Quando parliamo di ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO), sicuramente uno dei temi scottanti è relativo alla keyword density, ovvero la densità della parola chiave nel nostro testo.

Alcuni plugin, in effetti, potrebbero averci indotto a pensare che inserire una parola chiave una determinata quantità di volte potrebbe aiutare a migliorare il posizionamento del proprio contenuto nella SERP. Sarà davvero così?

In questo articolo analizziamo che cosa si intende per keyword density, come calcolarla (se si può) e come mai oggigiorno sia importante (o non lo sia).

Keyword density: cosa si intende e come funziona il concetto di densità della parola chiave

Come dice l'espressione stessa, la keyword density rappresenta il numero di volte che una determinata parola chiave, o una sua variazione, compare all'interno di una pagina web.

Potrebbe trattarsi di una parola chiave a corrispondenza esatta oppure semantica (ricordate di quando abbiamo parlato di SEO Semantica?). Ciò che infatti interessa al search engine è proprio l'intento di ricerca.

Si tratta di un concetto che è stato analizzato più e più volte nel corso del tempo.

Da un primo momento in cui si riteneva che i motori di ricerca volessero leggere il maggior numero di volte possibile la nostra keyword, fino ad oggi, quando questo concetto sembra quasi superato. Cosa che, però, in realtà non è, come vedremo poi.

Come si calcola la Keyword density? Ecco come farlo (anche usando dei tool)

Esiste una formula matematica che calcola la densità di una parola chiave (o sua variazione semantica).

KDI (abbreviazione per Keyword Density) è il frutto di una divisione. Ovvero il rapporto che sussiste tra TFI (la frequenza con cui la keyword compare) e WCI (ovvero il numero totale di parole della pagina). Tale risultato va poi moltiplicato per 100.

Quando si fa questo calcolo, però, non si prende come riferimento soltanto il numero delle parole chiave visibili all'utente. Si devono considerare anche quelle 'invisibili', come il testo alternativo (ALT text) inserito nel codice di un contenuto visivo o quanto inserito nei vari Meta Tag.

Esistono anche dei tool online che consentono di calcolare questo valore molto agilmente. Se ne trovano moltissimi, anche gratuiti, impostando una breve ricerca su Internet.

Perché è importante la densità delle parole chiave? Rivediamo il concetto dal punto di vista SEO

Ad un primo sguardo potrebbe sembrare che questo concetto sia fondamentale. E, in effetti, lo è davvero, anche se non nel modo che siamo soliti intendere.

Questo concetto è importante perché va ad impattare direttamente il ranking dei nostri contenuti, ovvero il loro posizionamento nella pagina dei risultati. E naturalmente sappiamo come il ranking influenzi la visibilità e dunque anche le visite.

D'altra parte, la semplice quantità di volte in cui una determinata parola chiave è presente all'interno di un contenuto non ne determina certamente la qualità.

Inoltre, come ben sappiamo, il motore di ricerca è in grado di capire il significato delle parole chiave anche in base al contesto in cui sono inserite. Questo è il motivo per cui quando facciamo una ricerca sulle ricette a base di pèsche non troviamo contenuti relativi alla pésca, ad esempio. Questo non deriva certamente dalla quantità di volte in cui questa parola chiave è inserita, ma semplicemente dal suo contesto.

E quando parliamo di contesto non intendiamo solo la pagina in questione, ma anche il sito stesso (e la sua autorità).

Insomma, ci sono tantissime variabili che favoriscono o penalizzano il nostro contenuto, non soltanto la KDI.

Grandi passi avanti sono stati fatti dall'algoritmo di Google nel corso del tempo. Ecco perché è importante non passare da Keyword Density a... Keyword Stuffing.

Guardiamo oltre la densità: intento di ricerca e keyword stuffing

Ormai è palese come i motori di ricerca stiano affinando sempre più i propri algoritmi.

Il loro obiettivo è quello di migliorare sempre di più l'esperienza dell'utente. Ecco perché se un sito web o una pagina di un sito web è costruita in modo tale da rendere difficile la user experience, quello stesso sito non verrà premiato dai motori di ricerca.

Uno dei motivi per cui la user experience può essere danneggiata è la sovraottimizzazione. Sembra un controsenso, effettivamente, ma è proprio così. Sovraottimizzare un contenuto, ad esempio inserendo una parola chiave per un maggior numero di volte rispetto a quanto sarebbe naturale fare, non premia un contenuto, anzi.

Questa pratica (malpractice, in verità) è chiamata keyword stuffing, ed era largamente in voga parecchi anni fa. Finalmente le cose stanno iniziando a cambiare e sempre più gestori di siti e creatori di contenuti si stanno rendendo conto dell'enorme problema rappresentato da questo comportamento non propriamente scorretto.

Oltretutto, fortunatamente Google ha implementato il suo algoritmo con Panda all'incirca 10 anni fa. Questo ha decisamente danneggiato tutti coloro che non creavano contenuti di qualità, dunque anche quelli che inserivano le parole chiave un numero indefinito di volte.

Ricordiamoci infatti che, al di là di tutte le tecniche applicabili per fare posizionare i nostri contenuti, ci sono due cose importanti: la user experience (rendere il testo naturale e scorrevole fa parte di questa categoria) e l'intento di ricerca (rispondere alla domanda posta dal nostro titolo e dalla nostra keyword).

Applicare questi due concetti aiuterà sicuramente il ranking e la visibilità dei nostri contenuti.