aperta una partita IVA. Quindi anche se l’attività di dropshipping sia svolta professionalmente, anche in questo caso dovrà essere richiesta l’apertura della partita IVA.

Tale istanza deve essere indirizzata all’Agenzia delle Entrate.  Quindi, anche per fare dropshipping ci vuole la partita IVA

Ovviamente per aprirla dovrai indicare un codice Ateco. E, invero, forse proprio questa è la problematica maggiore sul punto, perché deve essere individuato il codice, dunque, la qualificazione giuridica della presente attività lavorativa, al fine di individuare anche il codice opportuno.

Anche se questa attività, nelle forme che ha assunto, è di recente introduzione nel nostro ordinamento. Tuttavia, la figura della vendita online, di cui il dropshipping è una sottocategoria, è disciplinata da lungo tempo. Già a partire dal 1998 il legislatore ha previsto la figura del dropshipping, in conseguenza della rilevanza mediatica e commerciale assunta da aziende come Amazon.

Dunque, possiamo in tal modo individuar il codice Ateco da dichiarare in sede di apertura della Partita Iva, che va dichiarato all’Agenzia delle entrate. 

Ad oggi, il codice Ateco è 47.91.1. Tale dato dovrà essere comunicato all’Agenzia delle Entrate. Per tale operazione potrai anche avvalerti di uno professionista: studio di un commercialista, un CAF.

Ovviamente, potrai provvedere anche in totale autonomia, mediante la comunicazione telematica c.d. “ComUnica”.

Quali altri passaggi per aprire la Partita IVA?

Anche per l’attività di dropshipping, dovrai, dunque, aprire una partita IVA. Infatti, alla stregua di ogni altra attività lavorativa, sarà necessario provvedere a questa operazione. Infatti, dovrai procedere a scaricare il Modello approntato sul sito dell’Agenzia delle Entrate mediante il quale fare richiesta.

Prima di provvedere a comunicare il modello, vi sono però altri adempimenti a cui devi attendere. In primo luogo, devi iscriverti alla Camera del Commercio. Inoltre, sei tenuto anche all’iscrizione alla Gestione Commercianti INPS ed inviare la SCIA al Comune. Tali operazioni comportano il pagamento di una serie di imposte, per una somma che non dovrebbe superare i 320 Euro.

Ma è davvero necessario aprire la partita IVA?

Abbiamo visto che ad oggi è obbligatorio procedere all’attività di dropshipping, mediante partita IVA. Tuttavia, trattandosi di un’attività che rasente, talvolta, l’area del lavoro occasionale, potrebbe non essere necessario procedere ad aprire una partita IVA. 

Ma come fare?

Innanzitutto, non tutti i circuiti di dropshipping offrono tale opportunità. Tra le comunità che consentono di fare dropshipping senza partita IVA, vi è sicuramente E-Gaia, che si occupa di prodotti naturali e biologici. 

Questa azienda, come altre, provvede automaticamente all’emersione di fattura. Quindi anche se il cliente acquista mediante negozi virtuali, la fatturazione è in capo all’azienda.

In particolare, E-Gaia commercializza prodotti molti convenienti e di buona qualità, quindi è sicuramente una tipologia di business consigliato, oltre al fatto che consente di svolgere l’attività senza partita IVA.

E-Gaia ti consente anche di selezionare i prodotti che si vuole rivendere, anche esporli nei proprio scaffali virtuali. 

L’azienda, inoltre, si occupa di ogni attività di gestione e le procedure logistiche. Inoltre, anche la gestione dei fornitori è rimessa all’azienda, passando anche per la gestione del magazzino.

Per quanto riguarda invece la spedizione, gli ordini verranno spediti mediante corriere espresso. 

La principale attività che resta in capo al venditore è quello di pubblicizzare i prodotti. Ricorda che uno dei momenti principali dell’attività di Dropshipping è la pubblicità, in specie sui social network è fondamentale essere attivi per attirare clientela. 

In tal modo potrà provvedere ad ampliare la potenziale clientela.