La grande fuga da Twitter, come funziona Mastodon: il social che sta rubando utenti a Musk

Un sacco di gente sta abbandonando Twitter a seguito delle dichiarazioni dell’eccentrico miliardario. E dove vanno tutti gli esodati di Twitter? Su Mastodon. Ecco di cosa si tratta.

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È passato ormai qualche giorno da quando abbiamo assistito all’entrata trionfale di Elon Musk al quartier generale di Twitter tenendo in mano un lavandino. Da lì, molte cose sono già cambiate: per prima, la flotta di dipendenti a seguito del licenziamento a tappeto di oltre 70 persone. 

E, secondo, ma non per importanza, il cosiddetto Elon Effect: un sacco di gente sta abbandonando il social network a seguito delle dichiarazioni dell’eccentrico miliardario, che ha stabilito un cambio di rotta per Twitter in termini di cosiddetta censura. 

E dove vanno tutti gli esodati di Twitter? Su Mastodon, un’app fin’oggi quasi sconosciuta – specialmente in Italia – che però oggi si prepara ad accogliere tutti coloro che non sono d’accordo con la svolta anarchica di Twitter. Vediamo di cosa si tratta. 

Cos’è Mastdodon e come funziona

Mastodon si presenta come un social network decentralizzato e open source.

E, almeno a dire del CEO Eugen Rochko, si è registrato un picco di iscrizioni proprio tra il 20 e il 27 ottobre di quest’anno – con oltre 18.000 nuovi account. Il che, ad oggi, porta il numero di iscritti a quasi 400.000. Insomma dati parlanti, che ci raccontano di una migrazione consistente in attesa delle nuove politiche che verranno adottate da Twitter.

Mastodon fa parte del “Fediverso”, ovvero una rete che comprende diverse piattaforme registrate tutte sullo stesso hosting. Il che significa nuclei indipendenti che però comunicano tra di loro.

Il social network si configura come una piattaforma open source e decentralizzata: i dati non vengono raccolti, il feed è omogeneo e segue gli interessi dell’utente senza l’intermezzo di suggerimenti o promozioni. 

L’obiettivo finale di Mastodon non è fare soldi, ma connettere il mondo digitale. Il che significa che Mastodon si compone di più comunità, ciascuna con le proprie regole di moderazione. 

Questa piattaforma esiste da quasi sei anni, ma se ne è cominciato a parlare di più proprio a seguito dell’acquisto di Twitter da parte di Elon Musk. Perché in molti vedono in Mastodon proprio una scappatoia all’anarchia di contenuti che verrà – a quanto sembra – presto instaurata su Twitter

Mastodon opera invece su server decentralizzati, ciascuno dei quali è libero di scegliere il proprio codice di condotta. Proprio come un social network nel social network. Ci saranno comunità più “libertine” e altre che imporranno un rigido codice di condotta, e ciascuno sarà libero di scegliere quella che più si allinea alle proprie esigenze. 

Perché le persone si stanno spostando da Twitter a Mastodon? 

Ha fatto scalpore negli scorsi giorni la notizia che riportava un episodio decisamente ironico in seguito all’acquisto di Twitter da parte di Elon Musk. Proprio lo stesso miliardario avrebbe infatti condiviso una palese fake news – dal sottotesto omofobo – in merito alla vicenda che ha coinvolto il marito di Nancy Pelosi in un’aggressione domestica. 

Ecco, per molti, questo episodio è indicativo del futuro clima previsto per Twitter: libertà totale di condivisione di contenuti, tra cui anche fake news, hate speech, pornografia, gore e chi più ne ha più ne metta. Il tutto, sotto lo scrutinio di pochi moderatori con le mani legate. 

Abbiamo liberato l’uccellino” – aveva dichiarato Musk dopo l’ingresso trionfale come nuovo proprietario di Twitter, parlando di una liberazione totale dei contenuti. 

Tuttavia, guardando ai fatti, per molti la situazione non appare così rosea e semplice: Twitter non sarà infatti più quotata in borsa e verrà trasformata in una società privata. Il che significa meno obblighi di trasparenza e meno controllo sull’andamento pragmatico del social network. 

Si prevede il ritorno di Donald Trump e di altri personaggi “bannati” dall’app per la diffusione di fake news e di linguaggi d’odio – almeno secondo le vecchie politiche di Twitter. Anche perché all’annuncio di una maggiore libertà di contenuto hanno gioito principalmente – secondo gli ultimi dati – suprematisti, razzisti, misogini, omofobi e tutta quella popolazione che fin’ora ha subito i ban da parte dei principali social network. 

Il che non risulta una semplice speculazione: secondo un’analisi del Network Contagion Research Institute” dal 29 ottobre sul social sono aumentati del 500% i casi di hate speech verso diverse minoranze e popolazioni.